Conflitti

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

    I gruppi pacifisti criticano le "scorrette" politiche statunitensi

    10 settembre 2006 - Alberto Cremonesi

    MIDEAST:
    Mentre le forze di pace multinazionali si stanno lentamente radunando presso le Nazioni Unite per salvaguardare il debole cessate il fuoco tra Israele ed Hezbollah, gli attivisti di pace statunitensi dichiarano che il processo per un vero e proprio insediamento e' appena iniziato.

    In molti affermano che l'aumento delle tensioni nella regione puo' essere
    direttamente ricondotto alla politica estera americana, in particolar modo
    all' incondizionato sostegno di Washington per Israele, senza contare
    l'invasione ed incessante occupazione dell'Iraq.

    Giovedi' piu' di 120 gruppi di coalizione statunitensi hanno firmato una
    lettera di solidarieta' per i popoli del Medio Oriente, nella quale
    denunciavano gli "attacchi indiscriminati sui civili libanesi, palestinesi,
    iracheni ed israeliani, e l'orribile morte, distruzione ed emigrazione che
    stanno colpendo il paese"

    "Lo scopo di questa lettera e' quello di far sapere ai popoli del Medio
    Oriente che stanno pagando enormemente il prezzo di questa guerra, che in
    questo difficile momento non sono soli. Stiamo facendo tutto il possibile
    per fermare questa strage e mettere fine a questa dolorosa situazione,"
    queste le parole che Hany Khalil, coordinatore dell'organizzazione United
    for Peace and Justice (UFPJ), ha detto alla IPS.

    La UFPJ e' stata la prima a firmare la lettera, attualmente in circolazione
    negli Stati Uniti ed in Medio Oriente. "Penso proprio che lo sforzo politico
    dei movimenti pacifisti mondiali abbia aiutato le Nazioni Unite a concordare
    il cessate il fuoco, anche se questo sembra essere davvero fragile" ha
    aggiunto.

    I combattimenti tra Israele ed Hezbollah, iniziati il 12 luglio e terminati
    con piu' di 1.300 vittime libanesi e circa 150 israeliane, hanno scatenato
    un'immediata reazione da parte dei gruppi pacifisti, con manifestazioni,
    marce, conferenze stampa e perfino una petizione generale per fermare la
    guerra, raggiungendo 200.000 firme provenienti da oltre 100 paesi.

    Il 21 luglio la UFPJ ha inoltre organizzato una manifestazione di fronte al
    palazzo della Missione delle Nazioni Unite di New York, dove gli attivisti
    hanno consegnato una lettera all'ambasciatore americano John Bolton
    sollecitando un'azione immediata per il cessate il fuoco in Libano e a Gaza.

    Ed ancora, l'11 agosto, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha
    approvato la Risoluzione 1701, richiedendo una "totale cessazione delle
    ostilita'" e l'obbligo da parte di Israele di fornire alle Nazioni Unite la
    mappa delle mine nascoste nel sud del Libano durante i 22 anni di
    occupazione del paese.

    "Ora che la risoluzione e' stata adottata, il compito delle Ong e di
    numerose altre organizzazioni sara' quello di accertare che questa venga
    seriamente attuata, e di compiere allo stesso tempo uno sforzo piu' grande
    in favore della pace e dei negoziati" questo e' cio' che Mark Rosenblum,
    fondatore e direttore della linea politica del gruppo pacifista ebraico
    statunitense Americans for Peace Now (APN), ha detto alla IPS.

    "Se qualcuno ha perso questa guerra, sono stati i civili di entrambi i
    paesi, sia dal punto di vista delle vittime che dei feriti"

    La APN ritiene che Israele abbia avuto tutti i diritti di difendere il
    proprio territorio ed i propri cittadini, ma nel fare questo avrebbe dovuto
    assicurarsi che i propri obiettivi militari fossero realizzabili e ben
    definiti, e che i mezzi impiegati per raggiungerli riducessero al minimo il
    rischio di coinvolgere civili innocenti.

    La maggior parte degli attivisti di pace condannano gli Hezbollah per aver
    sequestrato i due soldati israeliani e per aver dato inizio a quest'ultimo
    conflitto. Tuttavia, come Yasmin Hamidi - moderatrice del Media Committee
    per la Network of Arab-American Professionals (NAAP) - ha detto alla IPS
    durante un recente briefing di libanesi rifugiati a New York "I
    bombardamenti hanno aumentato il sostegno per gli Hezbollah da parte del
    popolo libanese poiche' Israele ha causato molti piu' danni degli stessi
    Hezbollah."

    Clovis Maksoud, direttore del Center for the Global South presso l'
    Universita' americana di Washington, ritiene che "Le Ong e le organizzazioni
    umanitarie mondiali non solo hanno elevato la consapevolezza verso le
    tragiche conseguenze causate dalla spietata e crudele distruzione della
    struttura sociale ed economica libanese per opera di Israele"

    "ma hanno rappresentato un gruppo di coscienza che ha lenito le ferite del
    popolo libanese e dato loro la forza di resistere e di superare la
    disperazione".

    Altri ritengono che il piano del Consiglio di Sicurezza di trovare un
    accordo per porre fine alle ostilita' durante il mese dei combattimenti e'
    stato soltanto il primo passo di un lungo e difficile cammino.

    "Il raggiungimento della risoluzione delle Nazioni Unite non e' sufficiente
    - dobbiamo assicurarci che venga attuata sul serio" ha detto Rosenblum.

    Stephen Zunes, direttore della sezione medio-orientale della politica estera
    del Focus Project, ha analizzato la risoluzione e osservato che questa
    "invita Israele a ritirarsi dal sud del Libano 'in parallelo' all'esercito
    libanese, in procinto di prendere posizione in questa parte del paese. La
    mancanza di un piano preciso, tuttavia, ha suscitato il timore che un
    completo ritiro israeliano potrebbe richiedere molti mesi"

    Inoltre, ha aggiunto, "il linguaggio compromesso della risoluzione. non fa
    alcun riferimento alla prova evidente che Israele - grazie al forte supporto
    dell' amministrazione di George W. Bush - abbia in realta' pianificato
    l'assalto in Libano molti mesi fa e che abbia ripetutamente violato lo
    spazio aereo libanese, oltre ad aver condotto violazioni dei confini nei
    mesi ed anni precedenti all'attacco del 12 luglio..."

    Alla fine, la risoluzione invita "al rilascio incondizionato dei soldati
    israeliani sequestrati" dagli Hezbollah in territorio israeliano, ed
    aggiunge, "ma solo per risolvere la questione dei prigionieri libanesi
    attualmente trattenuti in Israele".

    "I dettagli 'poco chiari' della risoluzione la rendono oggetto di svariate
    interpretazioni, e questo sara' ancora piu' evidente nelle prossime
    settimane in cui si discutera' della sua attuazione"
    ha detto Maksoud, che e' anche l'ex ambasciatore della Lega Araba presso le
    Nazioni Unite e l'India.

    "Forse il problema principale e' la totale mancanza di un riferimento all'
    investigazione sui crimini di guerra che Human Rights Watch giustamente
    denuncia" ha aggiunto.

    Evidenziando la continua importanza delle Ong per la promozione della pace
    nella regione, Rosenblum ha detto, "i lavori sono appena iniziati - ci sono
    ancora molti problemi che devono essere affrontati."

    Note:

    Traduzione di Federica Gabellini per peacelink.it

    PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies