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Sudan, una pace da costruire

Newsletter numero 17

1 ottobre 2008
Fonte: Campagna Sudan
http://www.campagnasudan.it

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INDICE
I fatti
Pirati somali: «Abbiamo armi ucraine per il Sud Sudan»
Sudan-Egitto/ Rapiti e liberati un gruppo di turisti europei
Darfur, 1 / Abbattuto un elicottero Onu/Ua
Darfur, 2 / Dispiegati solo metà dei caschi blu
Sudan, 1 / Taha difende Bashir alle Nazioni unite
Sudan, 2 / Mbeki a Khartoum per sostenere Bashir
Sudan, 3 / Migliaia di sfollati per la diga di Merowe
Sud Sudan, 1 / Cina pronta a investire
Sud Sudan, 2 / Attacco di ribelli Lra
I documenti
La reazione del governo all'attacco a Khartoum
secondo il Drdc
La Campagna Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna)
Pirati somali: «Abbiamo armi ucraine per il Sud Sudan»
I pirati somali il 25 settembre hanno catturato la nave ucraina «Faina» battente
bandiera del Belize, che trasportava 33 carri armati sovietici t-72, lanciagranate e
munizioni. Una fonte dell'esercito sudanese e una della marina del Kenya hanno
informato le agenzie che le armi erano destinate al Sud Sudan e che addirittura si
tratterebbe del terzo carico di quest'anno e il quarto in totale: il primo sarebbe
arrivato al porto di Mombasa in ottobre 2007, altri due a febbraio di quest'anno. I
pirati avrebbero richiesto un riscatto (qualcuno sostiene di 20milioni di dollari, altri di
35). Secondo l'accordo di pace firmato nel 2005, il Sud Sudan non può comprare armi.
Andrew Mwangura, capo del East Africa Seafarers Assistance Program a Nairobi,
sostiene che i pirati somali avrebbero documenti confidenziali che dimostrerebbero
che le armi sono destinate al governo di Juba e minacciano di rendere pubblici i
documenti se non verrà pagato il riscatto. Il generale Byor Ajang, dell'Spla, nega
categoricamente che il governo del Sud Sudan abbia ordinato armi.
Sudan-Egitto/ Rapiti e liberati un gruppo di turisti europei
Il 29 settembre sono stati liberati 11 turisti europei (cinque italiani, cinque tedeschi e
una romena) e otto accompagnatori egiziani che erano stati rapiti il 19 settembre nel
Sahara, nell'area di Gebel Uwainat, una zona dell'estremo sudovest dell'Egitto, dove il
paese confina con la Libia ad ovest e con il Sudan a sud.
Queste sono le uniche due notizie certe: nessuno ha finora invece spiegato con
esattezza che cosa sia avvenuto durante il sequestro. La notizia del rapimento arriva
ai mezzi di informazione solo il 22 settembre: si parla di una richiesta di riscatto,
oscillante tra i 6 e i 15 milioni di dollari. I rapitori avrebbero portato gli ostaggi in
Sudan. Il 25 settembre le autorità di Khartoum affermano che la carovana si è
spostata in territorio libico. Nelle trattative sarebbe coinvolta la Fondazione Gheddafi,
presieduta da Seif al Islam, figlio del leader libico Muammar Gheddafi. Da lì la
carovana si sarebbe ulteriormente spostata in Ciad. Il governo di Khartoum accusa i
rapitori di far parte (o quantomeno di essere in contatto) con i ribelli del Darfur, che
finora però non sono mai stati segnalati così a Nord e non hanno mai rapito turisti. Nei
giorni successivi i sudanesi – che si oppongono al pagamento di un riscatto e che
insistono per liberare i turisti attraverso un blitz militare – dichiarano che una pattuglia
dell'esercito aveva intercettato i rapitori vicino al confine e aveva ingaggiato una
sparatoria uccidendo sei sequestratori. Un agente della sicurezza egiziana ha parlato
invece di un attacco compiuto - in territorio ciadiano, forse nella località di Tabbat
Shajara - da una trentina elementi delle forze speciali egiziane che hanno sconfitto i
rapitori uccidendo una ventina di persone e liberato gli ostaggi. Per i governi di Roma
e Berlino invece gli ostaggi sarebbero stati liberati dai rapitori – ormai braccati - prima
del conflitto a fuoco e nessun riscatto sarebbe stato pagato.
Darfur, 1 / Abbattuto un elicottero Onu/Ua
Un elicottero (non da combattimento) della missione congiunta Ua/Onu è stato
abbattuto a poca distanza dal campo profughi di Kalma a Nyala, la capitale del Darfur
meridionale. Il pilota russo e quattro membri dell'equipaggio sono morti. L'elicottero
stava trasportando un carico di aiuti umanitari da Nyala a Muhajiria.
Darfur, 2 / Nel 2008 dispiegati solo metà dei caschi blu
La missione congiunta Onu/Ua in Darfur riuscirà a dispiegare sul terreno, entro la fine
del 2008, solo 13mila caschi blu, rispetto ai 26mila stabiliti dal Consiglio di sicurezza
dell'Onu con la risoluzione 1769 del 31 luglio 2007. I vertici della missione – che finora
vede dispiegati circa 10mila soldati – avevano ripetutamente assicurato di voler
dispiegare almeno l'80% delle truppe entro la fine dell'anno. Il 17 settembre il
responsabile del dipartimento di peacekeeping dell'Onu, Alain Le Roy, ha dichiarato
che le precedenti valutazioni erano troppo ottimistiche. Nei prossimi mesi dovrebbero
arrivare in Darfur il contingente etiope e quello egiziano, mentre secondo Le Roy il
governo sudanese sta ostacolando e rallentando il dispiegamento dei contingenti in
arrivo da Thailandia e Nepal, inizialmente previsto entro la fine dell'anno.
Sudan, 1 / Taha difende Bashir alle Nazioni unite
Il vicepresidente del Sudan, Ali Osman Taha, ha chiesto alle Nazioni unite di
rimandare (senza specificare date) la richiesta della Corte penale internazionale di
processare il presidente Omar el Bashir per i crimini compiuti in Darfur. La
motivazione di Taha è che ciò costituirebbe un ostacolo alla pace. Taha ha parlato di
fronte all'Assemblea generale.
Sudan, 2 / Mbeki a Khartoum per sostenere Bashir

A metà settembre il presidente uscente del Sudafrica, Thabo Mbeki, è rimasto per
due giorni a Khartoum per colloqui diplomatici. Nella capitale sudanese Mbeki ha
chiaramente espresso che il Sudafrica ritiene «controproducente» la richiesta della
Corte penale internazionale di processare il presidente Bashir per i presunti crimini
commessi in Darfur, perché un eventuale arresto e processo del presidente
causerebbe «un'ancora più grande destabilizzazione della regione». Il Sudafrica è,
insieme alla Libia, il capofila all'interno della Ua nel supporto diplomatico al presidente
sudanese. Durante la propria visita, Mbeki ha incontrato anche il vicepresidente (e
presidente del Sud Sudan) Salva Kiir Mayadrit.
Sudan, 3 / Migliaia di sfollati per la diga di Merowe
Migliaia di sudanesi hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni a causa delle
inondazioni provocati dalle dighe di Merowe sul Nilo nel Nord Sudan: la denuncia di un
portavoce degli sfollati, Hashim Ali, è arrivata il 30 settembre. Le autorità della diga
hanno invece negato che la causa delle inondazioni siano le dighe, attribuendola
invece alle piogge stagionali. Molte persone nell'area di Manaseer nel frattempo si
rifiutano di abbandonare i villaggi. Il progetto delle dighe di Merowe, costruite dalla
Cina, punta a raddoppiare la fornitura di energia elettrica al Sudan. La nuova energia
dovrebbe iniziare a essere erogata entro la fine dell'anno. Le zone che saranno
allagate si trovano a circa 350 chilometri a nord di Khartoum. Hashim Ali ha inoltre
dichiarato che circa mille famiglie che abitavano su quattro isole nel Nilo hanno dovuto
abbandonare le loro case e sono state abbandonate sulla riva senza cibo; le case
costruite per loro dal governo sarebbero troppo lontane dal fiume e dai campi
coltivabili. La protesta continua.
Sud Sudan, 1 / Cina pronta a investire
Il console generale della Cina in Sud Sudan, Zhang Qingyang, ha dichiarato a Juba
che le aziende cinesi sono pronte a investire in tutto il Sud Sudan. Il 22 settembre
Qingyang ha avuto un colloquio con il vicepresidente del Sud Sudan, Riek Machar, il
quale ha confermato che il governo si impegnerà per offrire condizioni di sicurezza alle
imprese cinese che andranno a lavorare in Sud Sudan. La Cina, finora estremamente
attiva in Nord Sudan, ha aperto il proprio consolato in Sud Sudan a inizio settembre.
La Covev (China National Overseas Engineering Corporation) starebbe contrattando
con il governo del Sud Sudan la ricostruzione di Juba. Rimane ancora apertissimo il
discorso sullo sfruttamento del petrolio in Sud Sudan, anche in vista del referendum
previsto per il 2001 che potrebbe sancire l'eventuale indipendenza della regione.
Sud Sudan, 2 / Attacco di ribelli Lra
Il 18 settembre un centinaio di banditi ugandesi dell'Esercito di resistenza del Signore
(Lra) hanno attaccato il villaggio di Sakure (una trentina di chilometri da Yambo) alla
frontiera tra Sudan e Rd Congo. Vicino al villaggio c'era una caserma di soldati
sudanesi dell'Spla, che sono intervenuti e hanno respinto i banditi. Un soldato
sudanese e un bambino di quattro anni sarebbero stati uccisi; quattro civili sono
rimasti feriti e altri sarebbero stati rapiti. Il problema del banditismo dell'Lra, con i
negoziati che si trascinano attraverso continui rinvii della firma di un accordo di pace,
rimane aperto.
I documenti
La reazione del governo all'attacco a Khartoum secondo il Drdc
Il Darfur Relief and Documentation Center (Drdc), un centro studi non governativo con
sede in Svizzera ha pubblicato un rapporto di una trentina di pagina – con molte foto -
sulla risposta del governo di Khartoum agli attacchi dei ribelli del Darfur contro
Omdurman e Khartoum il 10 maggio. Il documento è un atto di accusa, durissimo e
circostanziato, contro il governo che sarebbe – direttamente o indirettamente –
responsabile di violazioni dei diritti umani, esecuzioni extragiudiziali, torture, violenze
etniche e processi ingiusti contro sudanesi di etnie originarie del Darfur che vivono
nella capitale, in particolare nei giorni immediatamente successivi all'attacco. Il titolo
del rapporto, in inglese, è Response of the Government of Sudan to the Darfur
Insurgents Attack against Omdurman on 10th May 2008. Il sito del Drdc è
www.darfurcentre.ch .
La Campagna Sudan
Chi siamo
La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione,
sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della
società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas
italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax
Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie
organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere
la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace
rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per
informazioni: www.campagnasudan.it.

Note:

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285,
segreteria@campagnasudan.it .
Questa Newsletter, aggiornata al 30 settembre 2008, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona per la collaborazione.

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