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    Si fa presto a giudicare, dividere la guerra tra buoni e cattivi, se stanno al di qua o al di là del confine - e magari chi giudica è fuori tiro dei missili e delle bombe. Ma anche nel nord di Israele c'è chi guarda con ansia il proprio presente, e..

    Dal nord di Israele, da un cittadino qualunque

    Penso a quelli che ogni giorno si sentono cadere in testa 15 o venti katiusce. Tre settimane sono tante vissute così. Chiusi in casa o nei bunker ad ascoltare radio e guardare Tv nella speranza che arrivi l'annuncio del cessate il fuoco...
    31 luglio 2006 - Giancarlo Bondioli (Medico italiano, da anni in Israele dove esercita la professione di pediatra.)

    Oggi non ci sono stati allarmi.
    La gente del nord ha tirato fuori la testa dai bunker speranzosa.
    Forse è solo temporaneo questo intermezzo ma per chi da venti giorni vive nella paura sembra l'alba di un nuovo mondo.
    Io abito più a sud, ad Afula e fino a venti giorni fa pensavo egoisticamente di essere oltre la portata dei razzi di Nasrallah mentre da due settimane so di essere a tiro per cui ad ogni allarme corro a rifugiarmi nell'angolo più sicuro della mia casa.
    Quando vado in ambulatorio penso sempre che potrei ricevere una telefonata di quelle che non si vogliono mai, l'annuncio che qualcosa o qualcuno è stato colpito, che nel migliore dei casi è solo danno materiale.
    Non vivo bene.
    La notte dormo male, ho spesso extrasistoli e pensieri grigi.

    E' cominciato tutto 20 giorni fa.

    Penso a quelli che ogni giorno si sentono cadere in testa 15 o venti katiusce.
    Tre settimane sono tante vissute così. Chiusi in casa o nei bunker ad ascoltare radio e guardare Tv nella speranza che arrivi l'annuncio del cessate il fuoco.
    Tanti vicini sono andati a Tel Aviv da parenti o amici perché hanno figli piccoli e temono per loro.
    Vedendo le riprese da oltre frontiera si dovrebbe provare pietà per quei poveracci che lasciano le case e scappano al nord ma poi ci guardiamo attorno e vediamo le nostre macerie.
    La pietà lascia velocemente il posto a sentimenti diversi, più cattivi che non fanno onore agli uomini di buona volontà ma la paura, l'insicurezza e l'ansia sono forti, non hanno altre valvole di sfogo che il risentimento verso il nemico perché la razionalità finisce lì dove comincia la paura.
    Io sto di qua dal confine, ne ho le tasche piene di sentire mia madre che si preoccupa a 3000 km e fa fatica a non piangere al telefono.
    Ne ho le tasche piene di vedere mia moglie sussultare a ogni squillo di telefono temendo che l'ultima katiuscia su Haifa abbia centrato il fratello o i genitori.

    Insomma sono uno che vive nel nord di Israele.

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