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    Newsletter numero 22

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La democrazia non è solo per i nostri amici

Ci siamo sempre aspettati che i governi arabi facessero quello che dicevamo loro. Ma la democrazia è libertà vera ed espressione della volontà dei popoli. Che a noi piaccia o no.
1 febbraio 2006 - Robert Fisk
Fonte: Seattle Post-Intelligencer del 31 gennaio 2006

Oh, no! Ancora la democrazia! Non gliel' abbiamo forse regalata agli Algerini nel 1990 e loro, per contraccambiare, ci hanno regalato un nuovo governo islamista e poi hanno graziosamente cancellato la seconda tornata delle elezioni? E per fortuna!

E' vero, gli Afghani hanno eletto dei rappresentanti e , casualmente, tra loro c'erano signori della guerra ed assassini. In Iraq, precisamente a Baghdad, l' anno scorso, hanno votato il Partito Dawa che, negli anni '80, si era reso responsabile della maggior parte dei rapimenti di occidentali a Beirut, dell' auto bomba che aveva colpito l' emiro e degli attentati alle ambasciate statunitensi e francesi nel Kuwait. Che non si sappia a Washington D.C.

Adesso, orrore degli orrori, i palestinesi hanno eletto il partito sbagliato.
Avrebbero dovuto sostenere il corrotto e decisamente pro americano, oltre che pro occidentale, Fatah, che aveva promesso di "controllarli" invece di Hamas, che aveva promesso di rappresentarli. Ed ecco che hanno scelto di nuovo il partito sbagliato. Ma guarda un po'.

Risultato: 76 su 132 seggi. Ormai è fatta. Cosa dovremmo fare a quelli che non votano come dovrebbero?

Negli anni '30, gli Inglesi mandarono in galera gli Egiziani che si erano ribellati al governo del Re Farouk. In questo modo cominciarono a preparare il terreno per i governi anti democratici che sarebbero seguiti. I Francesi imprigionarono i membri del governo libanese che chiedevano le stesse cose. Poi i Francesi abbandonarono il Libano.

Ci siamo sempre aspettati che i governi arabi facessero quello che dicevamo loro.

Oggi, perciò, ci aspettiamo che i Siriani si comportino come si deve, che gli Iraniani si pieghino ai nostri voleri nucleari (sebbene non abbiano compiuto azioni illegali) e che i Nord Coreani consegnino direttamente le loro armi, visto che, essendone effettivamente in possesso, non possono essere attaccati.

E' ora che il peso del potere venga caricato sulle spalle dei partiti. E' ora che sulle loro spalle vengano caricate le responsabilità dei popoli. Noi inglesi non avremmo mai voluto dialogare con l' IRA, ma, al momento giusto, Gerry Adams venne a prendere il tè dalla Regina. Gli Americani non avrebbero mai voluto dialogare con i loro nemici Nord Vietnamiti. Eppure lo fecero. A Parigi.

No, al-Qaida non lo farà, ma i capi dei gruppi insurrezionalisti in Mesopotamia, si. Parlarono già con gli Inglesi nel 1920 e parleranno con gli Americani nel 2006.

Nel 1983 Hamas si incontrò con gli Israeliani. Parlarono del diffondersi delle moschee e degli insegnamenti religiosi. L' esercito israeliano si vantò di questo risultato sulla prima pagina del Jerusalem Post. Allora si aveva l' impressione che l' OLP non avesse intenzione di conformarsi alle risoluzioni di Oslo. Non sembrava, quindi, esserci niente di sbagliato nel voler continuare il dialogo con Hamas. Perchè, allora, parlare con Hamas, adesso, sembra un' impresa così impossibile?

La leadership di Hamas era stata da poco sbalzata dal potere nel Libano meridionale, quando un membro di spicco dell' organizzazione mi sentì dire che ero in partenza per Israele.

"E' meglio che tu chiami Shimon Peres," mi disse. "Questo è il numero di telefono di casa sua."

Il numero telefonico si rivelò giusto, prova che la gerarchia de movimenti palestinesi più estremisti aveva contatti con i più autorevoli politici israeliani.

Gli Israeliani conoscono bene la leadership di Hamas. La leadership di Hamas conosce bene gli Israeliani. Non c'è nessuna ragione per la quale i giornalisti debbano insinuare qualcosa di diverso da questo fatto. I nostri nemici finiscono,prima o poi, per dimostrarsi i nostri migliori amici ed i nostri amici finiscono per essere nostri nemici.

E' terribile dover parlare con chi ha ucciso i tuoi figli. E' inimmaginabile dover conversare con chi ha il sangue dei tuoi fratelli sulle proprie mani. E' sicuramente quello che hanno provato gli Americani che credevano nell' indipendenza, nei confronti di quegli Inglesi che sparavano contro di loro.

Saranno gl Iracheni a vedersela con al-Qaida. Questa è loro responsabilità. Non la nostra. Il corso intero della storia è lì a dimostrarcelo: prima o poi si finisce per parlare con i nostri nemici.

Abbiamo incontrato i rappresentanti dell' imperatore del Giappone. Alla fine, dovemmo accettare la resa del successore di Adolf Hitler e del Reich. Eppure oggi ci rapportiamo serenamente con Giapponesi, Tedeschi ed Italiani.

Il Medio Oriente non si è mai proposto come successore della Germania nazista o dell' Italia fascista, nonostante le stupidaggini raccontate dal presidente Bush o dal Primo Ministro Tony Blair.

Quanto tempo dovrà ancora passare prima che possiamo scaricare dalle nostre spalle e gettare via il peso di questa guerra, tra tutte la più immane, e possiamo finalmente vedere il nostro futuro, non come un ripetersi del passato, ma come una effettiva realtà?

Sicuramente, in un periodo come questo, quando al governo non ci sono più uomini e donne che hanno vissuto la guerra, dovremmo saper guidare un popolo con la consapevolezza di quello che la guerra realmente significa. Non come viene rappresentata a Hollywood. Non come nei documentari. La democrazia significa libertà vera, non lo scegliere quelli che noi abbiamo deciso debbano essere votati.

Questo è il problema del Medio Oriente.

Note:

Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore.

articolo originale: http://www.commondreams.org/views06/0131-20.htm

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