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In Congo un tranquillo appuntamento con la storia

Il voto in un seggio di Lemba In attesa dalle 5 del mattino, si discute di politica e delle schede, lenzuola di carta coi nomi di 1033 candidati
1 agosto 2006 - Stefano Liberti
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

I primi sono arrivati alle cinque, ancor prima che sorgesse il sole. Lo sguardo è assonnato, ma l'eccitazione si legge palpabile sui loro volti. «Siamo venuti presto perché vogliamo essere sicuri di poter compiere il nostro dovere civico», gridano sovreccitati tre ragazzi all'indirizzo del visitatore straniero. Collège du Saint-Esprit di Lemba, zona est di Kinshasa, sette di mattina di domenica. All'ora prevista per l'apertura dei seggi, la folla è già numerosa. Di fronte alle porte ancora chiuse, si sono create file ordinate; tutto si svolge nella calma. Si discute di politica, del futuro del paese, dei trentadue candidati che vogliono raggiungere la presidenza. Ci si chiede: «Ma come saranno le schede per i deputati?». La domanda non è oziosa: solo in questo collegio, ci sono più di 1000 candidati all'Assemblea nazionale e il sistema elettorale prevede l'obbligo della preferenza.
Quando André, il presidente del seggio n. 1289/A, apre la porta di legno, un boato di gioia attraversa la folla in attesa. «Possiamo dare inizio alle operazioni di voto», esclama con tono burocratico questo giovane studente di legge, sulle cui spalle grava la responsabilità di quanto accadrà lì dentro da questo momento a quello, 22 ore più tardi, in cui verrà terminato lo spoglio e saranno inviati i risultati alla Commissione elettorale indipendente. All'interno della classe, le urne sono già approntate, così come le cabine (quattro séparésdi cartone). Da una parte siedono il segretario e gli scrutatori; dall'altra, gli osservatori e i rappresentanti dei partiti. In bella mostra, accanto agli scrutatori, le schede elettorali. L'arcano delle legislative è presto svelato: ogni scheda è costituita da sei fogli, 50 centimetri per 50, tenuti insieme da un colpo di spillatrice. Sui lenzuoloni di carta sono indicati i nomi di tutti i 1033 candidati, con accanto una loro fotina e il simbolo del partito. Il voto va indicato con una croce. Nessun ordine alfabetico; nessuna chance di riconoscere al volo il proprio favorito se non si conosce il suo numero di riferimento. Ora si capisce l'insistenza degli aspiranti deputati, durante la campagna, su quella cifra che sembrava così anonima...
Le operazioni cominciano a svolgersi. André e i suoi assistenti sono schierati secondo una disposizione precisa, meccanica, soggetta a un rigido ordine. Dal modo in cui tutto è sotto controllo, non sembra di trovarsi in un paese passato per una dittatura trentennale e per sette anni di guerra lacerante, dove le ultime consultazioni democratiche si sono svolte più di 40 anni fa. Gli elettori entrano, esprimono la loro preferenza. Prima di uscire, gli viene spalmato dell'inchiostro su un'unghia per evitare che tornino a votare. Il meccanismo scorre liscio come l'olio. Gli scrutatori segnano i votanti. Gli osservatori osservano. I rappresentanti dei partiti prendono nota. André si guarda intorno: dopo qualche ora ha acquisito una certa sicurezza e comincia a rilassarsi. È allora che il sistema elettorale comincia a mietere le prime vittime. Un ragazzo entra nella cabina; sfoglia furiosamente la scheda-mostro per le legislative. Ha dimenticato il numero. Legge i nomi uno a uno. Dopo venti minuti, rinuncia e se ne va lasciando la scheda in bianco. Una donna incapace di leggere mette una croce su due candidati, il cui volto evidentemente la ispirava. Fuori, nel cortile, un ragazzetto in manette guarda sconsolato l'entrata della scuola. Che ha fatto per meritarsi i ceppi? «L'abbiamo beccato mentre distribuiva di nascosto volantini elettorali. È un reato gravissimo», annuncia grave un poliziotto.
Intorno alle due, la folla comincia a diradarsi. Tutti si sono precipitati a votare di buon mattino; i ritardatari arrivano con passo tranquillo e si risparmiano la fila. L'aria si distende; gli scrutatori scherzano con gli osservatori. Gli osservatori familiarizzano con i rappresentanti di lista. André mantiene il suo aplomb. Non ci sono quasi più votanti, ma il presidente non si staccherà dalla sua postazione fino alla chiusura del seggio.
Alle cinque di pomeriggio, come indicato dal manuale, viene dato inizio lo spoglio. All'interno della classe, oltre ai cinque addetti allo scrutinio, c'è una folla di ventidue persone tra osservatori e rappresentanti di lista. «È un momento storico per il paese. Non potevo non seguire da vicino queste elezioni», confessa Peter, uno studente di legge della vicina università. «E poi - aggiunge ammiccante - è un punto in più nel mio curriculum». André consulta il libro delle istruzioni e declina le regole: ogni scheda sarà controllata da tre persone (due scrutatori e un osservatore) e poi conteggiata. Chi è dentro, non può uscire prima della fine dello spoglio. I cellulari devono rimanere spenti. Il conteggio procede senza intoppi: ogni voto è esaminato in modo scientifico. Le schede nulle sono mostrate a tutti i presenti, prima di essere archiviate. Dopo tre ore, intorno alle otto di sera, finisce lo spoglio delle presidenziali. Nelle due urne stracolme, le schede per legislative aspettano di essere scrutinate. Tutti le guardano con terrore: la maggior parte dei presenti è lì da almeno tredici ore, con la pancia vuota e gli occhi rossi dalla stanchezza. Alcuni rappresentanti di lista provano, invano, a defilarsi. Noi fingiamo un malore e riusciamo a sfuggire alle grinfie del presidente. Fuori, Kinshasa rimbomba di musica e balli. Gli ostaggi di André saranno liberati solo alle cinque di mattina.

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