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    Tifariti (Territori liberati, Sahara Occidentale), 28/02/2007 (SPS)

    Sahara Occidentale: Conferenza internazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi. La Dichiarazione di Tifariti

    La Conferenza Internazionale di Solidarietà con il Popolo Saharawi ha concluso l' incontro di martedì scorso a Tifariti. Questo è il testo completo della Dichiarazione:
    9 marzo 2007 - Sahara Press Service: www.spsrasd.info

    Nel 2007, Anno Internazionale per la Solidarietà con la RASD, è stata organizzata a Tifariti (nella zona dei territori liberati della RASD) nei giorni 26 e 27 febbraio, una conferenza dedicata alla lotta del popolo Saharawi. I partecipanti sono arrivati, numerosi, da ogni parte del mondo. La conferenza ha rivestito una particolare importanza dal momento che è coincisa con la commemorazione del 31° anniversario della Repubblica Araba Saharawi Democratica.

    La conferenza rende omaggio alla lotta per l' indipendenza nazionale in cui il popolo Saharawi è impegnato da oltre tre decadi, sotto la guida del Fronte Polisario, contro l' occupazione illegale del paese da parte del Regno del Marocco.

    Questa lotta senza tregua, condotta nel più assoluto rispetto della legalità internazionale, è sostenuta dalla volontà di un popolo che ha dimostrato di essere determinato a conquistare la piena libertà ed a costruire il proprio futuro in pace, democrazia e libertà.

    Allo stesso modo, questa lotta ottiene legittimazione dai principi dello Statuto dell' ONU e dalle numerose risoluzioni che riconoscono il diritto di autodeterminazione dei popoli soggetti all' occupazione coloniale. Grazie ai sacrifici di molti in Africa, Asia ed America Latina, la comunità internazionale ha stabilito che l' uso della forza messo in atto per privare un popolo di quel diritto, è un crimine internazionale. Ne consegue il dovere, per ogni Stato, di dare a quel popolo il proprio appoggio e la propria solidarietà fino a che il loro legittimo obbiettivo non venga raggiunto.

    I partecipanti ribadiscono la loro condanna più ferma e veemente nei confronti dell' aggressione militare e politica scatenata, nell' ottobre 1975, dal Regno del Marocco, contro il popolo Saharawi, a seguito degli accordi illegali del 14 novembre 1975, in virtù dei quali la Spagna, precedente autorità amministrativa del Sahara Occidentale, rinunciava alla responsabilità che aveva assunto, ed ancora ha, secondo la sentenza delle Nazioni Unite del 29 gennaio 2002, riguardo al completamento del processo di decolonizzazione nel Sahara Occidentale.

    La conferenza si congratula con la RASD e con la Mauritania per aver firmato il trattato di pace del 5 agosto 1978, con il quale la Mauritania si impegnava a rispettare la legalità internazionale e, come atto di coerenza politica e nel pieno esercizio della propria sovranità, stabilire relazioni ufficiali con il proprio vicino, la RASD. La conferenza incoraggia i due paesi, uniti da molti e significativi legami, a rafforzare costantemente le relazioni bilaterali, a consolidare il ruolo di stato di diritto ed a difendere i principi consacrati dallo Statuto delle Nazioni Unite e dall' Unione Africana. Questi sono fattori fondamentali per il consolidamento della pace e della sicurezza nella regione, passo necessario per l' eventuale avvio del progetto unitario Maghreb.

    La conferenza plaude sentitamente all' Unione Africana per aver difeso questi principi, in particolare il principio dell' autodeterminazione dei paesi e dei popoli colonizzati, oltre al principio dell' intangibilità delle frontiere ereditate dall' era coloniale, come essa stessa ha dimostrato ammettendo la RASD, come membro a tutti gli effetti, nella famiglia delle nazioni africane libere e sovrane.

    La conferenza rende omaggio al sostegno offerto dall' Algeria, negli ultimi decenni, alla lotta legittima del popolo della RASD per la propria autodeterminazione ed indipendenza. Una posizione che hanno mantenuta costante, ispirata dall' inestinguibile attaccamento di questo grande paese ai valori ed agli insegnamenti della lotta eroica del popolo algerino per la propria indipendenza.

    La conferenza esprime il più sentito apprezzamento per la solidarietà, oltre che al supporto politico e dipomatico, offerti da un rilevante numero di paesi dell' Africa, dell' America Latina, dei Caraibi e dell' Asia, alla giusta causa del popolo Saharawi, sia bilateralmente, che nell' ambito di forum internazionali. In questo contesto, la conferenza esprime la più profonda gratitudine a tutte le forze politiche, locali e autonome, ed alle organizzazioni non governative della società civile in Europa, America Latina e negli Stati Uniti, che hanno sostenuto il popolo Saharawi con il loro incoraggiamento e supporto umanitario e materiale, al fine di rendere meno dure le condizioni di vita e le privazioni prodotte dal saccheggio coloniale e dalla guerra di conquista portata avanti dal Regno del Marocco.

    La conferenza ha esaminato in dettaglio l' attuale situazione del processo di pace nel Sahara Occidentale, processo iniziato nel 1990-91 dalle Nazioni Unite, tramite il "Piano di Regolamento" approvato dal Consiglio di Sicurezza dell' ONU con le risoluzioni 658 e 690 e accettato dalla potenza occupante, il Marocco, e dal Fronte Polisario, rappresentante legittimo del popolo Saharawi. Il fine di questo processo era, e deve continuare ad essere, il mettere il popolo Saharawi nelle condizioni di esercitare il proprio diritto inalienabile all' autodeterminazione, nel contesto delle opzioni stabilite da questo Piano e per mezzo di un referendum organizzato e supervisionato dalle Nazioni Unite, in collaborazione con l' Unione Africana.

    Mentre ribadisce il contenuto delle risoluzioni, adottate dall' Assemblea Generale dell' ONU negli anni 60', oltre al contenuto della sentenza emessa il 16 ottobre 1975 dal Tribunale Penale Internazionale, sul Sahara Occidentale, il Piano riconosce che la questione Saharawi attiene alla decolonizzazione e può essere risolta solo tramite la messa in atto delle disposizioni relative alla legalità internazionale, contenute nella Magna Carta della decolonizzazione, la risoluzione 1514 (XV) dell' Assemblea Generale dell'ONU. In questo contesto, le Nazioni Unite hanno riconosciuto, e continuano a riconoscere, che il Marocco mantiene l' occupazione illegale di un territorio che non gli appartiene e sul quale non esercita, e non può esercitare, nessun tipo di sovranità.

    I partecipanti sono convinti che il referendum rimanga l' unico mezzo pacifico e legale, che riscuota i consensi unanimi della comunità internazionale, per raggiungere una soluzione giusta, pacifica e duratura al conflitto nel Sahara Occidentale. Il popolo Saharawi è l' unico depositario del diritto all' autodeterminazione della propria terra e nessuno, e sicuramente non la potenza occupante, può decidere sulle loro teste il destino del loro paese.

    Di conseguenza, la conferenza CONDANNA la politica di occupazione ed oppressione praticata dal Marocco nel Sahara Occidentale, oltre alla strategia di manipolare e rendere inefficaci gli sforzi e le decisioni della comunità internazionale. Il rifiuto, da parte del Marocco, del Piano di Regolamento e degli Accordi di Houston, già accettati e controfirmati, e la sua opposizione al Piano di Pace (Piano Baker), approvato dal Consiglio di Sicurezza dell' ONU con la risoluzione 1495 (2003), stanno ad indicare che il Marocco ha agito in malafede ed è determinato a persistere nella sfida alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e dell' Assemblea Generale dell' ONU, che riconosce il diritto del popolo Saharawi all' autodeterminazione.

    Lo status definitivo del territorio del Sahara Occidentale è di esclusiva pertinenza del suo popolo.
    In questo contesto, il progetto unilaterale del Marocco relativo alla cosiddetta "autonomia" nel mantenimento della sua sovranità sul territorio del Sahara Occidentale, che nessun paese o organismo ufficiale riconosce, rappresenta un tentativo di distorcere la legalità internazionale in materia di decolonizzazione e di imporre al popolo Saharawi ed alla comunità internazionale, una odiosa ed inaccettabile "realtà coloniale" in pieno 21° secolo. Ogni paese che abbia rispetto di se stesso e della legalità internazionale dovrebbe rifiutare questo nuovo tentativo colonialista di dare legittimità ad un' aggressione perpetrata ai danni di un popolo, privandolo del suo diritto alla libertà ed all' indipendenza. La conferenza vuole esprimere stupore e sorpresa per il fatto che la Francia, usando le parole del suo presidente, abbia definito "costruttivo" questo progetto, considerato che si tratta di una flagrante violazione del diritto internazionale, mirata a privare un popolo del proprio diritto all' autodeterminazione. Come paese membro del Consiglio di Sicurezza e presente, e futuro, partner della regione del Maghreb, la Francia avrebbe sicuramente più credibilità se impiegasse la propria influenza per convincere il Marocco a cooperare con le Nazioni Unite e ad indire il referendum di autodeterminazione per il quale si era impegnato, visto il consenso unanime dato dal Consiglio di Sicurezza al Piano di Regolamento ed agli Accordi di Houston, oltre che al Piano Baker .

    I partecipanti ritengono che la pseudo-soluzione chiamata "proposta di autonomia", nel mantenimento della sovranità del Marocco, costituisca un pericoloso "balzo in avanti" che accrescerà la tensione nel territorio e nell' intera regione e sarà da impedimento a qualsiasi eventuale soluzione pacifica, giusta e duratura del conflitto.

    La Conferenza DICHIARA illegale il progetto del Marocco. I partecipanti si appellano alla Francia, ed al suo governo, affinché riconsideri la propria posizione e ponga fine all' accordo con la politica espansionista che il Marocco pratica a detrimento della legalità internazionale e degli obblighi e responsabilità nei confronti della regione del Maghreb, il cui futuro consolidamento non potrà essere possibile sulle basi di una modifica forzata delle frontiere ereditate dall' era coloniale, o di una violazione del diritto fondamentale all' autodeterminazione del popolo Saharawi.

    La conferenza RICORDA alla Spagna la sua responsabilità politica, legale ed etica per la tragedia di cui è ancor' oggi vittima il popolo Saharawi. Dopo essere riuscita a superare positivamente la fase di transizione ed aver consolidato il proprio sistema democratico, tenendo presente la responsabilità e le opinioni di grandissima parte della società civile, la Spagna ufficiale dovrebbe rivedere la propria, attuale, posizione ed avere la possibilità di giocare il ruolo di potenza amministratrice, contribuendo così, onestamente e concretamente, alla soluzione pacifica del conflitto nel Sahara Occidentale, sulle basi del rispetto della legalità internazionale.

    La conferenza SI RAMMARICA del fatto che, dopo trent' anni, la posizione del governo spagnolo non sia stata all' altezza dell' onere di questa responsabilità. La conferenza condanna la recente operazione di vendita massiccia di armi al Marocco, da parte della Spagna e la sua astensione al momento dell' approvazione dell' ultima risoluzione dell' Assemblea Generale dell' ONU sul Sahara occidentale. Questi atti meritano di essere considerati seriamente e potranno solo incoraggiare il Marocco a perseverare nella sua ribellione nei confronti del diritto internazionale e ad intensificare le violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. La conferenza lancia un appello alle società civile ed a tutte le persone e le forze democratiche dello Stato spagnolo, affinché intervengano urgentemente per mettere fine alla vendita di armi al Marocco, le cui conseguenze per la pace e la stabilità potrebbero essere molto pericolose.

    La conferenza RICORDA all' Unione Europea la sua responsabilità nel proseguimento del conflitto nel Sahara Occidentale. L' Unione Europea, importante fornitore del Marocco, non dovrebbe permettere a questo paese di violare i termini e gli obblighi derivati dagli accordi di cooperazione, specialmente quelli relativi al rispetto dei diritti umani. Comunque, numerose organizzazioni governative e non governative come l' Alto Commissariato dell' ONU per i Diritti Umani, Amnesty International e Human Rights Watch, tra le altre, hanno riconosciuto pubblicamente il fatto che il Marocco continui a violare prepotentemente i diritti umani nel Sahara Occidentale e che quelle violazioni abbiano radici nella violazione del diritto del popolo Saharawi all' autodeterminazione.

    Chiudere gli occhi davanti a quello che sta accadendo nel Sahara Occidentale non va a vantaggio della credibilità internazionale dell' Unione Europea e così pure il portare avanti una politica del "due pesi, due misure" per quanto riguarda la situazione dei diritti umani nel mondo, quando queste violazioni vengono commesse da paesi che ricevono, come nel caso del Marocco, aiuti finanziari ed economici estremamente generosi dall' UE.

    La conferenza vuole RIBADIRE LA DENUNCIA della politica del Marocco, intesa a coinvolgere società e governi stranieri nello sfruttamento delle risorse naturali, compresa la pesca e gli idrocarburi del Sahara Occidentale.

    In questo contesto, gli accordi sulla pesca firmati dall' UE e dal Marocco, su istigazione di Francia e Spagna, sono un atto contrario alla legalità internazionale, perché coinvolge illegalmente il limite delle acque territoriali del Sahara Occidentale. E' un atto di sfruttamento illegale delle risorse naturali del popolo Saharawi ed è anche un accordo che garantisce benefici economici alla potenza occupante, incoraggiandola così nella sua violazione della legalità internazionale. La conferenza ritiene questi accordi illegali e si appella affinché vengano immediatamente revocati.

    Durante la loro visita ai campi di rifugiati Saharawi e ad alcune zone liberate della RASD, i partecipanti della conferenza hanno potuto vedere coi loro occhi la durezza delle condizioni di vita della popolazione, aggravate dall' asprezza dell' ambiente geografico. Queste condizioni drammatiche potranno essere superate solo trovando una soluzione equa e duratura al conflitto, soluzione già prevista dalla comunità internazionale nel 1990-91 e ostacolata dal Marocco, grazie anche alla passività del Consiglio di Sicurezza.

    La realtà è che l' inizio del conflitto, e la sua continuazione, hanno costretto migliaia di donne, vecchi e bambini Saharawi, all' esilio e, poi, alla resistenza contro l' occupazione della loro terra.

    Determinata a costruire il futuro del proprio paese sulle basi di risorse fondamentali come l' istruzione, la salute, la buona amministrazione, l' economia, questa popolazione ha conosciuto una vera e propria esplosione demografica. I tre decenni che sono trascorsi dall' inizio dell' occupazione illegale del territorio da parte del Marocco, hanno creato una situazione drammatica che rappresenta un affronto per le coscienze.

    Il ritardo delle agenzie ONU, specialmente della UNHCR e dell' WFP, relativamente agli impegni assunti nei confronti dei rifugiati Saharawi, suscita preoccupazione e pone delle serie questioni sulla possibilità di un piano "nascosto" che si proponga di fare pressione sui Saharawi per convincerli a rinunciare al loro diritto all' indipendenza.

    La conferenza lancia un APPELLO URGENTE a queste agenzie, all' Unione Europea ed alla comunità internazionale nel suo insieme, affinché contribuiscano urgentemente con aiuti umanitari, considerando i legittimi bisogni di un popolo che è vittima di una guerra coloniale imposta dall' alto.

    Nei territori occupati la situazione rimane allarmante. Il Marocco continua la sua repressione e persecuzione nei confronti della popolazione Saharawi con vessazioni continue esercitate nei confronti degli attivisti per i diritti umani, torture, processi farsa, condizioni carcerarie disumane, ecc. La serietà della situazione ha raggiunto livelli senza precedenti, dall' inizio dell' Intifada non violenta, nel maggio 2005. Il mondo intero, e, in primo luogo, le Nazioni Unite con la presenza sul campo del MINURSO, si sono resi conto della ferocia di questa repressione contro il popolo Saharawi. Prigioni medievali stipate di prigionieri politici, torture, sparizioni, detenzioni e processi arbitrari, ci ricordano quotidianamente una brutale occupazione coloniale. Un rapporto dell' Alto Commissariato per i Diritti Umani dell' ONU, nel settembre 2006, descriveva nei particolari l' orrore nel quale viveva la popolazione nei territori occupati. Il Marocco ha reagito con una repressione brutale e la violenza della polizia nei confronti di legittime richieste espresse pacificamente. Al momento, ci sono 38 prigionieri politici Saharawi che hanno indetto uno sciopero della fame dal 30 gennaio e la loro situazione è ogni giorno più critica.

    La conferenza DENUNCIA la violazione dei diritti umani perpetrata dal Marocco nel Sahara Occidentale e vuole esprimere il suo pieno sostegno ed incoraggiamento alla resistenza eroica della popolazione Saharawi. Fa appello al Marocco affinché metta fine alla sua politica di oppressione e repressione. Fa anche un APPELLO alle Nazioni Unite, perché pubblichino il rapporto dell' Alto Commissariato per i Diritti Umani nel Sahara Occidentale (15-23 maggio e 19 giugno 2006). La conferenza CHIEDE al Segretario Generale dell' ONU ed al Consiglio di Sicurezza di ampliare il mandato del MINURSO, affinché possa includere anche la difesa dei diritti umani e la protezione della società civile nei territori occupati.

    La conferenza ha potuto verificare che, a pochi chilometri dalla città di Tifariti, le autorità occupanti hanno eretto un obbrobrioso muro lungo più di 2.700 km., che separa un popolo e divide intere famiglie e lungo il quale sono disseminati mine antiuomo e strumenti di morte. E' il simbolo dell' occupazione e della logica della forza.

    Questo muro è un affronto per la coscienza del mondo intero e per la dignità dell' uomo. Rivela la vera faccia dell' occupazione illegale del Sahara Occidentale, della politica espansionista del Marocco e delle violazioni dei diritti umani. Lungo il muro della vergogna, eretto nel Sahara occidentale, che ha separato uno stesso popolo per più di trent' anni, sono stati concentrati i più terribili mezzi di distruzione: mine antiuomo di ogni tipo, che provocano morte e disperazione tra la popolazione, oltre alle disastrose conseguenze ecologiche che ne conseguono per gli animali e la fauna del territorio.

    Il Marocco, che rifiuta di firmare le convenzioni ed i trattati per la messa al bando dell' uso delle mine antiuomo (Convenzioni di Ottawa e Ginevra) è responsabile del caos e della devastazione provocati da questo muro che, per sua stessa progettazione e struttura architettonica, richiama alla mente altri tristi muri, destinati a cadere e scomparire un giorno. I partecipanti fanno un APPELLO per lo smantellamento del muro della vergogna.

    La situazione del Sahara Occidentale richiede attenzione urgente.

    La conferenza esprime la condanna più veemente per l' escalation del Marocco e lancia un appello urgente alle Nazioni Unite e specialmente al Segretario Generale ed al consiglio di Sicurezza dell' ONU, affinché il Marocco rispetti gli impegni presi col Piano di Regolamento del 1991 e con gli Accordi di Houston del 1997.

    La conferenza ritiene che non si potrà trovare una soluzione giusta, legittima, democratica ed accettabile senza il rispetto della volontà del popolo del Sahara Occidentale, del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.

    La conferenza chiede al governo del Marocco di mettere fine alla repressione brutale contro i civili Saharawi nei territori occupati, di rilasciare i prigionieri politici e di permettere la visita di osservatori indipendenti delle ONG.

    La conferenza ribadisce la piena solidarietà alla lotta legittima del popolo Saharawi e predispone un piano che permetta di mettere in pratica questa solidarietà, in termini politici, umanitari, parlamentari, sociali ed economici, su scala mondiale.
    I partecipanti ringraziano le autorità politiche, militari e amministrative per il loro prezioso contributo al successo della conferenza

    Note:

    art. orig.:http://www.spsrasd.info/en/infos/2007/02/sps-e280207-4.html

    Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it
    Il testo e' liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la
    fonte (Associazione PeaceLink) e l'autore .

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