Conflitti

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

  • Troppa riservatezza nel processo Manning
    Richiesto il Premio Nobel per la Pace per Bradley Manning

    Troppa riservatezza nel processo Manning

    Julian Assange e una coalizione di giornalisti statunitensi hanno citato in giudizio l’esercito riguardo la trasparenza nel caso Manning.
    6 giugno 2013 - Bradley Manning Support Network
  • Incontro fra società civile afgana e italiana
    Appuntamento il 6 giugno

    Incontro fra società civile afgana e italiana

    Seminario internazionale, mostra fotografica, dibattiti in tre città Afgane su lavoro, pace, diritti e beni comuni
    5 giugno 2013
  • Anche noi stiamo dalla parte di Bradley!
    Mobilitazione internazionale di sostegno a Bradley Manning

    Anche noi stiamo dalla parte di Bradley!

    Firma anche tu la petizione promossa dal "Bradley Manning Support Network" e unisciti ai firmatari della lettera all'ambasciatore statunitense Thorne promossa da PeaceLink.
    31 maggio 2013 - Associazione PeaceLink
  • Guerre globali e permanenti

    In Afghanistan i droni uccidono sempre più civili

    Nel 2012 le forze armate Usa e la Cia hanno accresciuto notevolmente il numero di attacchi in Afghanistan mediante l’utilizzo di aerei senza pilota, uccidendo molti più civili dell’anno prima.
    7 marzo 2013 - Antonio Mazzeo
Il racconto

La stabilità è come un boomerang

27 luglio 2006 - Vauro Senesi (PeaceReporter.net)
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Dall'aprile al 25 luglio i nostri alleati hanno ucciso, nel corso di una offensiva nel sud dell'Afghanistan, 600 «presunti talebani». Altri talebani colpiti, sempre nel sud, li ho visti pochi giorni prima nell'ospedale di Emergency a Lashkargah: una donna, un bambino di quattro anni con la gamba attaccata al corpo solo per un brandello di pelle, suo padre morto dopo una notte di agonia. Ho visto anche un combattente, anzi due: uno di 16 anni col torace trapassato da un proiettile, l'altro di 19 con il cranio aperto da una scheggia.
Quanti tra i 600 talebani ammazzati saranno stati combattenti, quanti bambini, quante donne? Non importa. Non si distingue tra talebano e talebano, vige la legge del forfait.
Ma si pretende che gli afgani distinguano tra uniformi italiane e americane, tra blindati degli alpini e dei marines. Certo perché noi, seppur fedeli alleati degli Usa, siamo quelli buoni, in «missione di pace», quelli che pur in armi distribuiscono zainetti scolastici e pennarelli colorati. E poi, quale garanzia di pace migliore di quella che i nostri soldati resteranno in Afghanistan per volontà di tutto il governo di centrosinistra? Mica di quel cattivaccio di Berlusconi che ce li aveva mandati.
La tenuta della maggioranza è l'obbiettivo supremo e assoluto, quello su cui si misura il «senso di responsabilità» di tutti i partiti che la compongono. «Responsabili» verso se stessi, non certo verso la volontà popolare che li ha eletti e che dovrebbero rappresentare (un sondaggio recente del Corriere della Seradà il 61% degli italiani favorevoli al ritiro immediato dall'Afghanistan).
Ma è da tempo che la volontà popolare trova scarsa rappresentanza nel sistema dei partiti che rispondono solo ai poteri forti, nazionali e non, e a dinamiche sempre più autoreferenziali.
A riprova del fatto che quando si accetta di esportare democrazia in armi si ottiene solo di diminuire in patria la pratica della democrazia stessa, sino a mettere seriamente in discussione il valore partecipativo che dovrebbe esserne il fondamento.
Sulla missione in Afghanistan il governo chiederà la fiducia a se stesso per disinnescare il voto contrario di otto pericolosi senatori che ancora ritengono di dover rendere conto delle loro scelte alla propria coscienza e ai propri elettori piuttosto che alle segreterie di partito. Ricordo che, all'indomani del voto trasversale che infilò l'Italia nel macello afgano, un giornale di destra pubblicò in prima pagina le foto dei pochi parlamentari che avevano votato contro, additandoli come traditori; non mi stupirò se domani facesse lo stesso un giornale di centrosinistra o di sinistra. Forse non brinderò alla caduta del governo di centrosinistra ma certo nemmeno alla sua «ritrovata stabilità» perché il prezzo pagato sarà quello di tenere l'Italia ancorata e complice di una logica militare che alimenta e propaga guerra in quasi tutto il pianeta: dall'Iraq alla Palestina, dalla Somalia al Libano, all'Afghanistan.
Sarà la stabilità del governo che si è arreso ai tassisti e ora anche ai carristi.
Forse si impedirà il ritorno di Berlusconi. Ma nasce un interrogativo: perché?

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies