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    «Bene, ma siamo preoccupati»

    Intervista a Famiamo Crucianelli, sottosegretario agli esteri
    23 gennaio 2007 - Tommaso Di Francesco
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Sui risultati delle elezioni in Serbia abbiamo rivolto alcune domande a Famiano Crucianelli, sottosegretario agli esteri con delega ai Balcani.
    Come giudica il voto di Belgrado?Per alcuni versi positivo perché comunque le forze considerate democratiche, il Partito democratico del presidente Tadic e il Partito democratico serbo del premier Kostunica, sono in grado di governare attraverso un'alleanza e guidare così il paese in un momento così critico. E però non vi è dubbio che appare ancora un voto di transizione perché la presenza elettorale delle forze ultranazionaliste è ancora molto consistente.
    In fine settimana probabilmente l'inviato dell'Onu Ahtisaari inviato dell'Onu presenterà la sua proposta sullo status del Kosovo. Non crede che questo influirà sulle trattative per la formazione della nuova coalizione di governo?Sì, sicuramente, anche se bisogna dire che tutte quante le forze hanno ampliamente già detto la loro opinione, prima e durante il referendum sulla Costituzione e poi anche in campagna elettore e come sappiamo tutte quante le forze sono schierate per il no all'indipendenza del Kosovo. Questo come elemento comune. Ma non vi è dubbio che le proposte che Ahtisaari metterà sul tavolo potranno rendere più agevole o meno il futuro governo e soprattutto la prospettiva del futuro governo.
    Vladimir Putin ha ribadito che una penalizzazione della Serbia è inaccettabile, esattamente 24 ore prima del voto facendo tornare la possibilità di un veto in Consiglio di sicurezza di cui aveva già parlato il governo russo. Sembra dunque che il Kosovo torni come crisi internazionale aperta con questa rivendicazione russa, anche strumentale, di dichiarare che questo potrebbe essere un precedente nel Caucaso?Vi sono tutte le condizione perché il Kosovo possa tornare al centro di un conflitto diplomatico sul terreno internazionale. Questo ormai è abbastanza chiaro perché Vladimir Putin e il governo e le autorità russe hanno già più volte ribadito che per loro il Kosovo non è un fatto eccezionale o isolato, e che il Kosovo rappresenterebbe un precedente e quindi la situazione è già complicata per il Kosovo - che era già complicata perché la Serbia ha già detto più volte che avrebbe rifiutato qualsiasi imposizione unilaterale sull'indipendenza. Oggi si complica ancora di più alla luce della posizione russa che certamente può aprire un problema che va ben al di là degli stessi Balcani.
    C'è stato recentemente il Convegno alla Farnesina sui Balcani e sul Kosovo. Ci sono altre iniziative diplomatiche in cantiere del governo italiano che, sembra di capire, appare preoccupato?C'è motivo per essere preoccupati perché oggi, come sappiamo, sul tavolo della trattativa fra serbi e kosovari non c'è nessuna possibilità di un accordo nel contesto internazionale. C'è soprattutto la posizione russa che esclude la possibilità di una convergenza internazionale che è essenziale se si vuole arrivare ad una soluzione che non sia unilaterale e imposta per il Kosovo. Quindi gli elementi di preoccupazione sono molti. La mia convinzione è che negli anni passati si è fatta passare molta, troppa acqua sotto i ponti senza prendere le iniziative giuste e oggi ci troviamo di fronte ad una situazione che può realmente precipitare, quindi in questo senso ho ben ragione di preoccuparmi.
    Ma le prossime iniziative?Abbiamo fatto la Conferenza, bisogna vedere cosa succede dopo la proposta di Ahtisaari che non posso confermare se davvero verrà presentata il 26 prossimo.

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