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Sudan: una pace da costruire

Newsletter numero 12

1 luglio 2008
Fonte: Campagna Sudan
http://www.campagnasudan.it

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Indice
l
I fatti
Darfur, 1 / Nuovo mediatore di pace
Darfur, 2 / Emergenza alimentare e fame nei campi di sfollati
Ciad / Nuovo attacco dei ribelli
Sudan / Disastri aerei a catena
Onu / Lo stupro viene definito un'arma di guerra
l
Il commento
La diplomazia internazionale e il Darfur
l
I documenti
Le politiche dell'Unione europea in Sud Sudan
Icg / Il coinvolgimento delle donne nei processi di pace
l
La Campagna Sudan
Lettera al ministro degli Esteri italiano Franco Frattini
Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna)
Darfur, 1 / Nuovo mediatore di pace
Djibril Yipènè Bassolé, già ministro degli esteri del Burkina Faso, a fine giugno è stato
nominato dall'Unione africana e dalle Nazioni Unite negoziatore unico per la pace in
Darfur. Il suo ufficio centrale sarà a El Fasher. Djibril Bassolé ha 51 anni e già una
lunga esperienza come mediatore di conflitti africani, in particolare in Costa d'Avorio
(dove ha lavorato per l'accordo del 2007) e in Niger. Gli inviati speciali per il Darfur
dell'Onu (Jan Eliasson) e dell'Ua (Salim Ahmed Salim), che avevano indicato la
necessità di avere un mediatore unico a tempo pieno, diventano consiglieri di Bassolé.
Darfur, 2 / Emergenza alimentare e fame nei campi di sfollati
Nella seconda metà di giugno le Nazioni Unite hanno dato l'allarme: Mike McDonough,
capo dell'ufficio di coordinamento umanitario Onu, ha dichiarato che la violenza
crescente, il sovraffollamento dei campi di sfollati e i cattivi raccolti, hanno causato
una «vera e propria tempesta» che causerà nella seconda metà dell'anno problemi
anche dal punto di vista sanitario. In particolare agosto e settembre potrebbero essere
mesi di vera fame.
Il 23 giugno, a Nyala, Hussein Abu Sharati, portavoce degli sfollati e dei rifugiati che
vivono nei campi del Darfur, ha dichiarato che nei precedenti tre giorni nei campi si
era stata affrontata una grave penuria d'acqua perché non c'era abbastanza
carburante per far funzionare le pompe dei pozzi. Abu Sharati ha accusato il governo
sudanese di avere deliberatamente consegnato troppo poco carburante ai campi.
Ciad / Nuovo attacco dei ribelli
I ribelli riuniti nell'Alleanza nazionale, basati nell'est del Ciad che confina con il Darfur,
a metà giugno hanno lanciato un'offensiva contro il presidente Idriss Deby,
conquistando per breve tempo le cittadine orientali di Am-Dam e quella di Goz-Beida,
dopo rapidi combattimenti con l'esercito governativo. Nella zona sono presenti i soldati
irlandesi della missione militare dell'Unione europea, i quali hanno scambiato colpi di
arma da fuoco con i ribelli senza subire né causare perdite. Il presidente Deby – che
ha accusato la forza europea di appoggiare i ribelli - ha successivamente dichiarato
che la situazione nell'Est è «completamente sotto controllo» dopo «la decisiva vittoria»
nella battaglia di Am Zoer, circa 80 chilometri a nord est di Abeche. Nel
combattimento l'esercito governativo avrebbe ucciso 160 ribelli, ma i ribelli hanno
ammesso solo 27 perdite.
Alla fine di giugno Deby ha accusato anche l'esercito sudanese di avere sconfinato e di avere attaccato – anche con l'aiuto di elicotteri - una caserma ciadiana ad Ade, nella
zona di frontiera. Non è arrivata nessuna conferma indipendente della notizia e il
Sudan ha negato. Le relazioni tra i due paesi rimangono tesissime.
Sudan / Disastri aerei a catena
Lunedì 30 giugno un aereo cargo Ilyushin di una compagnia privata è precipitato
subito dopo il decollo e si è incendiato vicino all'aeroporto di Khartoum. I quattro
membri dell'equipaggio, tutti di nazionalità russa, sono morti. L'aereo era diretto a
Juba. Venerdì 27 un altro velivolo, un Antonov 12, era precipitato vicino alla città di
Malakal (nello stato dell'Upper Nile), uccidendo i sette componenti dell'equipaggio.
Onu / Lo stupro viene definito un'arma di guerra
Il 20 giugno il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità la risoluzione
1820 che classifica lo stupro come un’arma e una tattica di guerra. La risoluzione
chiede anche al segretario generale di preparare un rapporto per individuare le aree di
conflitto dove lo stupro è particolarmente diffuso. Da anni varie organizzazioni che
lavorano in Sudan hanno raccolto innumerevoli testimonianze sugli stupri commessi
in Darfur.
Il commento
La diplomazia internazionale e il Darfur
Il Sudan è da 25 anni una sorta di laboratorio a livello mondiale della interazione
reciproca tra guerra civile, dinamiche geopolitiche regionali, aiuti umanitari e trattative
diplomatiche per cercare la pace. Un africano, il burkinabé Djibril Yipènè Bassolé, è
stato appena nominato mediatore unico di Onu e Ua: ha davanti a sé un compito assai
difficile. Molto spesso si ha la sensazione che le diverse iniziative diplomatiche in
Sudan vadano avanti ognuna per suo conto. Anche l'Unione europea, come rivelano
Marina Peter ed Emmanuel LoWilla, fatica a muoversi in Sudan con una voce unitaria,
e spesso contano di più le iniziative di singoli paesi membri. L'intero Sudan – e non
solo il Darfur – ha forse bisogno di un approccio più complessivo, non solo umanitario
ma anche e forse soprattutto politico: se la diplomazia internazionale continua a
rimanere così frammentata come ora, questo obiettivo si allontana sempre più. (Diego
Marani)

I documenti
Le politiche dell'Unione europea in Sud Sudan
Marina Peter ed Emmanuel LoWilla hanno recentemente pubblicato per conto delle
organizzazioni di sviluppo collegate al consiglio mondiale delle chiese uno studio
(intitolato Too big, too many, too much) sulle politiche estere dell’Unione europea
relative alla stabilità e alla sicurezza di Paesi dove sono stati firmati accordi di pace che
dovranno essere implementati. Gli autori prendono come caso studio il Sud Sudan. La
ricerca si basa in primo luogo su interviste semi strutturate a membri di organizzazioni
internazionali, a funzionari europei e sudanesi e a rappresentanti della società civile, e
in seconda istanza, sull’esperienza di consulenza svolta dagli autori sia in Sudan sia in
Europa.
Si pone l’attenzione «sulla diplomazia internazionale che è ancora una volta
concentrata solamente su una parte del Sudan (il Darfur); questo distoglie l’interesse
dal resto del paese, dove il livello di sfiducia tra gli abitanti del Nord e del Sud sembra
aver raggiunto un nuovo picco, dove gli scontri armati stanno aumentando in regioni
considerate cruciali come l’Est, il Sud Kordofan, Abyei e dove sembra si stia
vanificando lo sforzo di chi si è dedicato alla salvaguardia dell'Accordo globale di
pace».
In questo contesto «mancano strumenti potenti, tempestivi e ben coordinati per
affrontare una situazione multi-problematica»; «gli strumenti di coordinamento, come
the Multi-Donor Trust Fund e the Joint Donor Office, non sono sufficientemente
trasparenti»; «il coinvolgimento della società civile è ancora deficitario e le donne, più
volte indicate come attori chiave nei processi di peace building, non stanno ricevendo
l’attenzione necessaria».
Viene criticato l'approccio settoriale o per aree geografiche ai problemi del Sudan,
approccio «che in Sudan ha fallito così tante volte e che deve essere superato».
Occorre invece considerare il paese nel suo complesso. Inoltre «l’Europa non ha un
ruolo predominante» perché «gli investimenti dei paesi europei sono notevolmente
inferiori rispetto a quelli di altri paesi». Secondo gli autori «fino a quando gli stati
dell’unione europea e le diverse istituzioni Ue proporranno una loro propria politica
senza vedere la necessità di un coordinamento, persino la migliore strategia di
intervento rimarrà praticamente inefficace». (a cura di Mauro Plate)
Icg / Il coinvolgimento delle donne nei processi di pace
Sul sito dell'International Crisis Group (www.crisisgroup.org) è possibile leggere la
testimonianza di Donald Steinberg, ex ambasciatore statunitense in Angola e vice
presidente dell’International Crisis Group, letta lo scorso 15 maggio di fronte alla
commissione esteri del parlamento statunitense (Representatives Committee on
Foreign Affairs), pochi giorni prima dell’assunzione della presidenza del Consiglio di
Sicurezza dell’Onu da parte degli Stati Uniti.
Donald Steinberg individua la partecipazione attiva delle donne ai processi di pace
come la chiave di successo. Nel suo breve intervento Steinberg spiega: «Spesso si
dice che il coinvolgimento delle donne sia una questione di giustizia ed equità e si
argomenta sostenendo che le donne sono metà della popolazione, sono le principali
vittime di conflitti, sono più collaborative e meno corrotte; ma il nodo centrale è che i
processi di pace e di peace building sono più efficaci ed hanno maggiore possibilità di
successo se le donne sono coinvolte a tutti i livelli: dalla pianificazione alla
implementazione degli interventi» e non solo, quindi, come beneficiarie.
In moltissime parti del mondo però «le donne continuano ad essere oggetto di
violenza e di traffico illegale, impunemente, sia da parte dei movimenti ribelli sia da
parte delle forze di sicurezza dei governi ufficiali appositamente incaricate di
difenderle». (a cura di Mauro Plate)
La Campagna Sudan
Chi siamo
La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione,
sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della
società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas
italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax
Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie
organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere
la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace
rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Il
sito che illustra l'attività della Campagna è in via di rifacimento; per informazioni sulle
sue attività passate www.campagnasudan.it.
Lettera al ministro degli Esteri italiano Franco Frattini
«In relazione al prossimo summit del G8 di Hokkaido in Giappone, le scriviamo come
Campagna italiana per il Sudan – una rete di associazione e Ong italiane impegnate da
più di 10 anni sulle tematiche della pace e della difesa dei diritti umani in Sudan – per
segnalare la nostra forte preoccupazione in merito alla situazione in questo Paese. I
nostri Partner, rappresentanti della società civile sudanese, ci tengono costantemente
aggiornati sulle difficoltà, ormai evidenti a tutti, che stanno caratterizzando la
realizzazione complessiva dell'Accordo complessivo di pace (Cpa), firmato a Nairobi nel
2005, e sull'acuirsi del conflitto in corso nella regione del Darfur».
La lettera prosegue chiedendo di porre il Sudan tra le priorità del G8 e include sei
raccomandazioni.

Note:

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285,
segreteria@campagnasudan.it .
Questa Newsletter, aggiornata al 30 giugno 2008, è a cura di Diego Marani. Si
ringraziano le Acli di Cremona per la collaborazione.

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