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    «Liberate subito Rahmatullah Hanefi»

    Parlano i lavoratori dell'ospedale di Emergency: «Lui sta con la popolazione civile povera, non con i talebani o con il governo che ora l'ha fatto arrestare. Senza di lui non possiamo lavorare»
    29 marzo 2007 - Enrico Piovesana (Peacereporter)
    Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

    Uffici dell'ospedale di Emergency, ultima stanza a destra. E' quella di Rahmatullah Hanefi, il responsabile della sicurezza e del personale dell'ospedale, arrestato dai servizi segreti afgani all'indomani della liberazione di Daniele Mastrogiacomo. Sulla scrivania di Rahmat il suo computer portatile, le sue carte, la sua radio rice-trasmittente, la targa di pietra verde con il suo nome inciso sopra. Manca solo lui. Sul muro, dietro la sua sedia, è appeso un volantino con la sua foto e la scritta «Liberatelo», lo stesso di cui sono tappezzati tutti gli uffici di Emergency. Su questo, qualcuno ha attaccato con lo scotch una bellissima rosa rossa.
    «Qui è l'uomo più amato»«L'ho messa io», dice Ershad, 32 anni, capo ufficio dell'ospedale, braccio destro di Rahmat, ma soprattutto suo grande amico. «A Rahmatullah piacciono molto i fiori. E' una persona molto dolce, sensibile e allegra. Ci siamo conosciuti anni fa, nella prigione di Sheberghan, dove tutti e due lavoravamo nel progetto di assistenza sanitaria per i detenuti di Emergency. Siamo subito diventati amici. Qui a Lashkargah lavoriamo fianco a fianco da oltre due anni. Sul lavoro Rahmat è scrupoloso e inflessibile nel pretendere da tutto il personale locale, dagli infermieri ai cuochi, dai meccanici alle guardie, il ferreo rispetto della legge e delle regole di Emergency: chi sgarra se la deve vedere con lui. Qui dentro Rahmat è rispettato, stimato e benvoluto da tutti. Subito dopo il suo arresto, decine di dipendenti sono venuti in ufficio a chiedermi se potevano organizzare una manifestazione a Lashkargah per chiedere la sua liberazione immediata: mi ci è voluto parecchio per convincerli a non farlo, spiegandogli che la cosa rischiava di peggiorare la situazione invece che migliorarla».
    «E' vero», conferma Mohammad, 41 anni, responsabile della mensa. «Volevamo andare tutti a protestare davanti al palazzo del governatore, con tutti i pazienti dell'ospedale. Volevamo far capire che Rahmatullah non è un criminale, ma una persona buona e generosa senza la quale tutta questa gente non avrebbe nessuna assistenza sanitaria. E a manifestare con noi ci sarebbero stati tutti i poveri della città, perché tutti sanno che è grazie a Rahmatullah che Emergency ha avuto la possibilità concreta di aprire un ospedale qui, offrendo cure mediche gratuite in una regione dove i medici speculano sulla salute della povera gente, si fanno pagare cifre enormi anche solo per una visita e si rifiutano di curare chi non ha soldi per pagare. E' per questo che Rahmat è mal visto dai ricchi medici della città, amici dei politici e dei funzionari locali. Forse Rahmat è stato arrestato anche per questo: per togliere di mezzo una persona scomoda e mettere in difficoltà un ospedale amato dalla gente, ma non dai potenti di qui».
    «Non si fa intimorire dai potenti»«Conosco Rahmat da cinque anni», dice Shiragà, 52 anni, capo delle guardie - disarmate - che vegliano sulla sicurezza dell'ospedale e del suo personale. «Di lui mi hanno sempre colpito due cose: la grande bontà, il desiderio di fare del bene per la sua gente, e il coraggio, il non guardare in faccia a nessuno. Per Rahmat le regole sono uguali per tutti, non è uno che si fa intimorire dai potenti. Per esempio, la regola di Emergency è che nell'ospedale non può entrare gente armata. Beh, è capitato diverse volte che politici locali o alti ufficiali militari volessero entrare in ospedale con le loro scorte armate. Rahmat è sempre stato inflessibile, a costo di lasciarli fuori dal cancello facendoli infuriare. Oppure, spesso capita che militari e polizia vogliano entrare pretendendo di interrogare pazienti "sospetti", che è contro le regole di Emergency: grazie all'inflessibilità di Rahmat, questa cosa non è mai successa. E' normale che un uomo così sia malvisto dalle autorità locali. Spero che lo rilascino presto, perché qui a Lashkargah la situazione è sempre più pesante, e senza Rahmat la sicurezza dell'ospedale è a rischio».
    «Ha difeso la neutralità dell'ospedale»«Rahmat mi ripete sempre: "Noi non stiamo né con i talebani, né con il governo, noi stiamo con la popolazione civile, con la gente che ha bisogno"», dice Daoud, 33 anni, capo degli autisti di Emergency di Lashkargah e uomo di fiducia di Rahmatullah. «La neutralità di Emergency è sempre stata per Rahmat la regola fondamentale, la più importante. Qui a Lashkargah, terra di forte conflitto tra talebani e governo, è lui a garantire il rispetto di questa neutralità, ed è quindi lui a rischiare di essere considerato come "nemico" sia dall'una che dall'altra parte. I talebani lo hanno più volte minacciato. E ora il governo lo ha arrestato. Rahmat ha sempre messo a rischio la sicurezza sua e della sua famiglia per garantire la sicurezza di Emergency. Nella vicenda del sequestro del giornalista italiano ha accettato di aumentare ancora questo rischio per salvare la vita di una persona. Io conosco Rahmatllah da tre anni e posso dire che la sua unica colpa è di essere troppo buono, troppo generoso. Lui non ha mai fatto nulla di male, ha sempre aiutato chi chiedeva il suo aiuto. In questo caso Emergency aveva chiesto il suo aiuto per salvare uno straniero. Da anni Emergency chiede il suo aiuto per fare del bene alla gente di questa sfortunata regione dell'Afghanistan. Rahmat ha sempre fatto solo del bene».
    «SEnza di lui siamo in difficolt໫Rahmat è una persona speciale, uno che fa sempre tutto quello che può per aiutare gli altri», dice Qeis, 27 anni, infermiere capo del pronto soccorso dell'ospedale, per il quale lavora, assieme a Rahmat, fin dalla sua apertura. «Per esempio, pochi mesi fa un infermiere della sala operatoria era stato arrestato dalle truppe britanniche solo perché aveva avuto la sfortuna di abitare in un villaggio dove c'era stata un'imboscata dei talebani a un convoglio Nato. Rahmat è andato a parlare con i comandanti britannici e lo ha fatto liberare. In questi giorni la sua assenza pesa molto sul regolare funzionamento dell'ospedale. Devono rilasciarlo, non c'è alcuna ragione perché rimanga in galera».
    «Rahmat deve essere liberato subito», gli fa eco Ahmadullah, 38 anni, responsabile della manutenzione tecnica. «Tutti i dipendenti lavorano bene quando c'è lui, tutti rispettano i suoi ordini. E' un punto di riferimento indispensabile. Molti di noi si sentono quasi persi, disorientati. Siamo molto preoccupati per lui, e non vediamo l'ora che torni. Appena lo libereranno gli faremo una grande festa: abbiamo già fatto la colletta per comprare un agnello che sgozzeremo in suo onore».
    «Io sono qui a Lashkargah da vari mesi», dice Luca De Simeis, 38 anni, responsabile qui della logistica di Emergency, «e ho sempre apprezzato moltissimo il lavoro e la persona di Rahmatullah. Solo in questi ultimi giorni mi sono veramente reso conto di quanto lui sia importante per il personale afghano. Molti dipendenti locali preferirebbero lavorare senza stipendio piuttosto che senza Rahmat. La sua presenza dà sicurezza a tutti, è una guida in caso di dubbio, una fonte di stimoli. E' un uomo di grande carisma. Inoltre Rahmatullah ricopre un ruolo chiave nei rapporti con l'esterno, con le autorità locali: appena c'è un problema politico o burocratico, lui va e risolve sempre la faccenda. Senza di lui è diventato tutto più difficile».
    «Grave il disinteresse italiano»«Rahmatullah ha sempre dimostrato la sua estrema lealtà verso Emergency», racconta Gordana Tanaskovich, 41 anni, anestesista "veterana" dell'ospedale di Emergency di Lashkargah, dove è venuta a lavorare in missione fin dalla sua apertura, nel 2003. «E' in nome di questa lealtà che Rahmat ha accettato di fare per Emergency delle cose che, lui lo sapeva benissimo, avrebbero messo a rischio la sua vita. Lo ha fatto per salvare Gabriele Torsello. Lo ha rifatto per salvare la vita di Daniele Mastrogiacomo. Risultato? Adesso sta in galera. Assurdo. E nessuno di questi signori, liberi grazie a lui, che alzi la voce per chiedere la sua liberazione. Sarebbe il minimo, no? Ma la cosa più vergognosa è il disinteresse del mondo politico e mediatico italiano: la vita di un afghano non conta nulla in confronto a quella di un occidentale. Anche se ha rischiato e sta rischiando la vita per salvare quella di due occidentali».

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