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    Nepal: il movimento continua

    Un nuovo ciclo di manifestazioni pacifiche di protesta, organizzato dal Movimento dei Cittadini per la Pace e la Democrazia (CMDP), ha avuto inizio, ieri, riportando nelle strade lo spirito dell’ aprile scorso.
    27 luglio 2006 - Monica Mottin

    Il Movimento dei Cittadini per la Pace e la Democrazia (CMDP) ha ufficialmente aperto ieri pomeriggio a Ratna Park un nuovo ciclo di manifestazioni pacifiche di protesta, secondo lo spirito delle dimostrazioni popolari dell’ aprile scorso.
    Lo striscione con le richieste avanzate dal movimento.

    Il governo e’ stato pesantemente accusato di ritardare il processo di pace e criticato per il modo in cui sta prendendo tempo, ritardando cosi’ decisioni istituzionali di importanza fondamentale per il futuro del paese.

    Al sit-in durato un’ora hanno partecipato rappresentanti di tutte le categorie della societa’ civile nepalese: giornalisti, medici, insegnanti, studenti, artisti, gruppi di donne, gruppi etnici, disabili. Le richieste avanzate attraverso cartelli e striscioni colorati sono chiare:

    - implementare l’accordo in 8 punti siglato con il CPN (Maoista),
    - portare ad una conclusione logica il processo di pace,
    - annunciare la data delle elezioni dell’Assemblea Costituente,
    - sciogliere il Parlamento,
    - rispettare il cessate il fuoco 'nelle parole e nello spirito',
    - 'punire gli alti ufficiali dell’esercito responsabili di abusi di diritti
    umani durante Janandolan (movimento popolare) dello scorso aprile',
    - E, infine, ‘viva la repubblica’.

    Comizi durante la manifestazione.


    A meta’ del sit-in, scortato dalla polizia, un folto gruppo di Maoisti con bandiere dalla stella rossa, cantando slogans a favore della democrazia del popolo e della repubblica raggiunge Ratna Park per unirsi alla protesta. Vengono accolti con calorosi applausi dai dimostranti gia’ seduti. E’ un momento emozionante, gruppi di persone cosi’ diverse unite ancora in strada per un obiettivo comune.

    Alla fine del sit-in Dr. Devendra Raj Panday, coordinatore del CMDP e Krishna Pahadi, attivista per i diritti umani, sottolineano come solo la fine della monarchia possa far terminare i problemi della nazione. La folla applaude entusiasta. E’ la volta poi di Arjun Parajuli, il poeta rivoluzionario che declama versi di fuoco contro il re e contro il governo che non sta rispettando il mandato affidatogli dal popolo. ‘Il re e’ la corda a cui il popolo sta appeso’ declama con impeto dal camion di fortuna che fa da palcoscenico alle manifestazioni del movimento. Il poeta Mani Kaphle poi incita la popolazione a partecipare alla vita politica del paese chiedendo ‘perche’ vi preoccupate del cibo, perche’ vi preoccupate dei vestiti, venite, vuoti come siete, ora il problema e’ la nazione’. E continua: ‘dimmi padre, dove devo andare? voglio tornare nel mio villaggio, voglio lottare per la repubblica, la monarchia deve essere sepolta’.

    Il programma si conclude con il canto ‘Gaun gaun bata utha’, ‘Alzatevi gente dei villaggi’, intonato da Ramesh assieme ad altri due cantanti folk con cui in chiusura propone la versione nepalese di ‘We shall overcome’, ‘vinceremo’.

    In effetti, nonostante le proteste di aprile e i proclami altisonanti del Parlamento, il pricipe Paras scorazza ancora tranquillamente per Kathmandu, Gyanendra vive ancora nel suo palazzo di Narajanhiti, Pyan Jung Thapa e’ ancora a capo dell’esercito nonostante le pesantissime responsabilita’ nelle repressioni di aprile. Inoltre al governo siedono sempre le stesse vecchie facce. I problemi del paese sono tanti, le ingiustizie sociali e civili si sono accumulate nel corso di centinaia di anni e forse due mesi sono veramente pochi per poter vedere dei cambiamenti pratici, ma la gente teme che il governo stia ricadendo nei vecchi giochi di potere con il palazzo reale. Il re infatti da aprile non si e’ piu’ fatto sentire ma e’ tuttora presente, un potere silente e forse per questo ancora piu’ insidioso.
    Viva la repubblica!


    In primo piano nei giorni scorsi sono state le polemiche tra Prachanda, leader dei Maoisti e il governo, a causa della lettera inviata da quest’ultimo alle Nazioni Unite per richiedere il monitoraggio delle armi durante il periodo elettorale. Prachanda ha criticato il governo per aver inviato la lettera senza aver consultato il loro partito e per aver richiesto il controllo delle armi dei Maoisti soltanto e non quello dell’esercito, in violazione degli accordi presi. Gia’ oggi il problema sembra essere rientrato e si sta ora programmando un nuovo incontro al vertice tra Maoisti e governo per i prossimi giorni in modo da decidere i dettagli pratici della gestione delle armi, uno dei nodi cruciali da risolvere per poter avviare le elezioni dell’Assemblea Costituente.

    US e India continuano a fare pressioni per dare alla monarchia un ruolo cerimoniale e su questa scia molta stampa di lingua inglese ha dipinto i Maoisti in modo caricaturale e in crisi di consensi popolari. In realta’ dalla manifestazione di ieri e’ risultato chiaro che societa’ civile e Maoisti sembrano avere un punto forte in comune nella lora agenda: la costituzione di una repubblica. Non solo. Entrambi sono pronti a tornare in piazza insieme qualora questo obiettivo dovesse trovare degli ostacoli.

    Kathmandu 27 luglio 2006

    Note:

    Articolo realizzato da Monica Mottin per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore Monica Mottin.

    Per contattare direttamente l' autore dell' articolo:
    mm@soas.ac.uk

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