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Dobbiamo fermarli

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8 agosto 2006 - Delegazione ong italiane in Libano


La delegazione delle Ong parte per Damasco. Il giro per arrivare in Libano cambia di ora in ora. dipende da che cosa si trova sulla strada, e da come Israele decide di bombardare.
Poco prima di partire apprendiamo che e' stata bombardata una parte della strada che dobbiamo percorrere.
Alla frontiera di Deboussie, a nord, tra Siria e Libano, decidiamo di aspettare l'alba per motivi di sicurezza, e' altamente sconsigliato muoversi durante la notte, Israele potrebbe colpire tutto quello che si muove nel buio.

Quando passiamo il missile tirato diverse ore prima continua a bruciare in mezzo agli alberi; il solco e' profondo, l'aspetto intorno e' desolante.
Dopo qualche chilometro la strada ci porta al mare e la percorreremo fino a Beirut, passando per Tripoli. All'altezza di Batrun, siamo costretti ad una altra deviazione, la superstrada e’ stata colpita ed e' interrotta. Si torna indietro e si prende una strada secondaria. Le strade alternative in realta' vengono di volta in volta inventate.
Si arriva a Jeble, l'antica citta' fenicia di Biblos, con le sue rovine. Intorno ad esse molte altre cose sono state colpite.
Qua' e la' ci sono segni di distruzione, case e crateri, lasciati dai missili tirati dall'aviazione israeliana, che vigliaccamente sorvola e colpisce durante la notte ma anche di giorno.
Per oggi, 6 agosto Israele ha ordinato di lasciare le case di Sidone, perche questa notte colpira'.
Si arriva infine a Beirut. Tutto e' fermo la mattina alle 8, ci si riposa , pochissimo e poi si parte per i primi incontri concordati nella citta' di Beirut.

Si parte per la visita all'Ospedale "Rafik Hariri" incontro con il direttore Wassim Wazam . L'ospedale che visitiamo e' una nuova struttura inaugurata lo scorso anno.
”Le cose di cui abbiamo maggiore bisogno e’ che venga imposto il cessate il fuoco immediatamente. Ci stanno ammazzando, dobbiamo fermare innanzitutto le uccisioni. Nessuno e' in grado di aiutarci se ci sparano addosso.
L'Europa e la Comunita' Internazionale ha finanziato tutto quello che abbiamo qui e ora lo stanno distruggendo senza avere la minima reazione. E' necessario fermare questa carneficina il piu' presto possibile”.

Uno dei grossi vantaggi che hanno, e' che l'ospedale serve la popolazione che arriva dal Sud. Hanno fermato tutte le accettazioni per i casi normali dando la precedenza a tutte le emergenze della popolazione che arriva ferita o in fin di vita.
Ora che le strade sono chiuse, anche questa possibilita' non aiuta affatto e diventa un grosso problema pensare di poter curare la gente, anche perche' l'ospedale sta funzionando al 30%. Altro problema e' il personale che non riesce ad arrivare a causa delle strade chiuse e per il pericolo di bombardamenti. Tutti gli altri ospedali della zona sono chiusi.

La funzionalita' di questo ospedale dipende dagli aiuti, in termini politici prima di tutto e in termini economici: cominciano a scarseggiare le medicine piu' importanti. Ci sono stati molti casi di persone, soprattutto bambini colpiti dalle cluster bombs , ma anche l'utilizzo delle armi chimiche si e' fatto sentire. Casi di feriti da armi chimiche si sono verificati e sono stati trasportati tutti in ospedali degli Emirati.

C'e' il problema dello spostamento delle ambulanze. L’ospedale non puo’ andare a prendere nessuno, in genere e' la Croce Rossa Internazionale e la Croce Rossa Militare che ci forniscono le cose necessarie. Anche queste due strutture pero' vengono colpite e attaccate da Israele.

Abbiamo visitato i feriti presenti nell'ospedale, sono 135. Tutti civili, feriti durante i bombardamenti del Sud. Le loro case sono crollate una dopo l'altra, Una delle donne e' paralizzata dalla vita in giu', ha perso due dei suoi figli, sono ancora sotto le macerie, nessuno puo' recuperarli, nessuno puo' ritornare in quell'inferno, dove non esiste piu' nessuna casa in piedi.

Nel pomeriggio abbiamo visitato il coordinamento delle associazioni, ONG e una miriade di associazioni di giovani che si stanno occupando della prima emergenza.
E' un coordinamento composto da associazioni come "SAMIDUN", Gathering for life , Gathering for freedom and life" " Civil Campagne for Relief", Moviment Social, associazioni che si occupano di comunicazione e di media. Queste associazioni dicono no a qualsiasi forza internazionale, soprattutto se rimarranno presenti le forze di Israele sul territorio.

Il loro intervento si svolge soprattutto nel coordinare e portare aiuti da parte dei volontari nelle varie strutture.
I profughi sono quasi 1.000.000. Hanno ricevuto i primi materiali come coperte, materassi fornelli e bombole del gas, pentole e altri oggetti per organizzare la “casa” di fortuna dove mettere i propri figli.

L'incontro si tiene in un locale del Parco di Sanaye, la “Zico House” dove si incontrano tutte le associazioni. Ci sono decine di volontari che lavorano in coordinamento tra di loro anche se con diversi punti di vista.
Ognuno di loro ha una specificita', chi lavora con i bambini, chi con i giovani e via dicendo. I problemi iniziali sono l'emergenza, e la sicurezza, poi esiste il problema politico.
Sono tutti d'accordo sulla condanna all'aggressione militare; alcuni ritengono che e' una aggressione degli USA fatta con le armi e la mano israeliana. I libanesi comunque con condannano gli Hizbollah per la risposta all’aggressione.

Gruppi di giovani che si incontrano e che si occupano della gente. Una situazione molto ricca di energie di giovani che non vogliono stare a guardare il declino della propria terra. Ancora una volta per la seconda volta dopo la lunga guerra civile di tanti anni fa.
E' una ricchezza di cui la societa' civile sta crescendo e si rafforzera'.
Le difficolta' che incontrano sono quelle economiche, molte volte non hanno nemmeno la benzina da mettere nella macchina per andare a fare il giro delle famiglie che sono alloggiate negli spazi predisposti.
Le richieste sono di portare il piu' possibile gli aiuti alla popolazione, nell'affrontare la questione e la crisi umanitaria, sono molto vicini e uniti.

Andiamo a visitare le scuole e i palazzi messi a disposizione per i profughi. Il primo grande palazzo e' abitato da 550 persone; la maggior parte delle famiglie e' fuggita dal sud di Beirut ma molte vengono anche dal sud del Libano. Molti di loro hanno perso le loro case, altri invece le hanno solo abbandonate.

”I nostri bambini hanno paura - ci dicono, - e noi per fargli passare la paura gli abbiamo detto che ha vinto l'Italia ...cosi come nel 1982 l'italia vinse il mondiale e Israele bombardo' il Libano”. Le mamme li incoraggiano e gli raccontano la storia dell’Italia campione del mondo. “Vogliamo ritornare nelle nostre case, vogliamo che i nostri figli possano ritornare a scuola e ritornare alla tranquillita’”.

L'altra famiglia ha una storia piu' drammatica. Sono palestinesi, vivevano a Dahye. Erano tutti scappati al secondo giorno di bombardamento. Il figlio piu’ grande, con l'amico, era ritornato a casa con il motorino per prendere un po’ di vestiti. una bomba lo ha colpito, e' morto senza accorgersi di nulla. L'amico e' rimasto ferito in modo grave, ora e’ ricoverato. Sono riusciti a riportare tutto, motorino, ragazzi e anche quello che avevano dentro, una bandiera dell'Italia. Sono 14 in famiglia, distrutti da questo lutto se ne vorrebbero andare per sempre, non riescono a dimenticare, oggi la loro vita e' scandita dall'uso di farmaci per stare tranquilli.
Nella scuola di Nasra ci sono 120 persone, tanti volontari si occupano dei bambini, non vogliono aiuti, vogliono tornare nelle loro case.

La citta di Beirut sembra apparentemente normale, ma tutto intorno la guerra mostra il vero volto.
Quando visiti i luoghi del delirio ti accorgi quanto sia forte e violenta questa guerra. Ti accorgi come sia forte l'attacco di Israele e quanto sia grande questa tragedia.

Mentre ci allontaniamo da una delle scuole che ospitano le famiglie profughe, sentiamo le bombe, ci avvisano che stanno bombardando ancora la parte sud di Beirut. Ancora altre bombe, ancora altre tragedie si consumeranno…. dobbiamo fermarli.

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