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    Iraq: la violenza perversa

    Un commento al filmato che mostra le violenze dei soldati britannici su quattro adolescenti iracheni
    15 febbraio 2006 - Agostino Bertolin
    Fonte: bbc.com, ansa.it

    Le immagini che ci giungono dall’Iraq sono a dir poco sconcertanti. Infatti un filmato, risalente a circa due anni fa, che ha fatto il giro del mondo mostra il pestaggio da parte di soldati britannici ai danni di quattro ragazzi iracheni. A rendere più macabro il tutto vi è una voce fuoricampo, probabilmente di un commilitone che si è improvvisato cameraman per l’occasione, la quale incita il pestaggio dicendo: 'Sì, sì, le prenderete, sì, piccoli bastardi. Morite!'' in tono soddisfatto e, guardando il filmato ce ne si può rendere conto, eccitato.
    A quanto pare i malcapitati avevano partecipato ad una sassaiola contro una caserma di soldati britannici a Bassora; i militari, usciti per disperdere i manifestanti, sono riusciti a catturare i quattro ragazzi e a portarli all’interno del cortile della base. Ed è qui che si consuma, con una violenza malata e perversa, il pestaggio nel quale la Bbc ha contato almeno 42 colpi inferti in meno di un minuto dai soldati agli adolescenti, anche con calci nei genitali e manganellate. Il tutto in condizioni di decisa inferiorità numerica delle vittime che in ogni caso non erano neppure armate.
    Tralasciando i dovuti e, almeno per ora, improduttivi commenti delle autorità britanniche che hanno definito inaccettabili i comportamenti dei soldati (sui quali hanno promesso verrà fatta chiarezza), credo valga la pena di sottolineare l’analogia che si può riscontrare tra il pestaggio e un atto di violenza sessuale.
    Infatti molte delle caratteristiche dello stupro sono presenti anche nelle immagini del filmato. Ad esempio la schiacciante superiorità numerica e, soprattutto, il rapporto di forza a favore dei soldati britannici (ricordiamo che i giovani iracheni erano disarmati mentre i militari portavano la divisa da combattimento ed erano muniti di manganelli) è in qualche modo riconducibile alla situazione delle violenze sessuali nelle quali l’uomo, solitamente più forte rispetto ad una donna, si macchia dell’atto dello stupro.
    Inoltre possiamo anche sottolineare la voce eccitata ed entusiasta del commentatore del filmato che, iniziando la macabra “telecronaca” con un tono di voce piano e quasi asettico, raggiunge il massimo del suo delirio urlando “Yes! Yes!” in modo tale che è innegabile il senso di piacere provocato in lui dalla sopraffazione delle vittime; e anche questo aspetto della vicenda riporta delle analogie rispetto allo stupro.
    Altro aspetto comune è il fatto che gli adolescenti siano stati portati all’interno del recinto che circonda la caserma, e solo dopo abbia avuto inizio il pestaggio. Dunque non si è trattato di una violenza dichiarata, “aperta”, che seguiva direttive precise che, in qualche modo, avrebbero costituito una, seppur debole, attenuante; invece il filmato ci mostra una forza sì bruta e selvaggia, ma anche restia a dichiararsi, a mostrarsi. È stato un po’ come se i militari si fossero vergognati di compiere in maniera plateale le violenze, e avessero quindi dovuto cercare di occultare il “fattaccio” all’interno delle loro fortificazioni.
    Infine, ed è questa la cosa più sconvolgente e che dovrebbe maggiormente indurci ad una profonda riflessione, non si può rimanere indifferenti rispetto alla sopraffazione di alcuni individui su altri soggetti della stessa razza. Non può non colpire la “disumanizzazione” che, agli occhi dei soldati, ha colpito i giovani iracheni, i quali si sono così mutati in “nemici” a cui dare una esemplare lezione. E, per ritornare al paragone iniziale, possiamo notare come i malcapitati ragazzi siano stati fatti oggetto non solo di violenza, ma anche del piacere perverso che, come una bestia nera, sembra aver colpito molti individui fra le truppe anglo-americane in Iraq, quello della tortura e della sevizia.
    Quindi è più che mai necessario ricordare il messaggio di Desmond Tutu, l’arcivescovo anglicano simbolo della lotta all’apartheid in Sudafrica, il quale si riteneva convinto del fatto che ogni uomo, umiliando un altro essere umano, perde il suo valore più grande: l’umanità. Ed è anche utilizzando questa frase come guida che, credo, bisognerebbe opporsi a questi “stupri” d’innocenti.

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