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Diario da beirut n16

10 gennaio 2006 - Marco Pasquini

E' su un divano in muratura, in un angolo della sua bottega. Sembra essere
li da sempre, comperta com'e' di polvere e oggetti vari che vi hanno
trovato appoggio. A volte si distribuisce l'attenzione in modo diverso e
anche un ambiente famigliare puo' svelare qualcosa che, a ben pensarci, si
e' gia visto molto volte senza dargli peso.
Quell'insegna - nell'angolo sotto lo specchio e accanto alla poltrona da
lavoro - e' esattamente al suo posto, quello che ha trovato da quando e'
in disuso.

Sono con Abu Maher, la gioia e la sorpresa di vedermi in questa nuova
visita in Libano lasciano spazio alla voglia di confidenze; mi aspettava
per l'Eid Hadha, la Festa del Sacrificio che nella religione musulmana
chiude il periodo del pellegrinaggio alla Mecca. Mi aspettava perche' lo
avevo promesso, ma di vedermi arrivare questa sera proprio non se lo
immaginava. E' felice, lo siamo entrambi, stemperiamo l'emozione in
un'ovvia quanto ben accetta tazza di caffe'...morra, shukran - amaro,
grazie - e finalmente sorrisi e abbracci si sfogano in una risata comune;
il mio accento non e' proprio dei migliori!
In questa casa mi e' riservata l'ospitalita' di un parente lontano, non
quella cerimoniale che si deve agli sconosciuti; l'affetto e la cortesia
si riflettono in gesti spontanei, cancellando d'un tratto i periodi della
mia assenza e riportandoci alla quotidianeita'.

La televisione e' accesa e il volume basso, Al Manar - canale degli
Hezbohallah - trasmette uno dei suoi lunghi documentari celebrativi delle
gesta dei combattenti nel Sud del Libano. Noi sediamo sul divano e Abu
Maher racconta di quell'insegna.

Era del suo negozio di barbiere a Chatila, aperto nel 1982 dopo il ritiro
delle truppe israeliane da Beirut. E' gialla e rettangolare, spessa un
palmo e lunga quasi un metro, di quelle con la luce interna che si
attaccano a bandiera sul muro. Ha una scritta nera con il nome del negozio
sotto la quale, con caratteri piu' piccoli e in rosso, risalta quello del
suo proprietario: Abu Maher Hamze.
Saloon al Fedha - saloon del combattente - questo e' il nome che Youssef
aveva scelto.

Youssef ha iniziato a fare il barbiere da giovane, nelle mani ha l'arte
esperta di chi conosce il mestiere. Erano gli anni '70, quando la sua di
capigliatura era lunga e pettinata da un lato e vestiva camicie strette
con l'ampio collo a punta; quando e' emigrato nella Germania dell'Ovest ha
portato la professione con se, a Colonia ha lavorato in alcune botteghe
come dipendente. Era il 1976 quando ha deciso di rientrare in Libano,
sapendo che se avesse lasciato la Germania non avrebbe ottenuto un nuovo
visto; la sua famiglia e' stata decimata a Tall El Zaatar e lui e' tornato
a Beirut per l'ultimo saluto. Si e' trasferito a Chatila, si e' sposato e
ha avuto Maher, il primogenito, e poi Maymana che ancora vive con lui al
Gaza Hospital. Ha trovato lavoro in un altro saloon e metteva da parte i
soldi per aprirne uno proprio. Era la fine del 1982 quando finalmente ha
aperto il suo negozio, sulla strada principale di Chatila, quella larga
che arriva ai piedi del Gaza Hospital; la moglie era scomparsa durante il
massacro e lui cercava di ricostruirsi una vita con i figli. L'insegna e'
di quella prima bottega, si apriva su Chatila street ad indicare un
obiettivo raggiunto.

Gli affari andavano bene - dice Abu Maher - ma non e' durato a lungo; il
1985 venne presto e con lui la Guerra dei Campi. Harb Mucayyiemat e queste
due parole sono un soffio pronunciato a mezza bocca. E' stata dura -
ripete ancora - sembrava non finire piu'.

Abu Maher ha perso il suo primo figlio in quell'assurdo conflitto, era
appena un ragazzo ed e' stato colpito da un proiettile mentre andava a
riempire una tanica di acqua; il suo corpo riposa nella moschea del campo
e la sua immagine su una mensola del negozio. La casa e' stata distrutta
dai colpi di mortaio cosi' come il saloon, del quale e' riuscito a salvare
l'insegna.

Durante la Guerra dei Campi lavora a Chatila Chris Giannou, un chirurgo
canadese, che nel 1980 al Gaza Hospital aveva iniziato la sua
collaborazione con la Mezzaluna Rossa Palestinese. Giannou e' stato molto
piu' di un dottore, specializzato in chirurgia di guerra ha istituito un
ospedale da campo dentro Chatila e li e' rimasto per tutto il periodo
dell'assedio, divenendo una figura rispettata e di riferimento per tutti.
Abu Maher era suo amico, spesso passavano il tempo nell'ospedale a parlare
bevendo tazze di the; Abu Maher combatteva con il Fronte Democratico per
la Liberazione della Palestina ed era uno dei resistenti a Chatila. Quando
e' stato ferito alla spalla dalle milizie di Amal, Dottor Giannou lo ha
operato due volte salvandogli il braccio con mezzi di fortuna; parlandomi
di Giannou a Youssef torna il sorriso, uomo forte e determinato ha salvato
la vita di molti ed altrettanti ne ha visti morire.

Youssef racconta nonostante la difficolta' della lingua, il significato
delle parole e' acuito dall'incertezza del non detto o del detto a meta',
dall'interferenza del rumore di fondo. Sono attratto da gesti e volti, mi
concentro sull'ombra delle cose e su quello che rimane della materia nei
racconti. Abu Maher parla e io ascolto, la stanza e' parzialmente
illuminata a intermittenza perche' uno dei neon nuovi che sono al soffitto
si e' gia rotto. Tra i ritmici e irregolari cali di luce si dipana il
racconto.

Sciolto definitivamente l'assedio di Amal su Chatila, Abu Maher si e'
trasferito per alcuni mesi in un palazzo abbandonato a Hamra ed ha
continuato a tagliare capelli e radere barbe in un negozio a Al Fakhani,
vicino Sabra. Non e' passato molto che si e' trasferito nell'ex-ospedale
rimasto abbandonato; in quei giorni la gente di Chatila era alla continua
ricerca di spazi per vivere e in molti scelsero il Gaza Hospital. Youssef
prese possesso di una stanza nel cortile di quell'ala dell'ospedale che
era ancora in costruzione e che non e' mai entrata in uso. Appena ha
potuto ha aperto un nuovo negozio di barbiere a Sabra: ha tirato fuori la
sua vecchia insegna e la ha sistemata fuori dal negozio. L'unico problema
erano le spese che non riusciva a sostenere, cosi' col tempo e' riuscito
ad occupare un'altra stanza accanto a quella che abitava e li, nel cortile
del Gaza Hospital, ha trasferito la sua attivita'.
Ha staccato l'insegna ed ha portato con se gli specchi e la vecchia
poltrona blu; il resto della mobilia - povera e essenziale - la ha
costruito da solo; questa
e' la prima di una serie di botteghe che avrebbe allestito, perche'
quello del falegname e' divenuto in seguito il suo secondo lavoro.

Sono affascinato dalla forza e dalla dolcezza di quest'uomo, dal modo
sincero che ha di raccontarsi, dalla spontaneita' con la quale mi
introduce nella sua vita.

Abu Maher mi guarda e in silenzio si alza, fa quei pochi passi per
raggiungere l'angolo dove inutilizzata da anni giace l'insegna; leva uno
straccio che la copre per meta', delle pinze poggiate per caso, una borsa
di attrezzi, dei giornali, un pezzo di legno. La scopre e la solleva per
poggiarla al centro della stanza; il neon ronza e salta ma lui non se ne
cura e con un asciugamano pulisce bene l'insegna. Poi srotola un cavo
senza spina e mette i fili di rame nella presa. Solo ora torna a rivolgere
lo sguardo a me...Vedi, funziona ancora apostrofa soddisfatto annuendo
all'insegna che ora si e' illuminata. E' un giallo acceso e con la luce
risalta ancora di piu', mentre la scritta da nera e' diventata verde; E'
bella Abu Maher...e' molto bella, e di piu' non so dire.

Lui rimane in piedi e insieme la guardiamo, e' quasi parlando tra se' che
mi confida un desiderio:

Sai, mi piacerebbe poterla riutilizzare; la appenderei fuori, sulla
parete proprio vicino l'ingresso del Gaza Building. Purtroppo bisogna
pagare una tassa molto alta, circa trecento dollari l'anno, e fino ad ora
non sono riuscito...ma forse in futuro, inshallah!

Da Beirut, Kinoki mrc

Questo racconto fa parte del diario di lavorazione di un documentario; se
non volete pi_ riceverlo vi prego di comunicarlo e scusare il disturbo.
Il dvd di un documentario di 26 minuti su Sabra e Chatila, girato negli
stessi luoghi e preparatorio a questo lungo progetto, ث in vendita
per auto-finanziamento.

Contatti:
Marco Pasquini
Autoproduzioni Abbasso il GradoZero
abbassoilgradozero@gmail.com
marco@izona.it

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