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    Sahara Occidentale - Situazione di stallo permanente

    11 luglio 2007 - Anna Theofilopoulou
    Fonte: Africa Policy Forum del Center for Strategic & International Studies (Washington)

    Poche questioni, all' ordine del giorno delle Nazioni Unite, sono state così controverse ed hanno suscitato così tante divergenze, sia all' interno che all' esterno dell' organizzazione, come quella del Sahara Occidentale, questione rimasta irrisolta ormai dagli anni '70, quando si levò un' ondata di ribellione contro il tentativo, da parte del Marocco, di annettere il territorio in seguito al ritiro della Spagna. Il Marocco ha da allora saputo mantenere il controllo con la forza delle armi, ma il Fronte Polisario, che aveva trovato rifugio in Algeria, rimane comunque una forza con cui il confronto è obbligato. Il Piano d' accordo ONU per il Sahara occidentale, del 1991, aveva predisposto due possibili, ma opposti, scenari che sarebbero dovuti risultare da un referendum per l' autodeterminazione, da organizzare sotto la supervisione dell' ONU: o il territorio sarebbe stato integrato dal Marocco o sarebbe diventato indipendente. Il referendum venne inizialmente prorogato al 1992, ma non fu poi mai effettuato, dato che sia il Regno del Marocco che il Polisario (appoggiato dall' Algeria) avevano manovrato in modo che l' elettorato potesse garantire la vittoria ad una delle due controparti.

    Quando James A. Baker III rassegnò le dimissioni da Inviato Personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite, nel giugno 2004, informò il Segretario Generale di avere fatto il possibile, ma che niente altro poteva essere fatto se le stesse parti interessate non erano disposte a scendere ai necessari compromessi. Da allora, l' impegno dell' ONU sulla questione è andato un po' alla deriva e, a vedere le proposte recenti, il progetto di compromesso di una controparte continua a non tenere conto di quello dell' altra.

    Nell' aprile 2007, il Segretario Generale dell' ONU, Ban Ki-moon, come aveva già fatto il suo predecessore Kofi Annan, ha invitato ambedue le controparti ad avviare dei negoziati, sotto i suoi auspici e senza condizioni prestabilite, per arrivare ad una soluzione politica accettabile da entrambe. Nonostante questa potrebbe essere la prima volta in 7 anni che le due parti si ritrovano a parlare faccia a faccia, le loro posizioni iniziali non depongono a favore di un possibile accordo. Il Marocco offre un' autonomia limitata alla regione, ma sotto la propria sovranità, mentre il Polisario insiste sulla richiesta di un referendum per l' autodeterminazione, come previsto nel Piano di pace per l' autodeterminazione del Sahara Occidentale presentato da Baker, con l' indipendenza come opzione.

    Sulla questione del Sahara Occidentale i politici statunitensi sembrano chiaramente disposti ad appoggiare la posizione del Marocco ed a far slittare in secondo piano la soluzione referendaria. Una tale posizione appare loro evidentemente più realistica, considerato il controllo 'de facto' esercitato dal Marocco sulla regione ed il loro attribuire grande importanza al mantenimento di buone relazioni col Marocco, che si è allineato come loro amico ed alleato nella Guerra Globale contro il Terrore. Per quanto questo approccio possa apparire realistico, risulta, comunque, sbagliato. Qualsiasi soluzione che ignori gli interessi dell' Algeria, manterrà divisa la regione del Maghreb e getterà i semi di possibili e futuri conflitti, a discapito degli interessi statunitensi.

    Il 1 giugno 2004, Baker informò il Segretario Generale di voler rassegnare le dimissioni da Inviato personale, considerando di aver fatto tutto il possibile per risolvere il conflitto. Sottolineò come, in ultima analisi, solo le parti in causa potevano mettere in campo la volontà necessaria per arrivare ad una soluzione concordata, aggiungendo che le Nazioni Unite non avrebbero risolto il problema del Sahara Occidentale senza richiedere ad entrambe di fare un passo che altrimenti non avrebbero fatto di loro spontanea volontà.

    Le dimissioni di Baker seguirono al rifiuto, da parte del Marocco, del secondo Piano di pace di Baker. Il piano era stato predisposto dopo che il Consiglio aveva deciso di non accettare le opzioni, presentate da Baker, che prevedevano l'imposizione di una risoluzione senza il consenso delle controparti. Il Consiglio fu perfino riluttante nel richiedere alle parti di accettare una soluzione non consensuale. (Il primo Piano di pace Baker prevedeva l'autonomia del Sahara Occidentale ed il controllo d parte del Marocco della sicurezza nazionale, difesa e politica estera, ma non aveva previsto opzioni sullo status giuridico del territorio. Venne rifiutato in blocco dal Polisario.) Nel luglio 2002, il Consiglio di Sicurezza chiese a Baker di progettare una nuova soluzione politica che prevedesse l' autodeterminazione del Sahara Occidentale.

    Il risultato fu il secondo Piano di pace Baker, da lui presentato, nel gennaio 2003, sia alle parti coinvolte che ai paesi confinanti, Algeria e Mauritania. Nel luglio 2003 il Consiglio decise finalmente di approvare il Piano di pace, con la risoluzione 1495, adottata all' unanimità. Il Polisario espresse alcune riserve, ma dal momento che il Piano prevedeva un eventuale referendum per l' indipendenza, accettò, incoraggiato dall' Algeria, la proposta. Il Marocco, infastidito dal revival dell' idea di indipendenza, rifiutò il Piano, dichiarando che l' autonomia era il massimo che erano disposti ad offrire.
    Il rifiuto del Marocco venne prorogato all' aprile 2004, con la speranza che il Piano potesse funzionare da base di partenza per altri negoziati. Baker, tuttavia, nelle sue discussioni con il Consiglio di Sicurezza, aveva sempre espresso chiaramente la convinzione dell' inutilità di ulteriori negoziati. Le differenze tra le parti in causa erano troppo profonde ed il prolungarsi delle discussioni non avrebbe portato ad alcuna soluzione. Durante il suo incarico le controparti si erano incontrate nove volte, senza alcun risultato. Il Consiglio di Sicurezza, secondo Baker, avrebbe dovuto chiedere ad entrambe di fare il passo che non erano stati disposti a fare fino ad allora.

    Tuttavia, il Marocco, nei mesi precedenti il rifiuto dell' aprile 2004, aveva tentato di presentare delle controproposte che, secondo loro, avrebbero "messo le popolazioni del Sahara nelle condizioni di sbrigare i loro affari liberamente, democraticamente e nel pieno rispetto della sovranità del Regno del Marocco, della sua integrità territoriale ed unità nazionale". Nonostante i prudenti tentativi fatti da Baker per rendere più accettabile la proposta di autonomia avanzata dal Marocco, quest' ultimo decise di non offrire alcuna collaborazione ed infine rifiutò in blocco il Piano di pace. Per tutta risposta il Consiglio di Sicurezza adottò la risoluzione 1541 del 29 aprile 2004, che, almeno in superficie, sembrava appoggiare il Piano Baker descrivendolo come "soluzione politica ottimale".

    Dopo le dimissioni di Baker, comunque, il Segretario Generale Kofi Annan ed i suoi rappresentanti, dietro suggerimento delle potenze che avevano i maggiori interessi nel Sahara Occidentale - trattasi notoriamente di Stati Uniti, Francia e Spagna (nel 2004, membro eletto del Consiglio) - non parlarono più del Piano Baker come si possibile soluzione al conflitto. Annan si unì al coro di coloro che chiedevano una soluzione politica e consensuale, nonostante gli avvertimenti di Baker - e la sua precedente presa d' atto - che non esistevano le basi per una simile soluzione.

    COSA HA PORTATO ALL' ATTUALE SITUAZIONE DI STALLO?

    La risoluzione 1541, nonostante definisca il Piano Baker "ottimale", è stata interpretata dal Marocco come una vittoria, dal momento che sembrava non prendere in alcuna considerazione l' idea di una possibile soluzione imposta dall' alto. Anzi, la risoluzione esprimeva chiaramente il deciso sostegno alla "soluzione politica accettabile da entrambe le parti", che Baker aveva sostenuto essere impraticabile. In realtà, la risoluzione ha determinato una variazione negli equilibri dei tre attori esterni principali: Francia, Spagna e Stati Uniti. La Francia ha fin dall inizio instancabilmente sostenuto il Marocco, ma la Spagna e gli Stati Uniti avevano adottato un approccio meno deciso. I governi spagnoli successivi, sotto una forte pressione popolare interna per il sostegno alla lotta per l' indipendenza del popolo Saharawi, ma anche consapevoli dell' importanza di mantenere buone relazioni con il Marocco, sono riusciti a tenere una posizione equilibrata, appoggiando gli sforzi compiuti dalle Nazioni Unite, specialmente dopo che Baker era stato nominato Inviato personale. Comunque, nel 2004, il neo eletto governo spagnolo ha ritenuto il miglioramento dei rapporti col Marocco una priorità ed ha indebolito il proprio sostegno al Piano Baker.

    Gli Stati Uniti, nonostante gli stretti rapporti col Marocco, oltre l' assistenza offerta in occasione della costruzione del muro che circonda gran parte del territorio del Sahara Occidentale, hanno sostenuto a lungo i tentativi fatti dalle Nazioni Unite per risolvere il conflitto. Erano stati parte attiva del "Gruppo degli Amici del Sahara Occidentale", creato su iniziativa USA nel 1993 come incoraggiamento ad un accordo negoziato. Con questa iniziativa gli Stati Uniti si guadagnarono la fiducia di entrambe le controparti. Se il Marocco considerava gli USA come un alleato fidato, allo stesso tempo il Polisario, che negli anni era riuscito a costruire una base di consenso notevole e bipartisan all' interno del Congresso statunitense, sentì che, a differenza della Francia, gli Stati Uniti cercavano di mantenere una posizione obbiettiva ed equilibrata.

    Nel 1995, durante un altro momento di impasse sul cammino dell' applicazione del Piano d' accordo, gli Stati Uniti hanno cercato, molto discretamente, di organizzare dei colloqui diretti tra gli interessati, chiedendo, però, al Polisario di non sollevare la questione dell' indipendenza. Il Polisario rifiutò la richiesta, i colloqui non hanno più avuto luogo e questa è stata l' ultima volta che gli Stati Uniti hanno agito unilateralmente nel tentativo di risolvere il conflitto. Dopo la nomina di Baker, nel marzo 1997, gli Stati Uniti furono ben felici di dargli una mano in quanto rappresentante ONU, sia durante l' amministrazione Clinton, che quella di Bush. Gli Stati Uniti hanno cercato di convincere il Polisario ed Algeria ad accettare il primo Piano Baker e si sono impegnati attivamente, ai livelli più alti, affinché il Consiglio di Sicurezza approvasse all' unanimità il secondo Piano.

    Nonostante tutto, appare ormai chiaro che gli Stati Uniti abbiano cambiato la loro posizione nel 2004 ed abbiano tolto forza al loro sostegno a Baker, tramite l' inserimento di una specifica terminologia nella risoluzione 1541. Con la dichiarazione di un forte sostegno ad una "soluzione politica accettabile da entrambe le controparti" e con la definizione del Piano Baker come soluzione "ottimale" - e quindi sottintendendo il suo non essere necessariamente praticabile - la risoluzione è risultata sicuramente come una vittoria per il Marocco. Le pressioni per accettare il Piano Baker si sono alleggerite e gli alleati più importanti del Marocco hanno apertamente approvato l' offerta di autonomia per il Sahara Occidentale sotto la sovranità marocchina.

    LA POLITICA STATUNITENSE

    Non è un segreto che il rafforzamento della posizione del Marocco all' interno dell' attuale amministrazione USA sia opera di coloro che considerano importante il ruolo del Marocco nello scacchiere medio-orientale e nella Guerra Globale al Terrore. I recenti attentati suicidi e il coinvolgimento di cittadini marocchini in episodi di terrorismo su territorio europeo, hanno rafforzato questa posizione. Il Marocco si è avvantaggiato delle preoccupazioni contro-terroristiche statunitensi, alludendo al presunto coinvolgimento di membri del Polisario in attività terroristiche o paventando un' espansione del terrorismo nel Nord Africa, nel caso il conflitto del Sahara Occidentale non venisse risolto in maniera soddisfacente per il Marocco. E' così accaduto che diplomatici statunitensi abbiano definito "seri e credibili" le proposte di autonomia avanzate dal Marocco e siano riusciti a convincere il Consiglio di Sicurezza ad inserire nella risoluzione 1754 del 30 aprile 2007 quei termini specifici, apponendo così il proprio sigillo ai negoziati di Ban Ki-moon. Nel frattempo, 180 membri del Congresso hanno espresso il proprio sostegno alla proposta del Marocco per l' autonomia.

    La posizione statunitense appare miope, in quanto qualsiasi iniziativa di contro-terrorismo nel Nord Africa non può non tenere conto anche degli interessi dell' Algeria, oltre quelli del Marocco. Per l' Algeria è stato ed è tutt' ora di estrema importanza che venga trovata una soluzione del conflitto che risulti accettabile e dignitosa anche per il Polisario. La questione ha avvelenato i rapporti tra l' Algeria ed il Marocco per anni, rendendo altamente improbabili collaborazioni di qualsiasi tipo, nell' antiterrorismo come in qualsiasi altro campo.

    Gli Stati Uniti e gli altri alleati del Marocco sanno che l' invito alle controparti di avviare dei negoziati sulla base della proposta marocchina, significa di fatto riconoscere la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale. Secondo i sostenitori del Polisario all' interno del Consiglio di Sicurezza, attualmente capeggiati dal Sud Africa, tali negoziati sarebbero inaccettabili per l' intera comunità internazionale.

    Il Consiglio di Sicurezza ha deciso di affrontare questo problema adottando il suggerimento del Segretario Generale di avviare dei negoziati tra le parti senza accordi prestabiliti. Non sarebbe la prima volta che il Consiglio di Sicurezza, confrontato con una scelta difficile e attraversato da un dissenso trasversale, restituisce la patata bollente nelle mani del Segretario Generale. Si è parlato, anche un po' confusamente, tra i sostenitori del Marocco, di uno "spiraglio", dal momento che le parti si erano accordate per dei colloqui diretti. Tuttavia, considerata la natura inconciliabile delle proposte da entrambe messe sul tavolo, che possibilità ci sono che si arrivi ad un qualche risultato? Nel migliore dei casi, quest' ultima decisione del Consiglio di Sicurezza prelude solo ad una situazione di stallo, per ancora molti anni a venire.

    Anna Theofilopoulou si è occupata del Sahara Occidentale e del Nord Africa, per conto del Department of Political Affairs delle Nazioni Unite, dal 1994 al 2006. Ha lavorato a stretto contatto con l' ex Segretario di Stato James A. Baker III durante il suo incarico in qualità di Inviato personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per il Sahara Occidentale, dal marzo 1997 fino alle sue dimissioni nel giugno 2004.

    Note:

    articolo originale:
    http://forums.csis.org/africa/?p=35

    Tradotto da Patrizia Messinese per www.peacelink.it. Il testo è liberamente utilizzabile per scopi non commerciali citandone la fonte (www.peacelink.it) e l' autore.

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