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    Liberia, l'Indipendence Day del 26 luglio per liberarsi dallo sfruttamento della Firestone
    8 luglio 2007 - Monica Di Sisto
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    L'estate incendia i copertoni delle auto. No, non voglio parlarvi di gare clandestine di fuoriserie truccate, di barbecue ecologicamente insostenibili o di una festa in spiaggia con un falò da ricordare. Voglio parlarvi di quelle ruote nere, lucide, che hanno scolpito nelle vene il sapore della strada, dei camion che solcano continenti, delle merci che corrono veloci sulle strade di asfalto. Voglio parlarvi di quei simboli del progresso che avanza inesorabile, icone fordiste a stelle e strisce che non tramontano e che costano fino a centinaia di dollari l'una. Voglio raccontarvi, però, anche una storia nascosta tra il fitto delle piantagioni di caucciù di Harbel, in Liberia. Di bambini di 10 anni che si carichino sulle spalle secchi di caucciù montati su un bastone e pesanti più di 30 chili per più e più volte al giorno al prezzo di 3,19 dollari e di 12-14 ore di lavoro almeno, come somarelli da soma. Voglio parlarvi della Bridgestone/Firestone che nel 2006 ha compiuto 80 anni di presenza in Liberia, celebrando una crescita del fatturato globale del 58% che l'ha portata al record di 1.53 miliardi di dollari di incasso netto per 22.8 miliardi di vendite. E di una campagna internazionale che, a colpi di lettere di protesta e di boicottaggi, ha deciso di mettere sulla graticola i copertoni più venduti del pianeta.
    Nel 2005 Firestone ha ottenuto dal Governo della Liberia un nuovo accordo secondo il quale estrarrà gomma per altri 37 anni da quella terra. Si, è vero, Firestone si è impegnata a risistemare qualche scuola, un ospedale, a ripiantare un bel po' di alberi, che comunque le serviranno per il suo business. E', tuttavia, dal 1926 che Firestone paga alla Liberia solo 6 centesimi di dollaro per acro di piantagione di caucciù, cifra che, con il nuovo accordo, è salita a 50 centesimi per acro di terra. Un po' pochino, converrete, dopo 80 anni di buoni affari e, soprattutto, abbastanza ironico per un Paese, la Liberia, che è stata fondata in Africa Occidentale da schiavi liberati proprio negli Stati Uniti nel 1820 e che fino al 2003 è stata sfinita da una guerra civile sanguinosa che ne ha, praticamente, azzerato la capacità economica autonoma. Lo stesso amministratore delegato di Firestone Natural Rubber Dan Adomitis lo ha ammesso con la CNN: c'è bisogno di turni di 21 ore per raccogliere la quantità di gomma necessaria al fabbisogno, ed è per questo che i circa 6mila lavoratori che impiega sono costretti a portare tra le piante anche mogli e figli per salvare il salario, a diretto contatto con pesticidi e altri prodotti chimici. Senza dimenticare che le sostanze chimiche e i rifiuti non trattati che si riversano dagli stabilimenti di prima trasformazione della gomma direttamente nei fiumi, come ad esempio il Farmington River, minacciano la salute dei villaggi liberiani intorno agli impianti che li usano per attingere l'acqua da bere e per pescare.
    I lavoratori delle piantagioni vivono in baracconi, la maggior parte dei quali è rimasta tale e quale a quando è stata costruita, negli anni Venti del Novecento: senza acqua corrente, latrine ne' luce elettrica, mentre i loro manager vivono in bei padiglioni dotati di tutti i confort, compresi corsi di golf e piscine. A nulla sembrano essere servite le azioni legali intentate negli Stati Uniti da gruppi di attivisti, o il fatto che l'impresa sia stata insignita con l'Oscar Public Eye Award come la peggiore corporation globale.
    I lavoratori, però, non vogliono più stare a guardare: hanno organizzato nuove elezioni democratiche per i rappresentanti sindacali, e dallo scorso aprile hanno subito intimidazioni, minacce, e persino posti di blocco stradali da parte della security dell'azienda, per fermare il processo di partecipazione. Quando i lavoratori hanno dichiarato di voler andare avanti e portare a casa i nuovi delegati sindacali scendendo in sciopero, è arrivata la polizia e li ha attaccati brutalmente, senza curarsi del fatto che in testa al corteo ci fossero proprio i bambini lavoratori, le loro madri, e gli operai più anziani delle piantagioni. Ora che la Liberia ha un governo democratico, e che il primo presidente del nuovo corso è una donna, Ellen Johnson-Sirleaf, la prima leader donna di tutta l'Africa, le cose per la Firestone potrebbero non mettersi tanto bene come in passato. La gente spera in un nuovo accordo di concessione, che porti maggiori benefici alla popolazione, ma si teme che la Firestone possa rifiutare di piegarsi agli interessi della gente. Il 26 luglio prossimo la Liberia celebrerà l'Independence Day e la Stop Firestone Coalition vuole trasformarlo anche nella giornata di liberazione dallo sfruttamento della gomma. 80 anni ci sembrano, abbastanza. Liberia Libera, oggi.

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