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Iraq, l'inquietudine repubblicana

19 luglio 2006 - Juan Gelman
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Francio Fukuyama sembra un po' sfasato. Tempo fa annunciò la fine della Storia, e Lei non gli fece caso. Poi difese come nessun altro l'invasione dell'Iraq, e adesso va dicendo che «è evidente che in Iraq l'obiettivo è fallito... (...) . Non è l'unico «falco-gallina» ad apparire più smarrito di Adamo il giorno della festa della mamma. C'è per esempio il repubblicano Michael Ledeen. Consigliere antiterrorismo del segretario di Stato Alexander Haigh nel 1981, si distinse per i suoi ottimi rapporti con la P2 e fu protagonista del più grande scandalo dell'era Reagan, l'Iran-Contras. Nel 2002 criticava in questi termini l'ex consigliere alla Sicurezza nazionale Brent Scowcroft: «Costui teme che se attaccheremo l'Iraq il Medioriente potrebbe esplodere. L'intera regione si trasformerebbe in una polveriera che metterebbe fine alla guerra contro il terrore». Ci auguriamo davvero di trasformare la regione in una polveriera (...)». Oggi Ledden va dicendo che è «una guerra sbagliata, nel momento sbagliato, condotta in modo sbagliato, nel posto sbagliato»quot; . Quanti sbagli.
La realtà è davvero implacabile. Sono tre anni che gli Stati uniti occupano l'Iraq senza che la guerra accenni a finire né si instaurino quelle «democrazia e libertà» in nome delle quali Bush ha giustificato l'aggressione. Continuano le perdite nordamericane, gli attentati suicidi, le azioni degli squadroni della morte, la resistenza non si ferma e il vuoto di potere è grande quanto il paese. Il sostegno dell'opinione pubblica statunitense alla Casa Bianca si incrina: (...) e le elezioni del prossimo novembre incalzano. Il 7 marzo sono iniziate le primarie per l'elezione di 435 candidati alla Camera dei Rappresentanti, che sarà completamente rinnovata, di 33 dei 100 senatori, di 36 governatorati dei 50 stati e di numerose cariche nelle amministrazioni locali. Le notizie per i repubblicani in questa pre-campagna non sono buone -molti sostenitori stanno esaurendo la pazienza- e la loro inquietudine è cresciuta ancor di più allorché Bush, ha assicurato che l'occupazione durerà diversi anni. Lo scorso 24 marzo il congressista repubblicano Steve Chabot, rappresentante dell'Ohio per un distretto piuttosto conservatore vicino a Cincinnati, dopo aver fatto visita ai suoi sostenitori ha dichiarato: «Il presidente e altri adesso ci vengono a dire che si sapeva che sarebbe stata lunga, ma io penso che la maggior parte della gente non si aspettava che fosse così dura» . I neoconservatori neppure. Richard Norman Perle, presidente della Commissione di consulenza politica del Pentagono fino al 2004, anno in cui dovette dimettersi in seguito a uno scandalo per concussione, fervente patrocinatore della invasione dell'Iraq, si è recentemente infuriato con questa guerra: «Invadendo l'Iraq -ha tuonato Perle-il governo ha avverato una profezia annunciata: l'Iraq ha sostituito l'Afghanistan come centro propulsore, campo di addestramento e base operativa dei terroristi della Jihad, che adesso dispongono di parecchi bersagli americani contro cui sparare». (...) Il Partito Repubblicano si lamenta che i consiglieri di Bush «sono stanchi, miopi e privi di idee» . Di conseguenza martedì scorso si è dimesso Andy Card, capo del gabinetto di Bush, e altri cambiamenti arriveranno. (...).
Il Partito Democratico -che ha appoggiato unanimemente l'invasione- spera di pescare voti in questo fiume torbido di «falchi» che disertano e di scetticismo diffuso, alimentato sicuramente da un sondaggio del Newsweek: il 50% degli intervistati ha dichiarato di sperare che i democratici controllino il prossimo Congresso, contro il 34% che resta fedele ai repubblicani . Ma è presto per azzardare previsioni: sarebbe sufficiente un nuovo attentato terrorista nel territorio Usa per ribaltare l'opinione pubblica nordamericana a favore della prosecuzione della politica di guerra (...).
* l'articolo completo del poeta argentino è tratto dal n. 94/95 di Latinoamerica reperibile nelle librerie Feltrinelli e disponibile anche in formato pdf (http://www.giannimina-latinoamerica.it)

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