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    RUDOLPH GIULIANI VAL BENE UNA MESSA… (in opera rispetto ai diritti umani anziché olimpici)

    27 febbraio 2006 - Nadia Redoglia


    Sono recenti le fotografie e l’intervista concessa a Rainews24 da Alì Al Kaisi (il prigioniero incappucciato di Abu Ghraib) che sottolineano , proprio con l’intervista in esclusiva, il sistema della tortura, da tempo portata alle luci della ribalta grazie alle famose fotografie apparse mesi or sono e che hanno scatenato i media. Fotografie probabilmente rese note, per caso, per eccesso di “guarda un po’ qua che so fare” dagli aguzzini: il caso di coloro che giusto per vanto, intendevano dimostrare la loro superiorità, il loro potere,la loro “bravura” in siffatte azioni. Probabilmente il tanto osare ha sforato e dunque contro di loro si è ritorto. Processi ai 6/7 autori, degradazione da generale a colonnello del capo (“della” capo, trattandosi di una donna). Nulla che ci interessi più di tanto. Il problema severissimo non consiste nell’incriminare i soggetti attuatori di questi orrori, ma ad entrare nel merito di un sistema, ormai conclamato, che riguarda il torturare prigionieri di guerra. I trattati post ultima guerra mondiale, li condannano. Norimberga docet, al solo scopo di capire il significato che alla fine viene chiamato in un modo solo: crimini di guerra. Nel caso specifico è pure “difficile” equipararli a prigionieri di guerra. Guerra? Neanche per sogno .Così ci dicono. Questa non è guerra, a detta “occidentale”... Ciò che ci è stato propinato è meramente il frutto del drammatico september eleven. Dunque, sempre a detta di chi l’ha stabilito, unico scopo è: riportare la democrazia in un Paese governato da uno spregiudicato dittatore, dal tiranno Saddam Hussein, così come precedentemente avvenne coi talebani afgani. Ma, si dà il caso, che il sistema della tortura è più aggiornato che mai. Che c’entra questo “sistema” col portar “democrazia” dunque? Non dovrebbe neppure essere tenuto in considerazione, specie in valori e diritti umani dichiarati da chi accampa la “enduring freedom”. E allora, perchè il “sistema” della tortura esiste più che mai? Viene praticata a chi, si suppone, essere contro le forze salvatrici statunitensi e alleate, in questa missione di pace…
    Non intendiamo entrare nel merito se a questo tipo di sistema appartengano o meno anche italiani, per quanto l’intervista abbia dimostrato che tra i mercenari ( questo è il termine che intendiamo usare, perché coloro che vengono assoldati da imprese appaltate dagli americani per operazioni di tal genere non possono che essere chiamati mercenari, termine meglio conosciuto che “contractor”) di italiani ce ne siano. Desideriamo entrare nel merito del “sistema” tortura. Sappiamo che non è permessa dai trattati cosiddetti civili, trattati sottoscritti post seconda guerra mondiale. La quotidianità ci dimostra che tali trattati sono assolutamente ignorati. Salvo che dalle organizzazioni di pace (quelle vere), di chi si prodiga per i diritti umani, nessuno entra nel merito. Per meglio dire nessuno ci entra veramente. Silvio Berlusconi, uno dei primi alleati U.S.A,. ad esempio, e pur anche Kofi Annan hanno chiesto di porre fine alla detenzione di Guantanamo. Facile fare certe richieste, esprimere certi consigli, senza però porre ultimatum a che cessino tali orrori, e, se del caso, provvedere ex lege planetaria a porre fine. Ecco gli “ospiti” di Guantamano : uomini acchiappati, vestiti di arancione, catene ai piedi, privi di avvocato, imputati senza un “mandato”, senza un “perché”, inavvicinabili da chiunque, più che mai dai media e dalle organizzazioni umanitarie: out in tutto e per tutti. Sparute notizie hanno fatto capire al mondo che lì avvengono i più aberranti episodi contro i diritti umani. Gli Stati Uniti non rispondono, si limitano a continuare, a procedere secondo il loro intento, disconoscendo ogni trattato pregresso e omologato all’oggi e, a noi, e all’ ONU pare stia “bene”. Ove così non fosse, questo sistema sarebbe stato esposto al pubblico ludibrio e dunque le forze preposte (prima fra queste l’ONU, onorata da un Nobel per la pace) avrebbero dovuto intervenire al fine di porre giustizia ai sacri trattati che dettano “regolamenti” di guerra e diritti umani…

    Ebbene, fatta questa doverosa premessa, in occasione della chiusura di queste olimpiadi invernali, al cospetto di Rudolph Giuliani, già 107° sindaco di New York, abbiamo pensato di intervistarlo, ma non già come facente parte della Delegazione Presidenziale U.S.A., presente alla cerimonia di chiusura dei giochi olimpici, ma bensì come protagonista del september eleven, per quanto si adoperò quel giorno e nei giorni che seguirono. A noi interessava sapere da lui come rispondeva, che ne pensava della Kennedy (giornalista del New York Time, che, ospite all’Università di Roma, desiderava che gli States, da sempre noti come portabandiere dei diritti umani, si riappropriassero di questo vanto, visto che negli ultimi tempi hanno disconosciuto, con il loro sistema, il loro status in tal senso). Giuliani fin dal 1981 al 1983 ha ricoperto la carica di sottosegretario (terza carica più alta all’interno del Ministero della Giustizia del Governo Federale) intentando una forte offensiva contro il crimine organizzato e, non solo, ma attualmente partner, quale avvocato, dello studio legale “Bracewell&Giuliani” ci sembra la persona in tal senso più adatta ad esprimersi.

    Siamo i primi ad ammettere che la nostra domanda nulla ha a che fare con il tema olimpico. Ma che ci possiamo fare se non cogliere questa possibilità, per potergli fare questa domanda?
    Ed ecco la risposta alla nostra premessa sul sistema delle torture di Abu Ghraib, su Guantanamo, sulla richiesta di Berlusconi e Kofi Annan.. Risposta di Giuliani: “ …cosa c’entrano queste persone, facevano discesa oppure pattinaggio?...” Ilarità in conferenza…
    Abbozzando, con risatine di circostanza (per noi “doverose”) chi scrive incalza “certo, io le stavo facendo una domanda che nulla ha a che vedere con le olimpiadi, volevo semplicemente una sua sensazione, un suo pensiero in merito a ciò che le ho chiesto...”
    Ecco la sua risposta.
    “C’è nessun altro paese nella storia dell’umanità che si è dedicato così tanto ai diritti civili, ai diritti umani come gli Stati Uniti d’America e noi stiamo facendo tutto il possibile. C’è ovviamente una necessità per la sicurezza, ma io sono convinto che stiamo facendo molto per i diritti dell’uomo. Penso che l’America stia facendo molto. Grazie. “

    Non abbiamo da aggiungere altro. Chi ci legge saprà, secondo la propria coscienza, secondo il sacrosanto diritto di pensiero, trarre le proprie considerazioni.

    Nadia Redoglia

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