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Nigeria: Obasanjo ammette torture e uccisioni da parte della polizia

L’ammissione da parte del presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, che le forze di polizia sono responsabili di gravi violazioni dei diritti umani, è la conferma ufficiale, per la prima volta dall’avvento della democrazia, di un malessere mai estirpato dalla vita del paese.
23 agosto 2005 - Matteo Figus
Fonte: www.allafrica.com Nigeria: Obasanjo affirms torture, killing by police, 22/08/2005
www.economist.com Reforming Nigeria’s police,18/08/2005
www.irinnews.org Nigeria: Government rejects charges of widespread torture by police, 28/07/2005; Obasanjo admits extra-judicial killings by police, pledges action. 19/08/2005
- 23 agosto 2005

Quando il presidente Olusegun Obasanjo vinse le elezioni presidenziali nel 1999, ponendo fine ad un periodo di dittature militari protrattesi dal 1966 al 1999, si sperava in un cambiamento totale. In realtà nonostante il passaggio, almeno istituzionale, alla democrazia, le forze di sicurezza, l’esercito e la polizia hanno mantenuto quel ruolo di agenti di repressione e talvolta anche di destabilizzazione che tutte le organizzazioni dei diritti umani africane e non hanno denunciato da sempre.
Improvvisamente, giovedì 17 agosto, il presidente ha ammesso che sono stati commessi gravi abusi da parte della polizia, come torture e uccisioni extragiudiziarie a danno di cittadini innocenti, di presunti sospetti e di detenuti. Il presidente Obasanjo ha affermato: “La Nigeria è firmataria di convenzioni internazionali sui diritti umani, e da quando questi diritti sono intrecciati con la nostra costituzione, noi siamo onorati di assicurare che nessun atto che possa avere implicazioni negative per libertà civili nel paese resterà impunito”. Nel discorso ha generato molta impressione la volontà di perseguire gli abusi e di avviare delle riforme: “Io desidero usare questa opportunità per ribadire che il governo è determinato a risolvere il problema alla radice. Il peso della legge sarà portato su tutti coloro che saranno responsabili di questo odioso crimine”.
L’ammissione del presidente rafforza così la posizione dell’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, che ha denunciato apertamente queste violazioni in un rapporto presentato a fine luglio, ma suona anche come un clamoroso cambio di linea del governo federale, che inizialmente rigettò le accuse di Human Rights Watch. Il 28 luglio, infatti, il governo federale, per voce di Frank Nweke, ministro dell’informazione, rigettò le accuse del rapporto: “Il governo può sostenere, senza paura di contraddizioni che la tortura non è praticata in maniera sistematica in Nigeria”. Dopo questa affermazione il ministro Nweke difendeva l’operato del governo, sostenendo che sono state già avviate delle riforme per il sistema giudiziario e di polizia, e invitando Human Rights Watch a prendere coscienza che attuare riforme, in un corpo come quello della polizia e in un paese che ha conosciuto anni di dittatura militare, richiede tempo e presenta numerose difficoltà.
In effetti, la posizione assunta da Nweke non è errata, nonostante la fine della dittatura militare, sia l’esercito che la polizia sono poco propensi a perdere quel ruolo di primo piano che hanno rivestito per anni sotto la guida di poteri forti come quello di Ibrahim Babangida e Sani Abacha. Questi poteri hanno consentito ai militari di agire impunemente, ad alcuni ufficiali di accumulare ricchezze enormi, e soprattutto di essere l’ago della bilancia della politica nigeriana. Con il ritorno al governo democratico, le forze dell’ordine spesso sono state coinvolte in azioni violente e anticostituzionali, specialmente nella repressione di movimenti per la difesa dei diritti umani, delle donne, e in regioni particolarmente importanti come quella del Niger Delta, dove esercito e polizia sono accusati di essere il braccio armato delle multinazionali del petrolio.
Peter Takiranbudde, direttore esecutivo della Divisione Africana di Human Rights Watch sostiene che: “ Il riconoscimento di Obasanjo di abusi sui diritti umani da parte della polizia è un importante passo avanti, anche se affrontare il problema della polizia richiede molto più di una semplice espressione insincera”.

Il rapporto del terrore

In che cosa consistono le accuse mosse da Human Rifghts Watch nel suo rapporto? Sono contenute in un documento di 76 pagine intitolato “Rest in Pieces: police torture and death in custody in Nigeria”, che sostiene che nel paese è diffusa la pratica della tortura, dell’uccisione di detenuti o di innocenti civili da parte della polizia.
Il rapporto si basa su oltre 50 interviste di vittime di tortura o testimoni di gravi atti di violenza; le azioni della polizia sotto accusa includono: detenuti legati alle braccia e alle gambe; sospesi per le mani o le gambe dal soffitto della cella o tramite un’asta; pestaggi con oggetti metallici o di legno; gas lacrimogeni direttamente sul volto dei detenuti; stupri e assalti sessuali su detenuti di sesso femminile; uso di elettroshock sui genitali; colpi di arma da fuoco su piedi e gambe; sassate; rifiuto di fornire cibo o acqua. Oltre a questo impressionante elenco, il rapporto cita alcuni casi emblematici, come quello di due studentesse stuprate da un gruppo di tre poliziotti, incluso un delegato sovrintendete di polizia; oppure il caso di un ventitreenne al quale sarebbero state inserite delle setole di una scopa nel pene fino a farlo sanguinare, per poi bendarlo con un panno intriso di polvere di gas lacrimogeno. Emblematico anche il caso di sei civili, di etnia Ibo, uccisi a giugno dalla polizia ad Abuja accusati di rapina a mano armata, mai poi risultati innocenti.
Human Rights Watch sostiene nel suo rapporto che il governo non ha fatto abbastanza per eliminare questa odiosa pratica, la violenza è commessa con la complicità di ufficiali di alto grado e porta spesso alla morte dei detenuti, attraverso l’estorsione di somme di denaro ottengono le vittime possono ottenere la tranquillità. Anche i civili sono colpiti da questa forma di ricatto, spesso ai posti di blocco della polizia gli automobilisti sono costretti a pagare somme di denaro per evitare problemi con le forze dell’ordine.
Human Rights Watch denuncia che, dal 1999 ad oggi, nessun poliziotto accusato di violazioni è stato condannato, così come non ha avuto esito la richiesta di ottenere dalla polizia nigeriana tutta le informazioni sugli ufficiali coinvolti in casi di violazione dei diritti umani. A questo si aggiunge la grave carenza istituzionale nel garantire il controllo e la prevenzione su questi abusi, i corpi istituiti per investigare come la Police Service Commission e la National Human Rights Commission mancano di supporto politico e finanziario da parte del governo federale.
Il rapporto raccomanda che il governo assicuri indagini indipendenti, che gli ufficiali di polizia responsabili siano sottoposti ad un giudizio regolare, che avvenga il potenziamento degli organi di controllo, di evitare le interferenze della polizia sul processo giudiziario, di garantire la pubblicazione di informazioni sullo stato e l’esito delle indagini. Si raccomanda infine una campagna di educazione e prevenzione per tutti i nigeriani che ancora accettano o giustificano la brutalità della polizia.
Il rapporto invita anche i paesi donatori della Nigeria, come Stati Uniti e Gran Bretagna, decisamente inclini a fornire armi di ogni tipo a esercito e polizia, a impegnarsi maggiormente nell’addestramento e nell’assistenza, e di non chiudere gli occhi di fronte a queste situazioni in nome di interessi politici ed economici.
Questo è quanto viene denunciato, e il governo, per voce autorevole dello steso presidente, si è impegnato a porre fine a questo sistema. Il presidente Obasanjo si è chiaramente esposto in prima persona, trovandosi davanti ad un’importante scelta politica: stare dalla parte della società civile e democratica realizzare effettivamente un progetto nato nel 1999; oppure cedere ancora a quell’establishment militare e poliziesco che più volte ha bloccato le sue riforme democratiche, e che continua ad agire secondo un codice ereditato dalla brutalità della dittatura che il paese ha deciso di dimenticare.

Note:

Per una visione integrale del rapporto di Human Rights Watch consultare il sito www.hrw.org

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