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    La vita pericolosa di Dora Akunyili funzionaria incorruttibile della Nigeria

    Di farmaci contraffatti in Africa si muore: avvelenati da una partita contaminata, caduta. Ritratto della donna che rischia ogni giorno la vita per metterli fuori legge
    13 luglio 2007 - Sabina Morandi
    Fonte: Liberazione (http://www.liberazione.it)

    Quando le venne affidata la guida della Nafdac, l'Agenzia di controllo sui farmaci e nutrizione della Nigeria, nessuno ci avrebbe scommesso un centesimo. Dora Akunyili era del sesso e dell'etnia sbagliata, e non era nemmeno iscritta al partito del presidente Obasanjo che, nel 2001, le diede l'incarico nel tentativo di dimostrare al mondo la consistenza del proprio progetto di riforme. Ma occuparsi di medicine nella patria della contraffazione non è uno scherzo, soprattutto considerando il fatto che è il settore economico più redditizio dopo il petrolio, strettamente controllato da potenti cartelli mafiosi che producono, mettono in vendita ed esportano le cosiddette medicine. Infatti, più che per il petrolio o per la situazione esplosiva nel Delta, la Nigeria è nota nel resto dell'Africa come patria dei farmaci contraffatti, pessima fama confermata da uno studio condotto proprio dal Nafdac nel 2001 dal quale risultava che più del 60 per cento dei campioni prelevati nei mercati non erano regolarmente registrati. Un problema che non riguarda tanto la questione dei brevetti - anche se forse è proprio l'appoggio dei grandi marchi internazionali a mantenere in vita la volitiva signora - quanto l'efficacia delle cure. Di farmaci contraffatti in Africa si muore: avvelenati da una partita contaminata, scaduta oppure semplicemente inefficace. Nel primo caso il fenomeno emerge - come quando, nel 2003, quattro bambini morirono in seguito a un trattamento ospedaliero con adrenalina diluita - nel secondo caso si muore senza nemmeno sapere di avere assunto acqua distillata al posto della cura. In questa situazione cosa può fare una donna, per giunta di etnia Igbo, piazzata sulla poltrona giusto per fare un po' di scena? Moltissimo, come hanno avuto modo di sperimentare i padrini del redditizio traffico.
    Nata nel 1954 in un villaggio del sud della Nigeria, Dora Akunyili si è dimostrata subito molto brillante negli studi. Premi, facilitazioni e borse di studio l'hanno portata a Londra dove, nel 1988, ha completato la sua formazione in farmacologia con un master di prestigio. Nello stesso anno, però, ha avuto modo di sperimentare in prima persona la pericolosità dei farmaci contraffatti quando sua sorella Vivian, diabetica, è morta dopo un'iniezione di finta insulina. Evento che, almeno secondo la leggenda, ha avuto un impatto notevole nella vita della giovane Dora. Tornata in patria, dopo avere lavorato nel Nigeria's Petroleum Trust Fund (fondo governativo che istituito per finanziare progetti socialmente significativi con i proventi petroliferi) è stata notata dal presidente Obasanjo appena eletto con un programma riformista. Narra la leggenda che, impressionato dalla sua onestà - aveva restituito dei fondi stanziati per delle spese risultate non necessarie - il presidente l'abbia messa a capo della Nafdac proprio per dimostrare al paese che aveva davvero intenzione di fare qualcosa contro la corruzione imperante.
    Fin dall'inizio la "professoressa Dora", o "madame" o "mamma Dora" come la chiamano quelli del suo staff, si è dimostrata incorruttibile quanto inflessibile. Nel chiudere mercati e fabbriche, nel requisire farmaci contraffatti e nell'arrestare i trafficanti. Dura contro i mafiosi ma anche contro le grandi compagnie come la Nestlè, colpevole di vendere in Nigeria latte scaduto, madame non ha esitato nemmeno davanti ai potenti locali, come quando fece chiudere la catena di pasticcerie della moglie del presidente perché impiegava additivi chimici vietati o quando multò una fabbrica dello stesso Obasanjo per avere importato prodotti chimici senza permesso. Ma l'osso più duro, per sua stessa ammissione, sono proprio quei signori del farmaco «che da noi sono intoccabili» come ha dichiarato in una recente intervista «Dall'indipendenza hanno accumulato sempre più potere e oggi sono quasi delle divinità».
    Per arginarli la coraggiosa Dora ha preso alcune misure: ha ristretto la possibilità di importare medicine a due porti e due aeroporti per facilitare il controllo e ha stilato una lista delle 31 peggiori compagnie del mondo, quelle fabbriche cinesi, pakistane e indiane che riversano in Africa il loro materiale di scarto. Nel frattempo combatteva la propria battaglia interna riformando radicalmente l'Agenzia di controllo e piazzando nei posti chiave collaboratori fidati. Soprattutto donne, come ebbe a dichiarare, visto che «le donne sono meno corrotte, e quando ti trovi in una posizione che ti consentirebbe di intascare centinaia di migliaia di dollari al mese bisogna essere molto saldi per resistere». Così, mamma Dora ha licenziato 300 dei circa 3.000 addetti che costituiscono il personale Nafdac, senza fare un'eccezione nemmeno per il fratello del marito pescato con le mani nel sacco. «Non so se mio marito mi abbia perdonato» confessa a un giornalista del Financial Times «ma non avevo scelta: avrei distrutto ogni credibilità agli occhi del mio staff se avessi fatto altrimenti».
    L'attivismo di Dora, naturalmente, non è passato inosservato. Come da manuale sono arrivati prima i tentativi di cooptazione - «un milione di dollari? Si può fare», pare le abbiano detto - e poi sono arrivate minacce e azioni intimidatorie. Come l'incendio degli uffici dell'Agenzia a Lagos, e ben due tentativi di omicidio andati a vuoto perché la signora ha imparato presto a cambiare tragitti e piani di volo. Nel Natale del 2003, però, mamma Dora è stata meno fortunata: appena il suo convoglio di auto è arrivato in prossimità della sua abitazione un proiettile ha sfondato il parabrezza sfiorandole la tempia. Un conducente di autobus che si è trovato in mezzo al fuoco incrociato è stato ucciso e «per questo non ho dormito per mesi», ha dichiarato in seguito la zarina del farmaco.
    Da quel Natale la vita di Dora Akunyili è cambiata radicalmente. Dieci guardie armate fino ai denti la seguono ovunque mentre una scorta è stata assegnata anche a suo marito che lavora come medico in ospedale. L'ultimo dei suoi sei bambini è stato spedito a studiare negli Stati Uniti dopo che due uomini hanno cercato di rapirlo all'uscita di scuola. L'unico regalo che la signora ha accettato dai produttori locali di farmaci è la Bmw corazzata con la quale si sposta. Intimidita? Non sembra proprio visto che la signora ora ha in mente di ristrutturare l'intero sistema di distribuzione dei farmaci per garantire maggiori controlli e, nel frattempo, sponsorizza una legislazione più dura nei confronti dei produttori di medicine contraffatte che attualmente pagano soltanto delle multe. Mentre la proposta di legge langue in Parlamento, in pochi anni Dora è riuscita comunque ad abbattere del 20 per cento le medicine contraffatte in circolazione, salvando parecchie vite e spianando la strada ai produttori onesti del suo paese.

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