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    Il problema della giurisdizione penale internazionale

    Di Crimini e Criminali

    Il processo contro Saddam Hussein ha riproposto la questione del "due pesi e due misure" nella persecuzione dei crimini internazionali.
    22 novembre 2005 - Augusto Zamora R (Docente di Diritto Internazionale e Relazioni Internazionali dell'Università Autonoma di Madrid)


    Dal 1994 si sono creati vari tribunali ad hoc (Ruanda, ex Yugoslavia, Sierra Leone), per giudicare i crimini perpetrati in questi paesi.
    Nel caso del Sudan, il Pubblico ministero del Tribunale Penale Internazionale ha deciso di indagare i crimini commessi nella regione di Darfur.
    In altri casi, come il tentativo di processare l'ex dittatore Pinochet in Spagna o la recente sentenza del Tribunale Costituzionale che ha ammesso la giurisdizione internazionale in Spagna, mantengono la linea di azione dal Primo Mondo verso la periferia.
    I processati sono sempre cittadini del Terzo Mondo, con la sola eccezione della ex Yugoslavia, un paese dell'Europa adiacente.
    Nessuno osa proporre il processo di un capo di governo od ex capo di governo del Primo Mondo, nonostante si siano comprovati i crimini, la lista di quest'ultimi sia estesa e le vittime siano milioni (Vietnam, Afganistan, Irak...).
    Il comportamento diseguale si mantiene in altre latitudini, dove i criminali che hanno servito l'Occidente godono di impunità.
    E' ciò che è successo in America Latina. In nome della pace e della riconciliazione nazionale, le leggi di amnistia o di "punto finale" hanno chiuso uno dei capitoli più sanguinosi della storia della regione.
    Il caso più attuale della manipolazione politica che soffre la giustizia internazionale è quello dell'ex dittatore Charles Taylor della Liberia.
    Questo funesto personaggio è responsabile di 200 mila morti e di migliaia di altri crimini in Liberia e Sierra Leone.
    Il Tribunale Speciale della Sierra Leone, creato nel 2000 da un accordo tra il Paese e la Onu, iniziò un processo contro Taylor nel marzo del 2003, dopo essere stato accusato dal Pubblico ministero del Tribunale di 17 crimini contro l'umanità e crimini di guerra, includendo l'omicidio, mutilazioni, schiavitù sessuale e reclutamento di bambini soldato.
    Taylor risiede in Nigeria come esiliato, rifiutandosi di comparire davanti al Tribunale Speciale allegando immunità in quanto ex Capo di Stato, argomento rifiutato nel maggio del 2004 dalla Corte d'Appello del Tribunale Speciale.
    Gli sforzi per ottenere che il governo della Nigeria consegni Taylor sono falliti. Tra il silenzio e l'indifferenza. Taylor è ancora libero. Non ci sono sanzioni né proteste affinché la Nigeria lo consegni.
    Il caso di Taylor è l'opposto di quello di Saddam.
    A Saddam si nega il diritto ad essere processato da un tribunale internazionale imparziale ed assumere la sua difesa può essere mortale (due avvocati sono già stati assassinati).
    In base a ciò che sembra evincersi dalle regole non scritte che reggono la giustizia penale internazionale, tutti i presunti criminali sono uguali, ma alcuni più uguali di altri. E se è del Primo Mondo, può vincere anche un Nobel, come Henry Kissinger.

    Crimini e criminali tra il 1945 e il 1990

    Terminati i processi di Norimberga, la Guerra Fredda divenne la priorità assoluta tra i vincitori della Seconda Guerra Mondiale. Sotto il suo peso, i princìpi stipulati nella città tedesca vennero appartati e i crimini contro la pace, crimini di guerra e di lesa umanità vennero sepolti dagli interessi strategici delle superpotenze.
    Non si parlò più del tema, ad eccezione dei fori giuridici, e l'idea di una giurisdizione internazionale venne cancellata dall'agenda.
    Ciò non toglie che i casi selezionati a continuazione continuino ad essere crimini internazionali.

    1. Algeria
    Durante la guerra di liberazione algerina (1954-1962), la Francia ricorse a strategie simili a quelle utilizzate dai nazisti nei paesi occupati.
    Decine di paesi furono rasi al suolo dall'esercito coloniale francese e migliaia di combattenti algerini assassinati.
    Il terrore, la tortura e le sparizioni di persone vennero considerate valide per combattere contro la guerriglia del FLN. La strategia militare francese servì come modello per altri paesi nell'uso di metodi per combattere le forze guerrigliere.

    2. Vietnam
    Nella misura in cui fallivano gli sforzi degli Stati Uniti per vincere la guerriglia, aumentò l'uso di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra.
    Tra il 1965 e il 1974, gli Stati Uniti ricorsero ai metodi più brutali contro la popolazione civile, convertita in obiettivo militare.
    Le principali città del Vietnam del Nord vennero bombardate, causando morte e mutilazioni a centinaia di migliaia di civili.
    L'agente arancio, una sostanza tossica defogliante, devastò 3,3 milioni di ettari (il 10 per cento della superficie del paese) e distrusse gran parte della fauna.
    Tra i bombardamenti sulla popolazione e l'uso di armi chimiche e tossiche, morirono 4 milioni di vietnamiti, il maggior massacro di esseri umani dalla Seconda Guerra Mondiale.

    3. Cambogia
    Dopo la sconfitta degli Stati Uniti nel 1975, prese il potere in questo paese la guerriglia dei Khmer Rossi, di ideologia maoista, estremista e fanatica, decisa a rifondare il paese distruggendo tutto ciò che era considerato "contaminato" dall'Occidente.
    L'invio di persone "infettate" in campi di "rieducazione" degenerò nella persecuzione dei settori istruiti, considerati "revisionisti".
    Si calcola che un milione di cambogiani fu vittima del furore omicida dei Khmer. Pochi nel mondo denunciarono le barbarie. Il terrore finì quando il Vietnam invase la Cambogia, depose il governo dei Khmer e mise fine al calvario del popolo cambogiano.
    La Onu condannò il Vietnam.

    4. Guatemala
    Nel 1954, la CIA depose il governo democratico di Juan Jacobo Arbenz, iniziando così un periodo di repressione che si acutizzerà con la nascita del movimento guerrigliero.
    Seguendo la dottrina di contrainsurgencia degli Stati Uniti, i militari disegnarono una strategia di sterminio, che portò alla distruzione di centinaia di villaggi e all'assassinio e sparizione sistematica della popolazione sospettata di appoggiare la guerriglia.
    L'anticomunismo copriva una politica genocida contro la popolazione maya che provocò 200 mila morti.
    Il genocidio si prolungò per quattro decadi, durante le quali le dittature militari ricevettero l'appoggio economico e militare dell'Occidente.

    5. Argentina
    Come in Guatemala, la crociata anticomunista portò gli Stati Uniti a promuovere un colpo di stato e mettere al potere dittature militari.
    Esercito, Polizia e servizi di sicurezza si convertirono in macchine assassine. Circa 30 mila persone vennero assassinate o fatte sparire tra il 1976 e il 1982. Le donne incinta venivano mantenute in vita fino al parto. Venivano poi assassinate e i loro figli consegnati alle famiglie degli assassini.

    6. Iran
    Nel 1980, l'Irak invase l'Iran, con la benedizione dell'Occidente, dell'Unione Sovietica e delle petromonarchie arabe, intimorite dalla rivoluzione islamica dell'ayatollah Khomeini.
    Riempito di armi occidentali e denaro arabo, Saddam Hussein cercò di sconfiggere l'Iran e provocare la caduta di Khomeini. La feroce resistenza iraniana portò l'Irak ad utilizzare armi proibite, chimiche e tossiche, facilitate dagli Stati Uniti e dall'Europa.
    Decine di migliaia di soldati iraniani morirono o soffrirono lesioni.
    La guerra lasciò 800 mila morti, 500 mila di essi iraniani.
    La pace venne firmata nel 1988, ma le Nazioni Unite non vollero condannare l'Iraq per la guerra d'aggressione e per l'uso di armi proibite.
    Saddam era, allora, il condottiero dell'occidente, il dittatore della regione cullato dagli Stati Uniti.

    7. Nicaragua
    Il trionfo della Rivoluzione Sandinista nel 1979 provocò una dura reazione nel Partito Repubblicano, che vinse le elezioni negli Stati Uniti nel 1980.
    Nel 1981, il Presidente Reagan autorizzò l'inizio di azioni segrete per distruggere la rivoluzione.
    Per raggiungere tale obiettivo, la CIA organizzò una forza controrivoluzionaria (la Contra) che portò la guerra all'interno del Nicaragua.
    Gli obiettivi erano civili, cooperative agricole e installazioni del Governo.
    Villaggi rurali venivano attaccati e i suoi abitanti uccisi per spargere il terrore.
    Nel 1983, l'Esercito sandinista venne in possesso di un testo intitolato Manuale di Operazioni psicologiche nella Guerra di Guerriglia, con istruzioni precise su come imporre il terrore tra la popolazione civile attraverso l'assassinio selettivo, la creazione di "martiri" antisandinisti uccisi dalla stessa Contra, torture, sparizioni e distruzioni.
    La Corte Internazionale di Giustizia condannò gli Stati Uniti nel 1986. Gli Stati Uniti si ritirarono dalla Corte e vetarono la risoluzione all'interno della Onu che chiedeva il rispetto della sentenza.
    La guerra continuò lasciando 62 mila vittime, la metà morte e un paese in rovina, come è ancora oggi.

    8. El Salvador
    Il timore che il vigoroso movimento guerrigliero salvadoreño potesse trionfare, portò gli Stati Uniti ad appoggiare fortemente il governo di questo paese.
    Seguendo il modello del Guatemala, le forze armate si gettarono sulla popolazione civile, soprattutto della zona rurale.
    Interi villaggi e paesi furono devastati e la popolazione assassinata.
    Nel massacro di Mozote, nel 1981, vennero assassinati 200 civili, includendo tutti i bambini.
    In totale ci furono 60 mila morti.
    A parte alcuni governi e organizzazioni dei diritti umani, nessuno si preoccupò di esigere la fine del massacro.
    La pace si firmò nel 1992, con la rispettiva Legge di Amnistia per i criminali.
    Il gesuita José Maria Tojeira, la chiamò "un'offesa alla giustizia". Le vittime e la giustizia continuano a rimanere offese.

    Crimini internazionali tra il 1990 e il 2005

    La fine della Guerra Fredda e la scomparsa dell'Unione Sovietica non hanno portato a un miglioramento nel rispetto delle leggi internazionali.
    Al contrario, in questo breve periodo di tempo la lista dei crimini internazionali non smette di ingrossarsi.
    Questi quelli più gravi.

    1. Ruanda
    Il piccolo paese centroafricano è stato lo scenario, nel 1994, del maggior genocidio delle ultime decadi.
    Circa 900 mila tutsi vennero assassinati, senza che la comunità internazionale sapesse reagire, fino a che il massacro non fu terminato.
    Nonostante si formò un tribunale ad hoc, la mancanza di fondi e il disinteresse del mondo lo convertì in una brutta copia dei tribunali di Norimberga.

    2. Yugoslavia
    Nel 1999, al margine della ONU, la Unione Europea e gli Stati Uniti lanciarono una guerra di aggressione contro la ridotta Yugoslavia, formata dalla Serbia e da Montenegro.
    Il mondo poté seguire, dal vivo, come venivano bombardate le città, ponti, ferrovie e fabbriche in nome di una presunta difesa dei diritti umani della popolazione albanese della provincia del Kossovo.
    Finita aggressione e occupato il Kossovo, si poté provare come le accuse fossero false o almeno esagerate.
    Una rivolta popolare spodestò il Presidente Milosevic, consegnato poi al tribunale ad hoc che funziona a La Aia.
    L'ex presidente viene ora processato, ma i colpevoli dell'aggressione godono di buona salute e libertà.

    3. Afganistan
    Il cavernicolo regime dei talibani si convertì nel capro espiatorio degli Stati Uniti dopo gli atroci attentati terroristici del 2001.
    Con la complicità del mondo intero, l'Afganistan venne attaccato e invaso e i talibani deposti, perseguitati e uccisi senza compassione, in una guerra che dura ancora, implacabile.
    Più di 5 mila afgani sono stati uccisi dalle forze di occupazione, che non tentennano al momento di bombardare i villaggi quando credono che lì si nascondano dei talibani.
    Nell'ultimo anno sono morti più soldati nordamericani che durante l'invasione, prova del livello di resistenza all'occupazione.

    4. Liberia e Sierra Leone
    Questi due paesi africani hanno sofferto, soprattutto la Liberia, la demagogia omicida dell'ex presidente liberiano Charles Taylor.
    200 mila liberiani hanno perso la vita durante la guerra civile che insanguinò il paese tra il 1996 e il 2003.
    Le immagini di civili, includendo bambini, con le loro mani amputate a colpi di machete, hanno fatto il giro del mondo.
    Nonostante ciò, l'intervento internazionale si è fatto aspettare.
    La Nigeria inviò truppe, con l'appoggio degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e di paesi africani, per obbligare Taylor alla rinuncia.
    Il governo nigeriano gli concesse asilo, situazione in cui continua nonostante esista un ordine di cattura emesso dal Tribunale Speciale della Sierra Leone, a causa di 17 crimini di guerra e di lesa umanità che gli imputa il governo di questo paese.

    5. Irak
    Il paese mesopotamico ha subito nel 2003 la più atroce guerra di aggressione dal 1990 ad oggi.
    Da allora, più di 100 mila iracheni sono stati uccisi dalle forze di occupazione, decine di città e villaggi sono stati distrutti e il paese vive immerso nella violenza e nel caos.
    Le violazioni alla Convenzione di Ginevra si accumulano contro gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, a partire dal saccheggio dei musei del paese, all'indiscriminato massacro dei civili, alle torture, le esecuzioni extragiudiziali, l'uso di armi proibite e la detenzione illegale e arbitraria di decine di migliaia di persone.
    La complicità e la vigliaccheria della comunità internazionale hanno portato ad un'accettazione di fatto della guerra di aggressione.
    Nessuna autorità mondiale o governo osa chiedere di processare i responsabili di questo cumulo di crimini.
    La giustizia, in questo ambito, vale solo per i dittatori terzomondisti o per i presidenti dell'Europa residuale.

    Note:

    Traduzione di Giorgio Trucchi

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