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Sudan, una pace da costruire

Newsletter numero 18

15 ottobre 2008
Fonte: Campagna Sudan
http://www.campagnasudan.it

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INDICE
I fatti
Darfur, 1 / Slm: «Il Ciad non è la causa della guerra»
Darfur, 2 / Bashir: «Non ci sono stupri sistematici»
Darfur, 3 / Ali Kushayb sarà processato in Sudan
Ciad / Sospesi gli aiuti umanitari nell'Est per insicurezza
Sudan / I paesi Acp sostengono Bashir
Rd Congo / Attacchi Lra, cinquemila profughi in Sudan
I documenti
Il conflitto in Ciad secondo l'Icg
La Campagna Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna)
Darfur, 1 / Slm: «Il Ciad non è la causa della guerra»
Il 12 ottobre Abdel Wahid Al-Nur, tra i fondatori del gruppo ribelle Slm (Sudan
Liberation Movement) e leader della fazione che non ha firmato l'accordo di pace del
2006 con il governo di Khartoum, ha dichiarato che «la soluzione della crisi del Darfur
non dovrebbe essere mescolata con le relazioni tra Ciad e Sudan. La cause profonde e
le conseguenze del conflitto sono in Sudan: il Ciad non è assolutamente una delle
cause di questo conflitto. Noi rifiutiamo il collegamento fra i due conflitti, quello in
Sudan e quello in Ciad». Il governo di Khartoum, dallo scoppio della guerra nel 2003,
ha sempre accusato il governo di N'Djamena di sostenere i ribelli in Darfur. A sua
volta, il Ciad accusa il Sudan di armare e finanziare i ribelli nell'est del Ciad.
Darfur, 2 / Bashir: «Non ci sono stupri sistematici»
Il presidente sudanese Omar el Bashir ha negato – durante una intervista alla
televisione inglese Channel 4 – che in Darfur avvengano stupri sistematici in larga
scala sulle donne che vivono nei campi profughi. Secondo Bashir queste donne «sono
sotto l'influenza dei ribelli e alcune sono addirittura imparentate con i ribelli»; e anche
se «ci possono essere stati casi isolati», questi «sono crimini normali che accadono in
qualsiasi Paese del mondo. Non ci sono stupri di massa». Gli stupri in Darfur sono stati
documentati da decine di rapporti di organizzazioni non governative. Luis Moreno-
Ocampo, procuratore della Corte penale internazionale che accusa Bashir di crimini
contro l'umanità e genocidio, è convinto che «lo stupro è una parte integrale del
modello di distruzione che il Governo del Sudan sta infliggendo ad alcuni determinati
gruppi in Darfur».
Darfur, 3 / Ali Kushayb sarà processato in Sudan
Il ministro sudanese della giustizia Abdel Basit Sabdarat, durante una visita al Cairo,
in Egitto, ha dichiarato all'agenzia Associated Press che Ali Mohamed Ali Abdel-
Rahman, noto come Ali Kushayb, comandante delle milizie janjawid ritenute
responsabili di molti crimini in Darfur, «è agli arresti, a disposizione del governo;
Kushayb verrà processato da un tribunale sudanese». Kushayb è ricercato dalla corte
penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità. Al Cairo, i ministri della

Giustizia dei paesi della Lega Araba si sono incontrati il 12 ottobre per discutere delle
accuse della Cpi al presidente Bashir. Il ministro
Sabdarat ha precisato che «la
mediazione della Lega Araba per risolvere la crisi in atto con la Cpi procede come
previsto».
Ciad / Sospesi gli aiuti umanitari nell'Est per insicurezza
A causa del clima di insicurezza e degli attacchi subiti molte organizzazioni non
governative attive nell’est del Ciad hanno sospeso «temporaneamente» nei primi
giorni di ottobre le proprie attività a sostegno degli sfollati interni e dei profughi del
confinante Darfur (Sudan occidentale), che vivono nei campi situati nell'Est del Paese.
Secondo l’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell'Onu (Ocha) sono stati
almeno 120 gli attacchi subiti dall'inizio dell'anno, ad opera dei movimenti armati
antigovernativi ma soprattutto dei gruppi di banditi attivi a cavallo della frontiera.
Circa 37.000 sfollati vivono nei campi di Dogdore e Ade (al confine col Sudan).
Sudan / I paesi Acp sostengono Bashir
I paesi membri dell'organizzazione Acp (che raggruppa stati di Africa, Caraibi e
Pacifico), riuniti in Ghana per il sesto vertice dell'organismo, il 7 ottobre hanno
espresso la loro solidarietà al presidente sudanese Bashir, chiedendo la sospensione
dei procedimenti penali a suo carico e della richiesta di mandato di cattura presentata
dal procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Moreno Ocampo.
Rd Congo / Attacchi Lra, cinquemila profughi in Sudan
Il 2 ottobre Jean Paul Dietricht, portavoce della missione Onu in Rd Congo, ha
dichiarato che «otto villaggi dell’area di Dungu sono stati attaccati nelle ultime due
settimane dai ribelli ugandesi dell'Esercito di resistenza del signore (Lra) e la
situazione è sicuramente preoccupante». Lo stesso giorno l'Alto commissariato
dell'Onu per i rifugiati ha confermato l'arrivo in Sud Sudan (nella zona di Yambio) di
almeno 1.200 civili fuggiti a piedi dalle aree attaccate dalla ribellione ugandese. I
vertici dell'Lra hanno però negato gli attacchi. Nella settimana i profughi congolesi
sono diventati cinquemila. Commentando la presa di posizione del Tribunale penale
internazionale che ha ribadito la richiesta di arresti di Joseph Kony, capo dell'Lra, John
Baptist Odama arcivescovo cattolico di Gulu (in Uganda), ha dichiarato: «Si dovrebbe
creare un clima propizio perché Kony sia messo nella posizione di rispondere
positivamente alle iniziative di pace (…); la pace sarebbe stata anzi già firmata se il
Tribunale non avesse insistito così tanto sulla questione degli arresti di Kony».
I documenti
Il conflitto in Ciad secondo l'Icg
È datato 24 settembre 2008 l'ultimo rapporto dell'International Crisis Group sul Ciad.
Il documento intitolato Tchad: un nouveau cadre de resolution du conflict presenta la
crisi politica interna, esacerbata dalla vicinanza con il Sudan, la quale si è acuita dopo
gli scontri dello scorso febbraio, che hanno portato i ribelli molto vicini al colpo di
stato, annullando di fatto i deboli accordi stipulati nell’agosto 2007 tra governo e
opposizione. Oggi il paese, che è in mano al presidente di etnia zaghawa Idriss Deby,
al potere dal 1990, è soggetto a un costante aumento di tensione e di insicurezza.
A causa delle ingerenze internazionali, delle risorse petrolifere e della posizione
geografica, l'Icg inserisce il rapporto sul Ciad nella sezione dedicata alla regione del
Corno d’Africa.
Gli autori del testo pongono particolare attenzione al rapporto tra Ciad e Sudan. Deby
davanti alla comunità internazionale «vorrebbe porsi come elemento chiave nella
strategia occidentale finalizzata al contenimento di Khartoum»; al contempo, sul
fronte interno, la necessità è quella di affrontare il malcontento del suo clan di origine
darfuriana e di controllare l'est del paese, che ospita i campi profughi del Darfur,
continuamente soggetti ad attacchi dei ribelli.
Il documento illustra una proposta di azione politica per tentare una risoluzione della
crisi, partendo da una riformulazione degli accordi politici dell’agosto 2007. Si
auspicano una decentralizzazione dell’autorità statale, una riforma del settore
sicurezza, una serie di riforme giudiziarie che combattano la corruzione e la violazione
dei diritti umani. «I ciadiani e la comunità internazionale devono capire che senza una
credibile politica di negoziati che conduca a processi di riforma in ambito
amministrativo ed economico, il Ciad continuerà a essere condannato a un crisi
permanente».
Un secondo campo di intervento - a giudizio degli autori - deve focalizzarsi sulla
negoziazione tra opposizione e governo tentando di arrivare ad un cessate al fuoco
permanente. Come ultima traccia di azione l'International Crisis Group evidenzia la
necessità di considerare la dimensione regionale del conflitto prevedendo l’intervento
di un facilitatore (individuato nel governo senegalese) sotto la supervisione dell’Unione
Africana.
(Il
documento
si
può
leggere
su
internet:
www.crisisgroup.org/home/index.cfm?l=1&id=5694)
. (a cura di Cristiana Paladini
e Mauro Plate)
La Campagna Sudan
Chi siamo
La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione,
sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della
società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas
italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax
Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie
organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere
la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace
rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per
informazioni:
www.campagnasudan.it

Note:

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285,
segreteria@campagnasudan.it
Questa Newsletter, aggiornata al 14 ottobre 2008, è a cura di Diego Marani. Si
ringraziano le Acli di Cremona, Cristiana Paladini e Mauro Plate per la collaborazione.

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