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La 'demonizzazione' dei musulmani e la battaglia per il petrolio

22 gennaio 2007 - Michel Chossudovsky
Fonte: Global Research - Centro di ricerca sulla Globalizzazione (http://www.globalresearch.ca) - 04 gennaio 2007

Durante tutta la storia, le 'guerre di religione' sono servite per occultare gli interessi economici e strategici che stavano dietro la conquista e l'invasione dei territori stranieri. Le 'guerre di religione' erano invariabilmente combattute con un occhio ad assicurarsi il controllo sulle rotte commerciali e le risorse naturali.
Le crociate comprese tra il XXI e il XIV secolo sono spesso presentate dagli storici come 'una serie continua di spedizioni militar-religose organizzate dai cristiani europei nella speranza di scacciare dalla Terra Santa i turchi infedeli'. L'obiettivo delle Crociate, in realtà, aveva ben poco a che fare con la religione. Le Crociate erano piuttosto un modo per sfidare, attraverso l'azione militare, il dominio delle società mercantili musulmane che controllavano le vie commerciali orientali.
Il principio della 'guerra giusta' forniva supporto alle Crociate. La guerra era portata avanti con il sostegno della Chiesa Cattolica, divenendo un efficace strumento di propaganda religiosa e indottrinamento, usato per arruolare in tutta l'Europa contadini, servi e vagabondi urbani.

La Crociata americana in Asia centrale e Medio Oriente

Agli occhi dell'opinione pubblica, avere una 'giusta causa' per dichiarare guerra è cruciale. Una guerra è definita giusta se è mossa su basi morali, religiose o etiche.
La Crociata americana in Asia centrale e Medio Oriente non fa eccezione. La 'guerra al terrorismo' pretende di difendere la Patria Americana e proteggere il 'mondo civilizzato'. E' portata avanti come una 'guerra di religone', uno 'scontro di civiltà', quando in effetti l'obiettivo principale è assicurarsi il controllo e la proprietà industriale sulle estese ricchezze petrolifere della regione, imponendo allo stesso tempo, sotto l'egida del FMI e della Banca Mondiale (ora guidata da Paul Wolfowitz), la privatizzazione delle imprese statali e il trasferimento delle risorse economiche dei Paesi nelle mani del capitale estero.
La teoria della 'guerra giusta' consente di portare avanti la guerra come un'operazione 'umanitaria'. Serve a camuffare i veri obiettivi dell'operazione militare, fornendo anche un'immagine di moralità e solidità di principi agli invasori. Nella sua versione contemporanea, spinge per interventi militari contro 'stati canaglia' e 'terroristi islamici' che minacciano la Patria.
Possedere una 'giusta causa' per fare la guerra è cruciale per la giustificazione data dall'amministrazione Bush all'invasione e occupazione di Afghanistan ad Iraq.
Insegnata nelle accademie militari USA, una versione moderna della guerra giusta è stata incorporata nella dottrina militare statunitense. La 'guerra al terrorismo' e il concetto di 'prevenzione' sono predicate in nome della 'autodifesa'. Essi definiscono 'quando è permesso dichiarare guerra': ius ad bellum.
La ius ad bellum serve a creare consenso nelle strutture di comando delle forze armate. Serve anche a convincere le truppe che il nemico è 'malvagio', e che stanno combattendo per una 'giusta causa'. Più in generale, la teoria della guerra giusta nella sua versione moderna è parte integrante della propaganda di guerra e della disinformazione dei media applicate all'ottenimento di supporto dell'opinione pubblica per un'agenda di guerra.

[mappa di Eric Waddell, Global Research, 2003]

Mappa delle aree di conflitto in Medio Oriente

La battaglia per il petrolio: demonizzazione del nemico

La guerra crea un'agenda umanitaria. Lungo il corso della storia, la crudelizzazione del nemico è stata applicata più e più volte. Le Crociate demonizzavano i Turchi come infedeli ed eretici, un punto di vista che giustificava l'azione militare.
La demonizzazione è al servizio degli obiettivi geopolitici ed economici. Allo stesso modo, la campagna contro il 'terrorismo islamico' (segretamente supportato dallintelligence americana) supporta la conquista di ricchezze petrolifere. Il termine 'islamo-fascismo' serve a denigrare politiche, istituzioni, valori e tessuto sociale dei paesi musulmani, indicando allo stesso tempo i principi di 'democrazia occidentale' e 'libero mercato' come unica alternativa per quei paesi.
La guerra portata avanti dagli USA nella regione centro-asiatica e mediorientale ha lo scopo di ottenere il controllo su più del 60% delle riserve mondiali di petrolio e gas naturale. I giganti del petrolio anglo-americani cercano anche di ottenere il controllo sulle rotte di oleodotti e gasdotti della regione.
I paesi musulmani, come Arabia Suadita, Iraq, Iran, Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Yemen, Libia, Nigeria, Algeria, Kazakhistan, Azerbaijan, Malaysia, Indonesia, Brunei, possiedono una quota tra 66.2 e 75.9% delle riserve petrolifere totali (a seconda delle fonti e della metodologia utilizzata per la stima). Al contrario, gli USA hanno a malapena il 2% delle riserve di petrolio. I paesi occidentali, inclusi i maggiori produttori dell'area (Canada, USA, Norvegia, Gran Bretagna, Danimarca e Australia) controllano approssimativamente il 4% delle riserve.
La maggior parte delle riserve di petrolio del mondo si trovano nell'area compresa tra la punta dello Yemen a nord, il bacino del mar Caspio a sud, la costa orientale del Mediterraneo a est e il golfo Persico a ovest. Questa ampia regione mediorientale-centroasiatica, teatro della 'guerra al terrore' guidata dagli USA, comprende secondo le stime più del 60% delle riserve mondiali.
L'Iraq ha cinque volte più petrolio degli Stati Uniti.
I paesi musulmani possiedono almeno sedici volte più petrolio dei paesi occidentali.
I principali paesi non musulmani con riserve petrolifere sono Venezuela, Russia, Messico, Cina e Brasile.
La demonizzazione è applicata ad un nemico che controlla tre quarti delle riserve mondiali di petrolio. 'Asse del male', 'Stati canaglia', 'nazioni fallite', 'terroristi islamici': demonizzazione e crudelizzazione sono i pilastri ideologici della 'guerra al terrore' americana. Servono come casus belli per portare avanti la battaglia per il petrolio.
La battaglia per il petrolio richiede la demonizzazione di chi ha il petrolio. Il nemico è caratterizzato come malvagio, un punto di vista che giustifica l'azione militare, finanche le uccisioni di massa dei civili. La regione del Medio Oriente e dell'Asia Centrale è pesantemente militarizzata. I pozzi petroliferi sono circondati; le navi da guerra della NATO stazionano nel Mediterraneo orientale (come parte della missione ONU di 'peacekeeping'), i Carrier strike groups e gli squadroni Destroyer nel golfo Persico e Arabico sono dispiegati come parte della 'guerra al terrore'.
L'obiettivo finale, per cui si combinano azioni militari, operazioni di intelligence segrete e propaganda di guerra, è smembrare il tessuto sociale nazionale e trasformare Stati sovrani in territori economicamente aperti, dove le risorse naturali possono essere saccheggiate e confiscate sotto la supervisione del 'libero mercato'. Un controllo che si estende anche ai corridoi strategici per gasdotti e oleodotti (es. in Afghanistan).
La demonizzazione è un trucco psicologico, usato per influenzare l'opinione pubblica e creare consenso per la guerra. La guerra psicologica è direttamente sponsorizzata dal Pentagono e dalle strutture di intelligence americane. Non si limita ad assassinare o giustiziare i governanti dei paesi musulmani, si estende all'intera popolazione. Pretende di spezzare la coscienza nazionale e la capacità di resistere all'invasore. Denigra l'Islam. Crea divisioni sociali. E' finalizzata a scindere le società nazionali e, da ultimo, scatenare guerre civili. Mentre crea un ambiente favorevole per l'appropriazione completa delle risorse dei paesi, allo stesso tempo ha potenziali ripercussioni: crea una nuova coscienza nazionale, sviluppa la solidarietà interetnica, unisce le persone nella lotta contro gli invasori.
Non importa che lo scatenare divisioni settarie e 'guerre civili' sia contemplato nel processo di ridisegnamento della mappa del Medio Oriente, dove gli Stati vengono colpiti per smembrarli e trasformarli in territori. La mappa del Nuovo Medio Oriente, anche se non ufficiale, è utilizzata all'Accademia Militare Nazionale USA. E' stata recentemente pubblicata nel Giornale delle Forze Armate (giugno 2006). In questa mappa, gli Stati nazionali sono spezzettati, i confini internazionali ridefiniti secondo linee settario-etniche, perlopiù in linea con gli interessi dei colossi petroliferi angloamericani (vedi sotto). La stessa mappa è stata utilizzata in un programma di addestramento nel College di Difesa della NATO per alti ufficiali.

La mappa del Nuovo Medio Oriente

[nb. La mappa qui sotto è stata realizzata dal tenente colonnello Ralph Peters, generale in pensione dell'Accademia militare nazionale americana. E' stata pubblicata nel Giornale delle Forze Armate nel giugno 2006

Mappa del Nuovo Medio Oriente

Il petrolio sta negli stati musulmani. La crudelizzazione del nemico e parte della geopolitica energetica dell'Eurasia. E' una funzione diretta della distribuzione geografica delle riserve mondiali di gas e petrolio. Se il petrolio fosse in paesi occupati in modo predominante da Buddisti o Hindu, uno si aspetterebbe che la politica estera USA fosse diretta contro Buddisti e Hinu, che diventerebbero a loro volta oggetto di crudelizzazione...
Nel teatro di guerra mediorientale, Iran e Siria, entrambi parti dell' 'asse del male', sono i prossimi obiettivi secondo le dichiarazioni ufficiali degli americani.
'Guerre civili' sponsorizzate dagli USA sono state condotte anche in altre regioni strategiche per gas e petrolio, tra cui Nigeri,a Sudan, Colombia, Somalia, Yemen, Angola, senza menzionare la Cecenia e diverse altre repubbliche dell'ex- Unione Sovietica. Tra quelle ancora in corso, sono state sponsorizzate dagli USA, ad esempio con sostegno segreto ai gruppi paramilitari, le 'guerre civili' nella regione del Darfur (in Sudan)e in Somalia. Il Darfur ha estese riserve petrolifere, e in Somalia sono già state garantite lucrative concessioni a quattro giganti petroliferi anglo-americani.
“Secondo documenti ottenuti dal Times, circa i due terzi della Somalia sono stati allocati alle grandi imprese petrolifere americane Conoco, Amoco (ora parte di British Petrol), Chevron e Phillips negli ultimi anni prima che il presidente filostatiunitense Mohamed Siad Barre fosse deposto e la nazione piombasse nel caos, a gennaio del 1991. Fonti industriali dissero che le compagnie titolari dei diritti per le concessioni più promettenti sperano che la decisione dell'amministrazione Bush di inviare truppe per salvaguardare l'invio di aiuti alla Somalia aiuti anche a proteggere i loro investimenti multimilionari nel paese” (da America's Interests in Somalia, Global Research, 2002).

La globalizzazione e la conquista delle risorse energetiche mondiali

La demonizzazione collettiva dei musulmani, che include la crudelizzazione dell'Islam, applicata su scala mondiale, costituisce a livello ideologico uno strumento di conquista delle risorse energetiche mondiali. E' part del più ampio meccanismo economico e politico che sta dietro al Nuovo Ordine Mondiale.

Note:

Michel Chossudovsky è professore di economia all'Università di Ottawa e direttore del Centro di ricerca sulla globalizzazione, già autore del bestseller internazionale "The globalisation of poverty". Il suo ultimo libro si intitola "America's 'war on terrorism'" (2005).
Testo originale (inglese): http://www.globalresearch.ca/index.php?context=viewArticle&code=CHO20070104&articleId=4347
Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile per scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e il traduttore.

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