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    Iraq: l’occupazione militare non rende valide le elezioni

    Le elezioni del 15 dicembre sono state una svolta per il coinvolgimento dei sunniti nel nuovo processo politico iracheno. Però mentre molti di loro si sono recati alle urne, molti gruppi di resistenza hanno dichiarato di voler continuare a combatte! re finchè gli Stati Uniti rimarranno nel Paese.
    13 gennaio 2006 - Brian Conely e Isam Rashid
    Fonte: IPS

    Nonostante questi commenti da parte della resistenza sunnita, le elezioni hanno evidenziato una risposta da parte dei sunniti molto differente rispetto a quella delle precedenti elezioni di gennaio.

    Le elezioni di dicembre hanno spinto alle urne un numero di elettori maggiore rispetto alle altre tre precedenti elezioni tenutesi dopo la caduta del regime di Saddam Hussein (1979-2003).

    Ancora non sono stati resi noti i risultati ma si spera che siano pronti per la metà di questo mese, tuttavia si stima che siano andati alle urne circa 10,8 milioni di persone su una popolazione di 25,8 milioni.

    La maggioranza degli iracheni è sciita (il 62%) e risiede nel sud del Paese mentre al centro risiedono i sunniti (35%), la corrente islamica predominante nel mondo arabo e anche nel regime di Saddam Hussein.

    Dal punto di vista etnico, gli arabi costituiscono i tre quarti della popolazione irachena, mentre i curdi, la maggioranza dei quali professa la religione sunnita e abita nel nord, rappresentano circa il 20%.

    La partecipazione sunnita alle elezioni sembra essere la risposta al desiderio di non voler rimanere fuori dal processo politico nato dall'intervento statunitense. Dal gennaio 2005 i sunniti hanno lamentato il fatto di non aver mai avuto un ruolo nelle decisioni riguardanti il destino del loro paese.

    ! In precedenza i sunniti hanno boicottato le elezioni con la speranza di poter contribuire al loro annullamento, ma gli sciiti, contrari al boicottaggio, hanno fatto sì che l’impatto di questo diminuisse.

    "Non sono andato alle ultime elezioni, il 30 gennaio, perché le truppe degli Stati Uniti stavano bombardando Falluja", ha detto Ahmed Alì, un ingegnere civile di 36 anni.

    "Speravamo che gli sciiti facessero lo stesso per inviare un messaggio all’ esercito statunitense mostrandogli così che fossimo uniti tra di noi, ma non lo hanno fatto".

    Questo ha contribuito alla disillusione dei sunniti ed il rifiuto è stato inteso come una risposta strategica alla illegittimità di un governo stabilito e protetto da Washington.

    Oltre ad Ahmed poi, altri sunniti sono accorsi in massa alle urne. "Subito abbiamo incontrato i sunniti espulsi dal governo iracheno", ha detto Ahmed " è per questo che abbiamo deciso di andare alle nuove elezioni e votare per la lista sunnita".

    I partiti sunniti hanno lavorato duramente per far sì che i loro elettori andassero votare, sperando che non si ripetesse quello che era accaduto alle elezioni di gennaio, in cui molti sunniti furo! no lasciati fuori dal processo politico. Quelle elezioni furono segnate da centinaia di accuse di frode, e attualmente, la Commissione Elettorale che vigila le elezioni sta indagando.

    "Abbiamo chiesto a tutti gli iracheni di venire a votare in queste elezioni. Dopo le elezioni abbiamo scoperto l'esistenza di un molte frodi", ha affermato Huda al’Nuayami, rappresentante del partito sunnita Dialogo Nazionale Iracheno.

    Data la frode, molti dei partiti di opposizione più piccoli si sono uniti per opporsi ai risultati. "Il partito Dialogo Nazionale Iracheno si è unito con altri 35 blocchi politici ed ha emesso una dichiarazione in cui si chiede al governo iracheno la cancellazione delle elezioni in modo tale da poterle fare di nuovo", ha detto Nuaymi.

    I funzionari dell'organizzazione delle Nazioni Unite ritengono che le elezioni siano state del tutto trasparenti, ma una missione internazionale andrà in Iraq per verificare i risultati.

    Le rivelazioni di frode e inconsistenza hanno confermato l'appoggio di molti iracheni sunniti alla resistenza armata, perché considerata l'unico metodo realmente efficace per porre fine all'occupazione.

    "Non ho mai creduto che le elezioni migliorassero la situazione in Iraq, perché di fatto siamo sotto l'occupazione" , ha detto Alaa Adel, 32 anni, custode di una moschea sunnita a Bagdad. "Sono convinto che solo la resistenza reale, obbligherà le forze straniere a porre fine alla loro occupazione".

    Le forze di occupazione hanno fallito in Iraq perché "non c'è sicurezza, non c'è petrolio, non c'è elettricità, non c'è ! acqua, non c'è niente", ha affermato un residente che ha richiesto di non essere identificato. " Ora vogliono creare un falso governo alla loro mercé e una falsa democrazia in modo tale da andarsene da qui più rapidamente possibile", ha aggiunto.

    Il residente ha detto di non aver votato. "Dopo tutto questo, come posso andare queste elezioni? Certo che non ci sono stato, perché se ci fossi andato sarei stato utile alle forze di occupazione", ha spiegato.

    Alaa Adel crede che solo dopo l'occupazione in Iraq si potranno avere delle elezioni trasparenti. "Non c'è democrazia in Iraq sotto l'occupazione. Solo quando questa cesserà potremo fare delle elezioni reali, tra iracheni reali".

    Note:

    Tradotto da Ilaria Galli per www.peacelink.it
    Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte, l’autore ed il traduttore.

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