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Sudan, una pace da costruire

Newsletter numero 19

1 novembre 2008

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INDICE
I fatti
Kordofan, 1 / Uccisi sei lavoratori cinesi
Kordofan-Unity, 2 / Uccisi tre tecnici petroliferi sudanesi
Darfur, 1 / Imboscata contro i caschi blu: due morti
Darfur, 2 / Conferenza di pace a Khartoum, senza i ribelli
Darfur, 3 / Splm e Jen instaurano relazioni politiche
Sud Sudan / Rientrati 1,7 milioni di sfollati
I documenti
Sud Kordofan: il prossimo Darfur?
L’impatto del conflitto sul commercio in Darfur
La Campagna Appuntamenti
Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna, Reuters)
Kordofan, 1 / Uccisi sei lavoratori cinesi
Un gruppo di rapitori in Sudan ha ucciso sei lavoratori cinesi che erano tenuti in
ostaggio. La conferma è giunta il 27 ottobre dal ministero degli Esteri del Sudan.
«Cinque sono stati assassinati. Due invece sono riusciti a fuggire e sono stati feriti
lievemente», ha detto all'agenzia Reuters il portavoce del Ministero, Ali al-Sadig.
Nelle mani dei rapitori in un primo momento erano rimasti altri due ostaggi. Il 31
ottobre la polizia sudanese ha trovato il cadavere di uno dei due, mentre l'altro è stato
trovato vivo. Il 19 ottobre i sequestratori avevano catturato i nove lavoratori cinesi nel
Kordofan del Sud nel terzo episodio del genere in un anno. Il rapimento era avvenuto
vicino a un giacimento petrolifero, dove i cinesi stavano eseguendo un lavoro in
appalto per conto della Greater Nile Petroleum Operating Company (Gnpoc), un
consorzio guidato dalla cinese Cnps, che comprende anche la società indiana Ongc, la
malaysiana Petronas e la società di stato sudanese Sudapet. Il Kordofan del Sud è una
regione ad alto rischio dove molti gruppi locali hanno protestato per non avere
ricevuto un'equa parte degli introiti petroliferi della regione. Secondo il sito di Gnpoc,
il consorzio produce oltre 300.000 barili di greggio al giorno nei block 1, 2 e 4 del
Sudan. Il Sudan produce circa 500.000 barili di greggio al giorno e la Cina è il primo
investitore straniero. La notizia della strage era stata anticipata dalla rete televisiva Al
Jazeera. I nove erano stati rapiti insieme a due autisti sudanesi. I rapitori avevano
liberato uno dei due autisti affidandogli un messaggio, nel quale reclamavano una
quota dei proventi petroliferi della regione. Il governo di Khartoum ha accusato i ribelli
dello Jem (uno dei principali gruppi armati attivi in Darfur) di essere gli autori del
rapimento e delle uccisioni. Lo Jem ha negato. Altre fonti locali indicano come
colpevoli elementi di gruppi armati di etnia massirya, che già in maggio avevano
rapito quattro lavoratori indiani e il loro autista sudanese impegnati nelle attività
petrolifere nei pressi di Heglig, sempre nel Sud Kordofan.
Kordofan-Unity, 2 / Uccisi tre tecnici petroliferi sudanesi
Il 29 ottobre tre tecnici petroliferi sudanesi che lavoravano per la compagnia
petrolifera yemenita Yemeni Htc sono stati uccisi dopo un'imboscata, nello stato di
Unity, mentre viaggiavano tra i campi petroliferi di Heglig in Sud Kordofan e Mayom
County nello stato di Unity. Due tecnici yemeniti sono dispersi: sarebbero stati rapiti. I
responsabili del crimine sarebbero, secondo fonti locali, gruppi armati baggara.
Darfur, 1 / Imboscata contro i caschi blu: due morti
Il 30 ottobre una pattuglia di caschi blu sudafricani della missione congiunta Onu/Ua
in Sudan è stata attaccata da uomini pesantemente armati a bordo di una tecnica
vicino al campo di sfollati di Kassab, vicino a Kutum, nel Darfur settentrionale. Un
casco blu è stato ucciso e un altro soldato, una donna, è stata ferita. A Kassab vivono
circa 25mila sfollati. I caschi blu stavano sorvegliando un pozzo.
Darfur, 2 / Conferenza di pace a Khartoum, senza i ribelli
Il 16 ottobre il governo sudanese ha aperto nella capitale Khartoum una conferenza di
pace sul Darfur, a cui hanno partecipato delegati provenienti da Egitto, Eritrea, Qatar,
Unione africana, Lega araba. Salva Kiir Mayadrit (leader dell'Splm, vicepresidente del
Sudan e presidente del Sud Sudan) e Minni Minnawi (il leader della fazione del gruppo
ribelle Slm che nel 2006 ha firmato la pace con Khartoum) hanno partecipato ai lavori
aperti dal presidente Omar el Bashir. Minnawi, consigliere di Bashir per il Darfur, era
rientrato nella capitale solo in settembre, dopo quattro mesi di assenza come segno di
protesta per l'insufficiente implementazione degli accordi di pace. Alla conferenza
hanno partecipato anche il leader storico del partito Umma, Sadiq al-Mahdi, e una
delegazione del Dup. Mancavano invece i rappresentanti del partito di Hassan el
Tourabi. I movimenti ribelli in guerra con il governo di Khartoum non hanno
partecipato alla conferenza e Abdel Wahid Al-Nur, leader dell'Slm, ha dichiarato che
essa è solo una mossa del presidente Bashir per far credere all'opinione pubblica
internazionale che sia in corso un processo di pace per il Darfur, mentre sul terreno si
continua a combattere e a morire.
Darfur, 3 / Splm e Jen instaurano relazioni politiche
A fine ottobre i leader dello Jem (uno dei principali gruppi ribelli del Darfur) e quelli
dello Splm (il partito del Sud Sudan ora parte del governo di unità nazionale) si sono
incontrati per due giorni in una località segreta del Sudan, non distante dal confine
con il Ciad, e hanno deciso di rafforzare le loro relazioni politiche. La delegazione
dell'Splm comprendeva il segretario generale Pagan Amum, il suo vice Yasir Arman e il
rappresentante dell'Splm a Washington, Ezekiel Lol Gatkuoth. Quella dello Jem era
guidata dal leader del partito, Khalil Ibrahim. I rappresentanti dello Splm hanno
successivamente visitato un campo di profughi sudanesi in Ciad e sono stati ricevuti a
N'Djamena dal presidente Idriss Deby.
Sud Sudan / Rientrati 1,7 milioni di sfollati
Secondo lo Iom (l'Organizzazione internazionale delle migrazioni) circa 1,7 milioni di
sfollati sudsudanesi sono rientrati nelle loro terre di origine dalla firma dell'accordo
pace (gennaio 2005) a giugno 2008. Gli sfollati e profughi del Sud Sudan causati dalla
ventennale guerra civile erano stimati in circa quattro milioni. Secondo le stime dello
Iom gli sfollati sarebbero rientrati soprattutto nel Bahr el Gazal settentrionale (circa
400mila) e nel Kordofan meridionale (quasi 300mila). Circa il 60% delle famiglie
tornate sono guidate da donne sole, e il 59% di coloro che sono rientrati hanno tra i
cinque e i 17 anni. Circa il 17% degli sfollati sono tornati a casa a piedi.
I documenti
Sud Kordofan: il prossimo Darfur?
Lo scorso 21 ottobre International Crisis Group ha pubblicato un nuovo rapporto sulla
situazione sudanese focalizzando l’attenzione sul Sud Kordofan ed evidenziando come
i trattati di pace, in questa regione, siano a rischio. Il documento di 31 pagine
intitolato Sudan’s Southern Kordofan problem: The Next Darfur? è disponibile online
www.crisisgroup.org/home/index.cfm?id=5738&l=1. Gli autori presentano lo stato del
Sud Kordofan (al confine tra Nord e Sud Sudan, grande tre volte l’Olanda) come una
regione dove le interazioni tra etnie arabe ed africane, principalmente nuba e
missirya, sono state sempre molto rilevanti e descrivono la sua società come
«profondamente polarizzata e divisa». «Negli anni Novanta i nuba presero le armi per
unirsi all'Splm, contemporaneamente il governo di Khartoum cooptò i missirya e le
altre tribù di etnia araba per proteggere i giacimenti di petrolio nella zona,
alimentando una divisione tra le due etnie». Ora i due gruppi sono armati, organizzati
militarmente e sentono un «progressivo abbandono» da parte di chi li aveva sostenuti
durante il conflitto per poi disattendere le promesse fatte, quali il ritorno dei profughi,
l’avvio di progetti di sviluppo, la creazione di un’amministrazione locale…
Il
documento analizza gli elementi di malcontento e di rivendicazione dei nuba e dei
missirya documentando come, nella regione, la tensione stia salendo, sia a causa alle
numerose morti a seguito di dispute irrisolte, riguardanti la proprietà delle terre e i
diritti di pascolo, sia agli sforzi compiuti dal Ncp e dall'Splm per aumentare la rivalità
tra le due etnie e garantirsi il supporto di queste in vista delle prossime elezioni.
Per affrontare questa situazione gli autori pongono molta enfasi sulla riconciliazione
tra i due gruppi, sul suo significato e sulle possibili strade per ottenerla. «La
riconciliazione di questi due gruppi è un compito coraggioso ed essenziale, e non deve
leggersi solo come il tentativo di prevenire un conflitto locale. L’evoluzione
del
processo di pace in una regione di confine tra Nord e Sud Sudan come è il Sud
Kordofan, infatti, è in questo momento essenziale per valutare la viabilità dell’intero
processo di pace in Sudan e permetterebbe di capire se l'accordo globale di pace del
2005 offre un quadro di riferimento utile per la risoluzione di conflitti dove le parti non
sono profondamente legate né al Ncp né al Splm (questo avviene in Sud Kordofan
come in Darfur)».
Per rendere efficace questa riconciliazione vengono suggerite alcune raccomandazioni
alla comunità internazionale e al governo locale. «Sono necessari aiuti economici per
organizzare un dialogo interetnico che punti a rafforzare la riconciliazione e a produrre
un’agenda comune». Inoltre «la missione Onu e gli altri membri della comunità
internazionale hanno un ruolo fondamentale per la stabilizzazione del nuova regione.
L’ Unmis non dovrebbe limitarsi a registrare gli incidenti e le violenze, ma seguendo
l’esempio dell’Jmc (Joint Military Commission), stabilitosi sui Monti Nuba dopo il
cessate il fuoco del 2002, dovrebbe divenire un partner attivo nella prevenzione dei
conflitti collaborando con le autorità delle diverse etnie». (A cura di Mauro Plate)
L’impatto del conflitto sul commercio in Darfur
Feinstein International Center, un centro di ricerca universitario del Massachusetts
(Usa), ha pubblicato in giugno una ricerca condotta da Margie Buchanan e dal Abdulla
Fadul sull’impatto del conflitto nel commercio in Darfur. Il lavoro analizza come la
guerra abbia profondamente modificato il mercato locale incidendo non solo sulle
condizioni di vita ma anche sul tipo di relazioni e sulla struttura sociale esistente. «Il
commercio non solo è sempre stata la linfa vitale dell’economia dei tre stati che
compongono la regione del Darfur, ma anche una delle principali modalità con cui i
differenti gruppi etnici hanno interagito». «Il normale svolgimento delle attività
commerciali è stato profondamente sconvolto dai cinque anni di conflitto tra il governo
del Sudan e i movimenti ribelli»: sono cambiati le strade percorse dalle merci,
l’importanza di alcuni beni e persino il profilo dei commercianti. I ricercatori, che si
sono basati per la stesura del documento su interviste a commerciati delle tre
principali aree urbane della regione (Al Fashir, Al Geneina, Nyala), analizzano nel
dettaglio la trasformazione dei luoghi di scambio, le cause dell’aumento dei costi di
trasporto, gli ostacoli che si incontrano nelle operazioni di compravendita, le
dinamiche e le distorsioni venutesi a creare con l’immissione sul mercato degli aiuti
umanitari e mettono in luce i rischi dei traffici non controllati all’interno dei campi
profughi. «La rete dei mercati tradizionali è stata distrutta o fortemente danneggiata,
la maggior parte dei mercati rurali sono stati abbandonati a causa delle violenze in
atto nella regione, i pochi rimasti in funzione hanno dovuto adattarsi alle condizioni
ostili dettate dall’insicurezza, dal brigantaggio e dalla riduzione della produzione».
Anche i mercati delle zone urbane, una volta, luogo di importante scambio sia con il
Ciad sia con tutto il resto del Sudan sono stati fortemente ridimensionati. «Il mercato
di Al Genina è sempre più frequentato da commercianti ciadiani che vendono zucchero
o tè e comprano dalle persone dei campi profughi le razioni degli alimentari distribuite
dai programmi internazionali di aiuto». Allo stesso tempo si assiste ad un fenomeno
difficile da monitorare: i traffici di merci nelle aree a grande concentrazione di
profughi, in genere controllati dai capi dei campi profughi, stanno diventando la
modalità privilegiata per vendere beni rubati, compresi bestiame e veicoli. «Se il 30%
dei commercianti è fallito negli ultimi cinque anni lo si deve all’isolamento, alla
mancanza di strade, all’aumento dei rischi legati alla presenza di banditi, al
moltiplicarsi di dazi da pagare ai checkpoint, alle numerose tasse “informali” per
ottenere protezione militare e al venir meno delle forme di credito informale tra
commercianti che, prima della guerra, erano state di ausilio allo sviluppo delle attività
di scambio».
Il documento offre, infine, alcuni suggerimenti alla comunità
internazionale per agire positivamente sul contesto. Secondo gli autori è necessaria
una più regolare e rigorosa analisi per comprendere come gli interventi umanitari
influenzano il mercato locale di prodotti chiave per il sostentamento della popolazione
e come il commercio possa essere maggiormente stimolato attraverso l’organizzazione di forme di credito più affidabili. (a cura di Mauro Plate)

La Campagna Sudan
Appuntamenti
In occasione del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani la
Campagna italiana per il Sudan organizza alcune attività e iniziative di
sensibilizzazione e informazione.
Venerdì 21 novembre – Cremona
Ore 17.30 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso Cisvol
Cremona. Partecipano: Acli Cremona, Gruppo Lente.
Sabato 22 novembre – Modena
Ore 14.30 - Marcia per i diritti umani. Partenza dal monumento dei Caduti per la
libertà. Partecipano: Comitato diritti umani casa della pace Modena.
Ore 19.00 – Spettacolo teatrale Con buona pace, presso spazio Tenda, Viale Molza.
Lunedì 24 novembre - Lucca
Ore 17.45 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso la libreria
Baroni. Partecipano: Centro di cooperazione missionaria e Amani Nyayo.
Lunedì 24 novembre – Napoli
Ore 16.30 - Conferenza e presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi presso
la sala provinciale, chiostro di Santa Maria la nuova. Partecipano: gruppo Mani Tese
Napoli, con il patrocinio di Provincia di Napoli, assessorato alla pace, Seconda
municipalità.
Martedì 25 novembre – Pavia
Ore 15.00 - Conferenza e presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi.
Partecipa: Università degli studi di Pavia.
Martedì 25 Novembre – Mirandola
Ore 21.00 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso il castello dei
Pico. Partecipano: Comune di Mirandola, gruppo Mani Tese Finale Emilia.
Mercoledì 26 Novembre – Padova
Ore 20.45 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi, presso la sala
anziani, Municipio di Padova. Partecipa: Ipsia Padova con la collaborazione di Medici
con l’Africa-Cuamm, Missionari Comboniani e il patrocinio del Comune di Padova. La
presentazione si inserisce nelle iniziative del programma Diritti + Umani.
Giovedì 27 Novembre – Milano
Ore 18.00 - Presentazione del libro Darfur. Geografia di una crisi. Partecipa:
Altreconomia.

Sabato 29 Novembre – Modena
Ore 9.30–16.30 - Convegno Il Corno d’Africa a 60 anni dalla dichiarazione Universale
dei diritti umani. Presso sala dell’ex oratorio, Palazzo dei Musei. Partecipano: Provincia
di Modena, Fondazione cassa di risparmio di Modena, Università di Modena e Reggio
Emilia – facoltà di lettere e filosofia, Comune di Modena.
Ore 17.30 - Presentazione libro Darfur. Geografia di una crisi presso la libreria
Feltrinelli di Modena. Partecipano: Provincia di Modena, Fondazione cassa di risparmio
di Modena.
I relatori delle iniziative saranno:
Mudawi Ibrahim Adam, presidente dell’associazione Sudan social development
organization, partner dei progetti di Campagna italiana per il Sudan.
Mariam Yassin, direttore esecutivo di Iida, Women's Development Organization.
Diego Marani, giornalista e curatore del libro Darfur. Geografia di una crisi.
Bruna Sironi, Campagna italiana per il Sudan.
Esperti sui temi dell’Africa e dei diritti umani tra cui Maria Cristina Ercolessi,
Claudio Baraldi, Achille Lodovisi, Paola Degani, Raffaele Masto, Domenico
Affinito, Massimo Zaccaria.
Per ulteriori informazioni su orari e relatori di ciascun evento: www.campagnasudan.it.
Chi siamo
La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione,
sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della
società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas
italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax
Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie
organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere
la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace
rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per
informazioni: www.campagnasudan.it.

Note:

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285,
segreteria@campagnasudan.it .
Questa Newsletter, aggiornata al 31 ottobre 2008, è a cura di Diego Marani. Si
ringraziano le Acli di Cremona e Mauro Plate per la collaborazione.

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