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Il Sudan dopo Garang

2 settembre 2005
Fonte: Nigrizia

Il 30 luglio scorso è morto il colonnello John Garang
de Mabior, leader dell'Esercito/Movimento popolare di
liberazione del Sudan (Spla/m). L'elicottero su cui
viaggiava - di ritorno da Kampala (Uganda) e diretto
al proprio quartiere generale di New Site, nella
contea di Kapoeta (Sud Sudan), dopo una breve visita
al presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni - è
precipitato sul confine tra Uganda e Sudan, vicino
alla cittadina di New Kush. Il Mi-172 russo, messogli
a disposizione da Museveni, con 14 persone a bordo
(tutte morte), sarebbe caduto a causa di un violento
temporale.
Appena il 9 luglio, come previsto dall'accordo di pace
firmato a Nairobi, il 9 gennaio scorso, tra l'Spla/m e
il governo sudanese, John Garang aveva fatto il suo
ingresso trionfale a Khartoum, dove aveva prestato
giuramento come vice presidente del Sudan (primo non
musulmano e primo sud sudanese a ricoprire tale
carica). Nell'occasione aveva detto: «Questa pace non
è di Garang o di Omar Al-Bashir, ma di tutto il popolo
del Sudan».
Alla notizia della morte di Garang, violenti disordini
sono scoppiati sia nella capitale che in altre città
del sud del paese (Juba, Wau, Malakal...). Molti
sud-sudanesi si sono riversati nelle strade e hanno
preso a saccheggiare negozi e incendiare mezzi di
trasporto. Tre giorni di violenza hanno causato 130
vittime; oltre 4.000 le persone arrestate. I caschi
blu dell'Onu, presenti in gran numero nella capitale,
non si sono mossi. Solo il 3 agosto, il presidente
Al-Bashir è apparso in televisione per invitare la
popolazione alla calma.
Mettendo in secondo ordine rivalità personali e
attriti interni, il Comitato centrale dell'Spla/m s'è
affrettato a scegliere il successore di Garang: il
comandante Salva Kirr Mayardit, 54 anni, è ora il
vice-presidente nazionale e presidente del Sud Sudan.
Salva Kirr non è un carneade per chi conosce la storia
del Sudan. Giovane ufficiale dell'esercito nazionale,
nel 1983 si unisce alla rivolta sudista (conosciuto
come "Anyanya 2"). Tre anni dopo, è nominato capo di
stato maggiore aggiunto dell'Splm/a, incaricato delle
operazioni di guerriglia e della sicurezza. Nel 1992,
dopo la morte di William Nyuon Bany, Kirr diventa il
vice di John Garang. In varie occasioni, Kirr contesta
a Garang di gestire male le finanze, di essere
corrotto e di fare poco per mettere in campo
un'amministrazione civile nei territori liberati. Nel
1997, sotto la spinta dei suoi comandanti militari,
Garang è obbligato a nominare Kirr vice presidente
dell'Alto commando militare della ribellione. E sarà
proprio Kirr a condurre i negoziati con il governo di
Khartoum ad Abuja (Nigeria) nel 1993, a Nairobi nel
1994, e a Machakos (Kenya) nel 2002.
Sul finire del 2004, lo scontro tra i due leader
diventa violento. Kirr accusa Garang di volerlo
estromettere dagli accordi finali, in corso a Naivasha
(Kenya). In realtà, Kirr e altri leader dell'Spla/m
sono meno entusiasti di Garang del processo di pace
con il governo di Khartoum: vorrebbero la secessione
subito, senza attendere il referendum del 2011.
L'ultimo atto che vede i due protagonisti è del 16
luglio scorso, quando Garang, divenuto vice presidente
nazionale, è costretto a nominare Kirr vice presidente
del governo del Sud Sudan.
Con la scomparsa di Garang, gli scenari cambiano
notevolmente. Il nuovo leader - un denka, come Garang,
cattolico praticante, buon comandante militare, sempre
vicino ai propri soldati, di indole pacifica,
introverso e taciturno - sa di poter contare
sull'appoggio dell'ala militare dell'Spla/m, meno dei
"politici" del Movimento. Questi ultimi, infatti, gli
hanno affiancato, come secondo, Riek Machar, un nuer,
che nel 1991 si era separato da Garang per unirsi al
governo di Khartoum, ma era ritornato nell'Spla/m nel
2002. La scelta di Machar, oltre ad accontentare la
numerosa comunità nuer, porta nella leadership di
governo del Sud Sudan una personalità che conosce i
politici di Khartoum più di quanto non li conosca
Kirr.
Non vanno dimenticate altre delicate questioni. Garang
aveva espresso il suo personale impegno a risolvere le
crisi del Darfur e dell'Est-Sudan. Due test che il
nuovo leader dovrà affrontare, se vorrà avere un certo
riconoscimento internazionale. Anche il complicato
problema costituito dall'Esercito di resistenza del
Signore, comandato dal sanguinario Joseph Kony, nel
Nord Uganda (con basi in Sud Sudan), figurava
nell'agenda di Garang. Kirr sa che, solo aiutando
Museveni a portare pace in quell'area, potrà garantire
al Sud Sudan una certa stabilità.
Ma Kirr non possiede il carisma di Garang. Molti lo
ritengono impreparato ad affrontare i palcoscenici
internazionali.
Tuttavia, ha buone possibilità di manovra in Sud
Sudan, dove solo 4 dei 36 movimenti di guerriglia
avevano firmato un accordo con Garang. Kirr potrebbe
ottenere più facilmente il riconoscimento di tutte
queste forze, scongiurando, così, l'eventualità di un
crollo degli accordi di pace. L'incognita resta con il
South Sudan Defense Force, che controlla l'est e
l'ovest dell'Alto Nilo.
Un ultimo punto cruciale: il controllo delle immense
risorse che l'Spla/m possiede. Garang le aveva gestite
come fossero di sua esclusiva proprietà, firmando
anche accordi "riservati" con alcune compagnie
petrolifere, soprattutto inglesi. Saprà Kirr
sostituirlo adeguatamente, presentandosi alla comunità
internazionale e alle corporazioni multinazionali -
più che pronte a intervenire in Sud Sudan - come
credibile controparte? Molti governi e compagnie
occidentali - statunitensi in testa - gli hanno già
offerto appoggio.
Una cosa è certa: se Kirr fallirà anche soltanto una
mossa, sono molte le iene (nei suoi stessi ranghi, ma
soprattutto nel governo di Khartoum) pronte a
saltargli addosso per sbranarlo.

"nessuno può bere un bicchier d'acqua quando il proprio vicino ha sete"
anonimo

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