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    John Loretz

Guerra aerea

Un elicottero con una delegazione di ufficiali precipita nel Caucaso del nord. Le autorità si affrettano a dichiararlo un incidente, mentre militanti islamici rivendicano il sabotaggio
Anna Politkovskaya
Fonte: Novaya Gazieta - 14 settembre 2006

Lunedì 11 settembre un elicottero MI8 è precipitato a 5 chilometri da Vladikavkaz, la capitale della repubblica dell’Ossezia del Nord. Si trattava di un velivolo appartenente alla 58esima armata, i cui quartieri generali si trovano nella città. Elicottero M18

Dei sedici militari che si trovavano a bordo (3 membri dell’equipaggio e 13 passeggeri) ne sono morti 12. Si trattava di un gruppo di ufficiali ispettori che lavoravano alla verifica delle condizioni delle varie unità del distretto militare dell’Ossezia del Nord in occasione dell'arrivo dell'inverno. Il MI8 era decollato dalla cittadina di Gizel’ diretto a Chalkana, ma poco dopo un problema tecnico ne ha causato la caduta.

Gli specialisti ritengono che ci sia stato un incendio, forse causato da una perdita di carburante o di olio, apparentemente confermata dai testimoni oculari che hanno osservato una coda di fumo subito dopo il decollo.

E' stata aperta un'indagine in conformità all’articolo 352 del codice penale della Federazione Russa (“violazione dei regolamenti di volo e preparazione al decollo”) e non secondo l'ipotesi di terrorismo. Le fonti ufficiali però hanno subito escluso la possibilità di un atto terroristico, anche se il guasto potrebbe essere ascrivibile sia a un problema tecnico che ad un eventuale sabotaggio.

In realtà vari elementi ed alcuni incidenti del passato hanno lasciato spazio a dubbi. Confermati. Il 12 settembre, uno Jamaat (gruppo islamico militante) ha effettivamente reso noto tramite Internet un comunicato nel quale si compiaceva del successo della propria operazione di sabotaggio.
Anna Politkovskaya aveva ricostruito le reazioni all'incidente ed alla dichiarazione del Jamaat, cercando di fare luce sui tentativi delle autorità civili e militari di negare l'esistenza del gruppo combattente nella repubblica caucasica. Nonostante gli sforzi di nasconderlo, la guerra, da molto tempo ormai, non è più solamente in Cecenia.

Il Jamaat annuncia l’inizio della guerra aerea

Come è noto il 12 settembre il Jamaat dell'Ossezia del Nord "Kataib al Khoul" si è preso la responsabilità della caduta dell'elicottero MI8 e della morte di alcuni alti ufficiali. Il Jamaat ha comunicato che l'elicottero sarebbe stato abbattuto con un colpo partito da un sistema missilistico contraereo. È quindi accaduto quanto esposto. Gli agenti della procura generale che seguono le indagini sulle ragioni della caduta dell'elicottero, hanno confutato senza pensarci due volte la tesi di Jamaat, rassicurando l’opinione pubblica: passi un sabotaggio “dei nostri”, una mancata manutenzione, un cattivo equipaggio - ma assolutamente non un atto terroristico!

Le autorità del Nord dell'Ossezia hanno anche stupito per la mancanza di informazione, dato che hanno comunicato che il jamaat in questione non esisterebbe, basandosi sul fatto che non sono a conoscenza della sua esistenza sul proprio territorio. Infondatamente. Dell'esistenza di un jamaat armato, militante e sabotatore nella repubblica dell'Ossezia del Nord - Alania si sa già da qualche mese. Fu fondato circa un anno dopo i fatti di Beslan dai frammenti di precedenti jamaat del luogo, messi in rotta dall’FSB repubblicano nel corso di alcuni mesi dopo l’atto terroristico.

Nel 2006 il Jamaat ha iniziato a uscire regolarmente su Internet con dichiarazioni riguardo ai propri obiettivi, compiti e piani. Su Internet era addirittura possibile entrare in contatto con i suoi rappresentanti. L'ultimo avvertimento virtuale era immediatamente precedente la distruzione dell'elicottero - in tre giorni il Jamaat comunicò che avrebbe condotto una guerra aerea, abbattuto elicotteri e aerei militari, mentre non avrebbe nemmeno toccato quelli civili. Allora furono resi noti i luoghi che i mujaheddin tengono sotto continua osservazione, in attesa di un decollo di alti militari. L'aerodromo di Gizel’ era tra questi. Non si capisce proprio come davanti a simili dichiarazioni un aereo con una commissione tanto importante sia comunque decollato proprio da Gizel’.

Note:

Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Paolo Ares Frigerio

Introduzione a cura di Osservatorio sui Balcani

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