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    Iraq:la morte di al-Zarqawi fomenterà o placherà l’insurrezione?

    Amy Goodman, reporter Usa ideatrice del programma radiofonico 'Democracy Now!', discute dell'uccisione di al-Zarqawi con Robert Fisk e Loretta Napoleoni
    21 giugno 2006 - Amy Goodman (Democracy Now)
    Fonte: Osservatorio iraq - nuovi mondi media

    Ufficiali statunitensi e iracheni hanno annunciato la morte di Abu Musab al-Zarqawi, leader di al-Qaeda in Iraq. Secondo quanto dichiarano, Zarqawi è stato ucciso in un attacco aereo iracheno-statunitense nei pressi della città di Ba'aquba mercoledì scorso. Nell’attacco sembrano aver perso la vita anche altri sette miliziani. Il Primo Ministro iracheno Nuri al-Maliki ha dichiarato che l’identità di Zarqawi era stata confermata dall’identificazione delle impronte digitali e dall’esame dei connotati del viso. Zarqawi sembra abbia condotto attacchi che hanno causato la morte di innumerevoli civili iracheni e di altrettanti soldati statunitensi. Zarqawi ha anche rivendicato numerosi attacchi fuori dall’Iraq, compresi i bombardamenti contro tre alberghi in Giordania avvenuti lo scorso novembre. Era l’uomo più ricercato in Iraq, sulla cui testa il governo statunitense aveva posto una taglia di 25 milioni di dollari.

    Dopo la notizia della morte di Zarqawi, il Presidente Bush ha rilasciato la sua dichiarazione sul prato della Casa Bianca lo scorso 8 giugno. A Londra, il Primo ministro inglese Tony Blair ha parlato dell’importanza della morte di Zarqawi.

    Il ruolo di Zarqawi in Iraq è stato oggetto di numerosi dibattiti. Alcuni analisti lo descrivono come il leader dell’insurrezione in Iraq mentre altri ritengono che la sua influenza sia stata sopravvalutata. Alcuni hanno addirittura messo in dubbio la sua esistenza.
    Per quanto riguarda l’ultimo punto, siamo stati raggiunti da due ospiti:

    Robert Fisk, veterano corrispondente in Medio Oriente dell’Independent di Londra. È autore di numerosi libri, tra cui il più recente è The Great War for Civilisation: The Conquest of the Middle East. È in collegamento da Montreal.

    Loretta Napoleoni, economista e scrittrice italiana. Autrice di Insurgent Iraq: Al Zarqawi and the New Generation e di Terror Incorporated: Tracing the Dollars Behind the Terror Networks.

    (TRASCRIZIONE PARZIALE)

    : Mi rivolgo prima a te, Robert Fisk, da Montreal. La tua reazione alle ultime notizie in merito alla morte di Zarqawi?

    ROBERT FISK: Beh, è stato un personaggio talmente mitizzato che credo sia abbastanza chiaro sia morto. Se non altro è vero quello che stiamo sentendo. Ma ciò che è davvero interessante, ascoltando il Presidente Bush e Blair, è che entrambi dichiarano che l’insurrezione va avanti e che ci saranno ancora molte morti e che le cose non miglioreranno poi molto. È bellissimo avere questi brevi momenti in stile hollywoodiano, e non si dovrebbe negare il fatto che ci siano; ma se l’insurrezione proseguirà, cosa rappresenta in realtà? Vedi, uno dei grossi problemi qui è che continuiamo a personalizzare in questo modo così infantile — c’è un’espressione francese: infantilisme, che significa appunto infantilismo. Sai, il nostro terrore settimanale, l’uomo che detestiamo è Gamal Abdul Nasser o l'ayatollah Khomeini oppure ancora Osama bin Laden, o chiunque sia. La realtà è che non credo che le personalità, per natura, facciano più molta differenza.

    L’altro giorno a Beirut, dove vivo, qualcuno mi ha detto: “Sai, se riescono a prendere Bin Laden è la fine”. Ma non credo lo sia, non di più rispetto a Zarqawi. Sai, è un po’ come se qualcuno inventasse la bomba atomica, e tu arrestassi tutti gli scienziati nucleari. Non conta niente. Se la bomba atomica esiste, è lì. Questo è ciò che è accaduto. E ciò che è successo ora è che al-Qaeda esiste. Sia che tu distrugga o uccida Zarqawi — senz’altro una persona estremamente sgradevole e un killer, e forse pure un assassino sadico — o che tu uccida Osama Bin Laden, al-Qaeda esiste, il mostro è con noi. Ci sono ora altri problemi più grandi che dobbiamo affrontare. Questo continuo battersi il petto da parte dei Blair e dei Bush di questo mondo non farà alcuna differenza. La sola cosa interessante a cui non siamo stati molto abituati è sentire queste persone proclamare vittoria e poi dichiarare. Ma la rivolta va avanti e accadranno ancora molte cose terribili. Insomma, ci stanno (e a loro volta si stanno) preparando al fatto che non si tratta di una vittoria così rilevante come rivendicherebbero.

    AMY GOODMAN: Loretta Napoleoni, la tua reazione? Loretta?

    LORETTA NAPOLEONI: Sì?

    AMY GOODMAN: La tua reazione alla morte di Zarqawi e all’analisi di Robert Fisk sulla portata dell’evento?

    LORETTA NAPOLEONI: Sì. Scusate, vi ho persi per un secondo. La linea era un po’ disturbata. Beh, ritengo che Robert abbia assolutamente ragione. Voglio dire, l’aver ucciso al-Zarqawi non risolverà il problema. Infatti, a essere sincera, credo che la sua uccisione trasformerà al-Zarqawi in un super martire. Perché, diciamo la verità, è il primo leader di al Qaeda ad essere morto combattendo, sul campo, contro le forze della coalizione. Per cui un domani assisteremo alla proliferazione delle brigate di al-Zarqawi. Persone che intendono vendicare la morte del loro leader.

    Ciò che Robert ha detto riguardo ad al-Qaeda è vero. Infatti, non parlerei tanto di al-Qaeda, questa organizzazione cosiddetta transnazionale che esisteva anche prima dell’11 settembre 2001. Parlerei piuttosto di al-Qaedismo: questa nuova ideologia globale anti-imperialista, abbracciata dai jihadisti e nata dalle ceneri di al-Qaeda, l’organizzazione transnazionale, attraverso la battaglia in Iraq. In questo contesto compare al-Zarqawi, un personaggio che noi abbiamo creato dal nulla – non dimentichiamo che al-Zarqawi è stato presentato al mondo come l’anello di congiunzione tra Saddam Hussein e Osama bin Laden il 5 febbraio 2003, quando in realtà egli era [audio perso] al-Qaeda. Quindi penso che quest’uomo sia stato l’icona dell’al-Qaedismo, e da morto avrà molto più potere che da vivo. Perciò, di fronte abbiamo ancora molta strada da fare per vincere la/il – [audio perso]

    AMY GOODMAN: Robert Fisk, sto dando un’occhiata all’articolo del Washington Post risalente a un po’ di tempo fa che parlava della campagna propagandistica condotta dal Pentagono allo scopo di esaltare il ruolo di Zarqawi. Alcuni ufficiali dei servizi segreti militari, credendo che la campagna avrebbe potuto esasperare l’importanza di questa figura, hanno aiutato l’amministrazione Bush a creare il legame tra la guerra in Iraq e gli attacchi dell’11 settembre usati, da quel che si dice, per forgiare il sentimento contro gli stranieri non statunitensi in Iraq. In un’informativa militare si legge: ‘Villainize Zarqawi, Leverage Xenophobia Response’ (lett. ‘Dipingere Zarqawi come il cattivo e suscitare la reazione xenofoba’ – NdT). Un altro documento elenca l’‘U.S. home audience’ (lett. ‘il pubblico da casa statunitense’ – NdT) come pubblico target della campagna.

    ROBERT FISK: Vedi, si tratta di una guerra, quindi ti aspetti queste sciocchezze infantili. Il fatto è che gli americani hanno costantemente dipinto Zarqawi come la persona più diabolica, malvagia e pericolosa nella storia dell’umanità (e via dicendo) in Iraq. Poi sono riusciti a produrre i montaggi provvisori del famoso video fatto dallo stesso Zarqawi (o il video infame), il quale mostrava che non era in grado di caricare un mitra AK-47 e che aveva bisogno di aiuto per sbloccare un nuovo nastro di munizioni, ridicolizzandolo. Perciò, o è uno stupido, o un diabolico e brillante artefice di omicidi di massa. Sai, mi riesce difficile non ricordare – perché ho recentemente letto della guerra d’Algeria – il livello a cui l’esercito francese continuava ad annunciare, tra il ’54 e il ’62, come l’uccisione o la distruzione o la liquidazione dei leader del FLN (Fronte di Liberazione Nazionale – NdT) significava che era stato inferto un severo colpo alla campagna terroristica contro i francesi in Algeria. E ogni volta, la campagna terroristica, o la guerra d’indipendenza, o in qualsiasi modo la si voglia chiamare, è andata avanti come prima.

    La verità è che siamo noi, il pubblico, che ascoltiamo tutte queste sciocchezze, che siamo in un certo senso parzialmente colpevoli di accettare e permettere che trasformino queste persone sgradevoli in mostri diabolici, che comunque non meritano di essere perché si trovano al di sotto di quel livello. Ma, come sai, è spiacevole dire che questa è l’essenza della guerra. Ti sarebbe bastato solo guardare la CNN questa mattina, per esempio, (come io ho avuto la sfortuna di dover fare qui a Montreal) e poi ricordare – come giustamente dice la nostra collega italiana – che tale essenza avrebbe dovuto essere il legame tra Osama bin Laden e Saddam (appunto al-Zarqawi), il che è un’assoluta assurdità. Ma nessuno ricorda quella storia ora. Nessuno dice: ‘Hey, aspetta un minuto!’ La cosa strana è che continuiamo a venire meno al nostro dovere di giornalisti non mettendo in dubbio le sciocchezze che la nostra autorità stabilisce. Noi le commentiamo, ma di fatto non le contestiamo. E questo è il problema che caratterizza l’intera guerra in Iraq. La verità è che se ascolti Bush e Blair, sei portato a credere che si tratti di una vittoria eccezionale. Questo è quanto, purtroppo.

    AMY GOODMAN: Loretta Napoleoni, potresti darci una descrizione concisa dell’ascesa al potere di Zarqawi in Iraq, partendo dalla Giordania?

    LORETTA NAPOLEONI: Beh, tanto per cominciare, al-Zarqawi ha incontrato Osama bin Laden nel 2000 a Kandahar: durante quell’incontro si rifiutò di unirsi ad al-Qaeda perché non condivideva la visione che lo sceicco aveva del “nemico lontano”, ossia gli Stati Uniti. Zarqawi focalizzava la propria attenzione sui regimi arabi, in particolare quello giordano. È riuscito a creare all’interno del regime talebano una nicchia molto esigua — un piccolo campo di addestramento nella città di Herat, nel quale ha iniziato a formare futuri kamikaze che sarebbero stati attivi in Giordania [audio perso]. Dopo la caduta del regime talebano, fuggì nel Kurdistan iracheno, dove aveva alcuni contatti; e fu a causa di questo, a causa della sua presenza là, che i servizi segreti kurdi avvertirono [audio perso] che l’uomo di al-Qaeda in Iraq era arrivato.

    Naturalmente si trattava di un’informazione sbagliata; ciononostante è stata abbracciata dagli Stati Uniti perché, nel momento in cui non potevano trovare prove della presenza di armi di distruzione di massa, l’unica opportunità che avevano per giustificare l’intervento in Iraq era collegare Saddam Hussein al terrorismo internazionale – ovvero, ad al-Qaeda.

    Quindi al-Zarqawi è diventato l’incarnazione di quel collegamento fittizio. E ciò è stato sufficiente per trasformare un leader di un modesto gruppo di jihadisti nel membro numero due di al-Qaeda nel mondo. Questo è ciò che è realmente stato al-Zarqawi. Da quel momento, non solo noi occidentali, ma anche da parte del mondo musulmano si è iniziato a credere che al-Zarqawi fosse il numero due di al-Qaeda. Per cui, intorno a sé ha presto raccolto consensi. Il denaro ha cominciato a fluire verso la sua idea di rivolta. Questo è stato l’inizio del mito del “proletario giordano”. Oggi purtroppo non abbiamo affatto ucciso il mito, perché, sai, è semplice creare questi miti, ma è altrettanto difficile distruggerli.

    AMY GOODMAN: Con quest’ultimo commento, voglio ringraziarti tantissimo, Loretta, per essere stata con noi. Autrice di Insurgent Iraq: al-Zarqawi and the New Generation e di Terror Incorporated, Loretta Napoleoni ha parlato con noi dall’Italia. Salutiamo anche Robert Fisk, autore di The Great War for Civilization e corrispondente del Medio Oriente per l’Independent di Londra, che si è collegato con noi da un aeroporto di Montreal. Buon viaggio.

    Note:

    Robert Fisk scrive per The Independent e collabora regolarmente con il sito Counterpunch. Corrispondente da Beirut del quotidiano britannico, è un esperto di questioni mediorientali. Ha intervistato tre volte Osama bin Laden

    Loretta Napoleoni, economista, è nata a Roma ma vive a Londra da oltre vent’anni. Ha lavorato come consulente per istituti bancari e organizzazioni internazionali in Europa e negli Stati Uniti. Corrispondente dall’Inghilterra per riviste italiane e estere, ha tradotto e curato libri sul terrorismo. È autrice di 'Al Zarqawi – Storia e mito di un proletario giordano'.

    Amy Goodman è ideatrice e conduttrice del programma radiofonico Usa 'Democracy Now!'.
    Bill Clinton l’ha definita “ostile, battagliera, persino sgarbata”. Newt Gingrich, Repubblicano statunitense ed ex Presidente dalla Camera Usa, ha detto che era per via di “persone come lei” che aveva messo in guardia sua madre dal parlare con i giornalisti. L’esercito indonesiano l’ha bandita, definendola una “minaccia per la sicurezza nazionale”.

    Michael Moore ha scritto di lei: “Si alza tutte le mattine, tutti i giorni dell’anno (molto prima di tutti noi!) per essere l’unica voce quotidiana della verità alla radio negli Stati Uniti d’America. Com’è triste anche solo scrivere queste parole! Una nazione di 300 milioni di persone, con tutte le garanzie scritte che assicurano una stampa libera, e nessuno che faccia il lavoro che Amy Goodman fa in maniera così semplice, così profonda. Questo libro mette nero su bianco tutte le bugie che ci vengono dette dalla mattina alla sera. È un tesoro nazionale, e se non riuscite a captare le sue frequenze radiofoniche, potete ora prendere questo libro, scuotere la testa increduli e disgustati mentre lo leggete, e quindi metterlo via per poter andare a scatenare un putiferio!”

    Traduzione a cura di Arianna Ghetti per Nuovi Mondi Media

    l'intervista originale http://www.democracynow.org/article.pl?sid=06/06/08/1418201

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