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    «Un esercito per vincere»

    Addio occupazione «leggera». Il Pentagono annuncia l'arruolamento di altri 92.000 uomini e turni di 24 mesi, rinnovabili, per i riservisti
    13 gennaio 2007 - Steve Sherimps
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)


    Più militari, più marines, più lunghi periodi di mobilitazione, sino a 24 mesi, ripetibili, per i membri della riserva e della Guardia nazionale. Questa la nuova strategia dell'Amministrazione Bush per poter continuare ad occupare l'Afghanistan e l'Iraq ma anche per, un domani, poter intervenire in Libano, in Siria, in Iran, illustrata ieri dal neo ministro della Difesa americano Robert Gates.
    Si tratta di un'evidente inversione di tendenza rispetto alla politica del suo predecessore, Donald Rumsfeld, non tanto per quanto riguarda gli obiettivi, quanto sul modo più appropriato per raggiungerli. Prima si puntava su un esercito e su un'occupazione «leggera», tutta basata sulla tecnologia, che mirava, da una parte a distruggere l'Iraq e dall'altra ad assicurarsene comunque il controllo e le riserve petrolifere lasciando campo libero alle milizie confessionali filo-Usa e filo-Iran. Una strada che è riuscita si a disgregare l'Iraq ( come volevano i neoconservatori «likudnik»), ma non a schiacciarne la resistenza - anzi il settarismo delle milizie governative l'ha rafforzata - e che ha provocato un tale caos e tali perdite da mettere in discussione sia l'immagine che i vantaggi economici dell'occupazione. Occorreva quindi cambiare strada anche perché l'essere rimasti impantanati in Iraq, non solo è costato ai Repubblicani il controllo della Camera e del Senato ma anche una brusca frenata nei loro piani di destabilizzazione della Siria, per non parlare di quelli per un eventuale attacco all'Iran. Ora, ha sostenuto Robert Gates, agli Usa serve un esercito in grado di intervenire contemporaneamente su più fronti. E soprattutto di vincere in Iraq.
    Accompagnato dal capo di Stato maggiore delle Forze Armate, il generale Peter Pace, Robert Gates ha illustrato ieri le sue idee al Congresso, poche ore dopo la decisione del presidente George W. Bush di inviare altri 21.000 soldati in Iraq. Il nuovo capo del Pentagono ha proposto un aumento degli effettivi dell'esercito di 65.000 uomini - in modo da arrivare a circa 547.000 soldati - e di quelli del corpo dei marines di circa 27.000 unità che quindi arriverà a circa 200.000 uomini. Ma forse la vera doccia fredda per l'opinione pubblica americana è stata la decisione di abolire il limite massimo di tempo per i turni di combattimento in Iraq e Afghanistan dei riservisti e dei membri della Guardia nazionale. Fino ad oggi i «cittadini-soldato» potevano essere richiamati in servizio attivo in Iraq e Afghanistan per non più di 24 mesi complessivi. Ora questo limite non c'è più. L'unico limite rimasto è quello relativo alla lunghezza di ciascun turno di mobilitazione che non può superare i 24 mesi consecutivi. In altri termini un giovane potrebbe essere spedito a combattere per 24 mesi, tornare a casa, se ci riesce, e poco dopo essere mandato di nuovo in guerra per altri 2 anni.
    I membri della riserva e della Guardia inviati in Iraq in questi ultimi anni vi hanno trascorso generalmente diciotto mesi dei quali sei di addestramento negli Usa. Quindi non potevano essere mandati di nuovo in guerra perché altrimenti avrebbero superato il limite di 24 mesi. Adesso invece sarà possibile.
    Le nuove proposte Bush e Gates sono sono state accolte con freddezza dall'opinione pubblica - in un sondaggio della Cnn solamente il 32% si è dichiarato favorevole - e dal Congresso, con anche diversi esponenti repubblicani piuttosto dubbiosi sull'efficacia di tali misure.
    George Bush, intanto, cerca di vendere le sue nuove idee sullo scacchiere internazionale, e soprattutto ai regimi arabi suoi clienti e ha spedito ieri il segretario di Stato Condoleezza Rice alla volta del Medio Oriente: oggi sarà in Israele e in Palestina e successivamente nei feudi Usa di Egitto, Giordania, Arabia Saudita e Kuwait. Nel frattempo i media americani si sono concentrati su una lacrima versata da un Bush, visibilmente commosso, durante la cerimonia ufficiale alla Casa bianca in ricordo di un eroico marine, Jason Dunham, ucciso in Iraq. Per nulla convinti dell'arrivo di altri soldati Usa si sono mostrati ieri gli iracheni: la resistenza ha annunciato la sua determinazione ad impedire la ripresa della capitale da parte delle «truppe Usa e persiane» mentre i settori sciiti più radicali hanno messo in guardia gli americani dall'avvicinarsi alle loro roccaforti come il ghetto di Sadr City.

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