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    Perchè?

    6 agosto 2006 - Cindy Sheehan

    Il mio viaggio verso la Giordania dall'aeroporto John Fitzgerald Kennedy a
    New York, e' cominciato con sapore mediorientale ieri. Mentre mi trovavo
    ancora all'aeroporto, infatti, un signore mi si e' avvicinato. Era un
    profugo iracheno, che ora vive in Giordania. Mi ha riconosciuta, e mi ha
    detto che era onorato di conoscermi e grato per il mio impegno, ma voleva
    anche trasmettermi qualcosa. Ha detto che il popolo iracheno e' riconoscente
    per cio' che il movimento pacifista sta facendo negli Usa per porre fine
    all'occupazione, ma che per il suo paese era ormai "troppo tardi".
    Ha aggiunto che chiunque poteva andarsene lo aveva fatto, e che la maggior
    parte del suo paese era al di la' delle possibilita' di ricostruzione. La
    leggendaria Babilonia, che e' esistita per secoli e secoli, non e' durata
    tre anni dopo che ci sono arrivati gli americani. Centinaia di migliaia di
    iracheni morti, da aggiungere all'oltre un milione di quelli che sono morti
    durante il periodo delle sanzioni.
    Il signore mi ha informato tristemente che gli americani non stanno facendo
    nulla per fermare la violenza settaria in Iraq,e che anzi la incoraggiano,
    e che lui aveva ormai ben poca speranza per il futuro del paese in cui e'
    nato e che ama.

    All'aeroporto Queen Alia di Amman, io e il mio gruppo siamo stati accolti da
    Munther, che ha lavorato con il governo giordano e come consulente per le
    ong per molti anni. E' stato uno dei facilitatori che aiutarono, nel 1999,
    ad arrivare all'accordo di pace fra Giordania e Israele. E' un esperto per
    tutto cio' che riguarda l'acqua e l'agricoltura. Si ritiene fortunato a
    vivere in Giordania con la sua famiglia, ma in passato gli hanno sparato, ed
    hanno persino lanciato razzi sulla sua casa, a causa del suo impegno
    pacifista. Munther capisce bene che una pace vera e duratura non puo' essere
    raggiunta tramite una guerra eterna, ed ha pagato un duro prezzo per i suoi
    convincimenti.
    *
    Ma la testimonianza piu' terribile del giorno e' stata quella della
    dottoressa Nada, una medica irachena che e' rimasta a Baghdad ad aiutare la
    sua gente durante il periodo delle sanzioni e poi durante l'invasione.
    Primario in un grande ospedale di Baghdad, la dottoressa Nada dice che le
    sanzioni hanno ucciso due milioni di bambini. I piccoli morivano per
    l'uranio impoverito lasciato dal primo errore del Golfo compiuto dal primo
    George. Morivano di guerra, di inquinamento e malattie, ma anche perche' non
    c'erano medicine con cui curarli.
    All'incontro, la dottoressa ha portato con se' la piccola Farrah, di tre
    anni, figlia di un'amica. Una bimba dai corti capelli scuri e dai grandi
    occhi castani. C'erano un mucchio di bambini all'aeroporto Queen Alia ieri,
    e dozzine di essi che giocavano attorno all'albergo. Il mio cuore scoppia
    dal dolore quando penso a tutti i piccoli in Iraq, in Palestina, in Libano,
    che vivono esistenze orribili e la cui vita viene troncata dalla malvagia
    macchina della guerra che sembra dirigere il nostro mondo.
    La dottoressa Nada ci ha raccontato dei sette giorni strazianti che ha
    passato in un pronto soccorso di Baghdad, dal 2 al 9 aprile del 2003. Cento
    persone ferite all'ora arrivavano all'ospedale, e molte sono morte perche'
    non era possibile soccorrerle in tempo. La dottoressa Nada era responsabile
    del "triage" e doveva continuare a lavorare sapendo che il paziente numero
    cento di quell'ora sarebbe quasi certamente morto. Le persone operate
    venivano stipate nelle sale d'aspetto, e neppure identificate. La dottoressa
    ha detto che ricorda quel periodo come "parti amputate di corpi che
    nuotavano in un mare di sangue". Lei e' rimasta in Iraq per tutti quegli
    anni, ma ora vive in Giordania. Non poteva piu' sopportare la continua
    violenza delle milizie, delle squadre delle morte, i rapimenti, e tutto il
    resto. "Anche se gli americani non avessero ucciso un solo innocente in
    Iraq", mi ha detto, "essi hanno responsabilita' in ogni morte, perche' non
    stanno proteggendo gli iracheni, e l'occupazione fomenta la violenza".
    *
    Domani io lascero' la Giordania per andare a Camp Casey, a cercare di
    confrontarmi con George Bush sugli orrori delle sue politiche fallimentari
    in Medio Oriente. Abbiamo saputo che comincera' le sue vacanze laggiu' il 9
    agosto.
    Munther commentava la cosa con me, ieri. Diceva che non poteva credere che
    George Bush non avesse ne' il coraggio ne' la cortesia di incontrarmi. Gli
    ho risposto: "Non ha neppure il coraggio di stare nella stessa citta' con
    me, ormai". Questo cowboy vigliacco ed i suoi amici, cosi' svelti nel
    condannare bambini ad una fine precoce, devono essere messi di fronte alla
    realta' dei loro crimini. Dobbiamo essere ostinati e perseveranti per la
    pace, nella pace, quanto essi lo sono per la guerra.
    Io non posso piu' sopportare di vedere altre innocenti Farrah ed altri
    innocenti Casey assassinati. Percio' domenica saro' di nuovo seduta in quel
    fossato, a ripetere la stessa domanda: "Perche'?".

    Note:

    traduzione di Maria G. Di Rienzo

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