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Sudan, una pace da costruire

Newsletter 24

«Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

Indice

I fatti

Sudan / Quarto anniversario della pace aspettando le decisioni della Cpi


Sud Sudan, 1 / Continuano gli attacchi Lra


Sud Sudan, 2 / Scontri etnici tra dinka e schilluk


Sud Sudan, 3 / Investimenti americani nel business agricolo


Darfur / Lo Jem a Washington

Il contesto regionale

Striscia di Gaza / Bashir a Damasco per incontrare Hamas


Somalia / Terminato il ritiro dei soldati etiopici


Etiopia / Nuova legge per le ong

I documenti

Quattro anni di pace in Sudan / L'analisi di Chatham House


Repubblica centrafricana / Il rapporto dell'Icg

La Campagna

Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna, Reuters)

Sudan / Quarto anniversario della pace aspettando le decisioni della Cpi

(In evidenza)

Quattro anni fa è stato firmato quell'accordo di pace tra il governo di Khartoum e l'Splm che dopo oltre vent'anni di guerra civile ha dato via all'attuale esecutivo di unità nazionale. L'accordo prevede le elezioni entro la fine di quest'anno – molti prevedono in luglio- e un referendum nel 2011 per stabilire se il Sudan rimarrà un paese unico o se il Sud sceglierà l'indipendenza. Ai primi di gennaio il presidente Bashir ha chiesto alla commissione elettorale di definire al più presto l’agenda delle prossime elezioni, impegnandosi a garantirne la regolarità e trasparenza.

Il 13 gennaio il primo vicepresidente del Sudan, Salva Kiir, leader dell'Splm, ha dichiarato a Juba: «Abbiamo un problema: che cosa potrebbe accadere all'accordo di pace se Bashir venisse processato dalla Corte penale internazionale (Cpi)?». La Cpi ha accusato il presidente Bashir di aver pianificato un genocidio e di aver commesso crimini di guerra e contro l'umanità in Darfur. Il Sudan non riconosce l'autorità della Cpi. Kiir teme che le decisioni della Corte possano mettere a repentaglio le elezioni e il referendum. È la prima volta che Kiir si pronuncia in pubblico contro la Cpi.

Il giorno prima della dichiarazione di Kiir, il leader islamista Hassan el Turabi, il quale era stato un alleato determinante per Bashir negli anni Novanta, ha invece dichiarato che Bashir dovrebbe presentarsi al processo e difendersi davanti al tribunale. In ogni caso, per Turabi «Bashir è politicamente colpevole. Senza alcun dubbio». Turabi è il leader del Popular Congress Party, partito nato da una scissione del National Congress Party di Bashir. In seguito a queste dichiarazioni Turabi è stato arrestato il 14 gennaio per essere interrogato dagli agenti dei servizi di sicurezza sudanesi.

La tensione in Sudan relativa allo scontro tra Bashir e la Cpi si fa sempre più forte. [vedi Newsletter 23 del 1 gennaio 2009].

Sud Sudan, 1 / Continuano gli attacchi da parte della Lra

Nella prima metà di gennaio sono continuate le incursioni dei miliziani della Lra (l'Esercito di liberazione del Signore, un gruppo che combatte il governo ugandese e che compie razzie anche nei villaggi sudanesi e congolesi). Nella sola contea di Maridi, nello stato di Western Equatoria in Sud Sudan, sono state uccise oltre 50 persone. Le violenze avrebbero provocato oltre 7.000 sfollati e la distruzione di numerosi villaggi.

In dicembre gli eserciti di Sud Sudan, Rd Congo e Uganda avevano condotto un attacco congiunto contro la Lra in Rd Congo al confine con Uganda e Sud Sudan [Vedi Newsletter 22 del 15 dicembre 2008] e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite aveva espresso soddisfazione per l’azione.

Sud Sudan, 2 / Scontri etnici tra dinka e schilluk

Almeno 12 persone sono rimaste uccise a Malakal, in Sud Sudan, in seguito a scontri tra gruppi armati dinka e shilluk scoppiati il 9 gennaio, mentre erano in corso i festeggiamenti per il quarto anniversario della firma dell'accordo di pace tra Nord e Sud.

Sud Sudan, 3 / Investimenti americani nel business agricolo

A inizio gennaio si è saputo che l'azienda americana Jarch Management Group, registrata nelle Isole Vergini, guidata anche da ex funzionari del Dipartimento di stato e della Cia, ha acquistato il 70% di un'azienda di Juba (capitale del Sud Sudan): la Leac for Agriculture and Investment Company Limited. Questa era controllata da Gabriel Matip, il primogenito di Paulino Matip Nhial, un comandante dell'Spla. Si tratterrebbe di un appezzamento di 400mila ettari per produrre cereali, piante oleose, frutta, verdura e fiori. Il quotidiano inglese Financial Times il 9 gennaio ha scritto che si tratta del più vasto terreno (più grande di tutta la provincia di Firenze) venduto tra privati nella storia dell'Africa post coloniale. Secondo il Financial Times l'accordo è un esempio di come l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari di base a livello globale abbia spinto gli investitori a comprare enormi estensioni di terreno coltivabile in Africa.

Darfur / Lo Jem a Washington

L'8 gennaio una delegazione dello Jem, uno dei principali gruppi ribelli del Darfur, ha incontrato a Washington Richard Williamson, inviato speciale degli Stati Uniti in Sudan, per discutere il conflitto in Darfur e la situazione umanitaria.

Nel frattempo sul terreno continuano gli scontri: il 14 gennaio l'aviazione governativa ha bombardato le postazioni dello Jem nel Darfur meridionale, vicino a Muhajeria.

Lo Jem ha anche accusato il governo di aver bombardato nel Darfur settentrionale, tra il 7 e il 9 gennaio.

Il contesto regionale

Striscia di Gaza / Bashir a Damasco per incontrare Hamas

Il 12 gennaio il presiedente Bashir era a Damasco per discutere con il presidente siriano Assad un modo per fermare l'offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, controllata dal movimento palestinese di Hamas. In Siria Bashir ha incontrato anche i leader di Hamas e in particolare Khaled Meshaal.

Molti commentatori e giornalisti, fra cui Vincenzo Nigro sul quotidiano la Repubblica del 9 gennaio 2009 e in precedenza anche Guido Olimpio sul Corriere della Sera il 16 giungo 2007 sostengono che l'Iran rifornisca di armi Hamas attraverso il Sudan e l'Egitto: le armi verrebbero scaricate nei porti del Sudan, risalirebbero l'Egitto e arriverebbero a Gaza attraverso i cunicoli sotterranei.

Somalia / Terminato il ritiro dei soldati etiopici

Le truppe etiopiche hanno completato il ritiro da Mogadiscio il 15 gennaio. Erano in Somalia da due anni. Nelle basi abbandonate dai soldati di Addis Abeba sono subentrati reparti ugandesi e burundesi del contingente dell’Unione africana. Gli scontri tra soldati etiopici e i miliziani dell'opposizione somala sono continuati fino all'ultimo. I colpi di mortaio sparati dai militari etiopici avrebbero causato almeno 24 morti e una cinquantina di feriti, secondo fonti locali.

Il ritiro dei contingenti etiopici è una delle condizioni previste dall’accordo siglato a ottobre 2008 dal governo di transizione sostenuto da Addis Abeba e dall’Alleanza per la ri-liberazione della Somalia.

Etiopia / Nuova legge per le ong

Il 6 gennaio il parlamento dell'Etiopia ha approvato la nuova legge sul lavoro delle organizzazioni non governative (ong), criticato da molti esponenti della società civile. La legge si riferisce alle organizzazioni che ricevono almeno il 10% dei loro finanziamenti dall’estero e prevede che le ong non possano intervenire in materia di diritti umani, risoluzione dei conflitti, diritti delle donne o dei minori.

I documenti

Quattro anni di pace in Sudan / L'analisi di Chatham House

Chatham House, rinomato centro studi inglese, in occasione del quarto anniversario dell'Accordo complessivo di pace tra governo di Khartoum e Splm, ha pubblicato un rapporto di 40 pagine sullo stato dell'implementazione dell'accordo in Sudan, intitolato Against the Gathering Storm. Securing Sudan’s Comprehensive Peace Agreement. La ricostruzione degli avvenimenti e la descrizione dettagliata dell'accordo sono seguite da un resoconto di quanto è stato compiuto e di quanto ancora è da fare, considerando le continue violazioni ai trattati, il ruolo dei “garanti” internazionali, l’irrisolta situazione in Darfur. La situazione attuale, soprattutto in vista del referendum sulla possibile indipendenza del Sud Sudan, previsto per il 2011, è inquadrata dalle emergenze sul territorio sudanese. Dal Sud al Nord, passando per il Darfur e il Sud Kordofan, la frammentarietà del paese rappresenta un continuo focolaio di guerra.

«Se la problematica relazione tra il centro del Sudan– che detiene il potere - e la periferia non sarà risolta, il Sud uscirà dal Sudan»; soprattutto «se gli accordi falliranno nel creare un Sudan più equo, la periferia dovrà rinegoziare ancora una volta le proprie relazioni con il centro. Per venti anni il National Congress Party (Ncp) non ha che aggravato le contraddizioni di queste periferie».

In questa prospettiva diventa ancora più urgente un monitoraggio costante da parte della comunità internazionale, «la quale deve riconoscere il serio rischio che correrebbero i civili se fallisse il processo di pace» e quindi offrire protezione alla popolazione ma anche favorire l’inclusione di quelle parti della società civile fino a oggi estromesse dagli accordi. Si può leggere il documento in inglese in internet all'indirizzo www.chathamhouse.org.uk/news/view/-/id/478. (a cura di Cristiana Paladini).

Repubblica centrafricana / Il rapporto dell'Icg

Risale al 26 novembre 2008 l’ultimo rapporto sulla Repubblica centrafricana (Centrafrica) dell'International Crisis Group, uno dei più autorevoli centri studi sul monitoraggio e la prevenzione dei conflitti. Il paese, dopo il colpo di stato del 2003 che ha portato al governo l’attuale presidente Fran¢oise Bozizé, vive una crisi politica che avvicina il rischio di un riaccendersi delle violenze. Secondo l’Icg, il Centrafrica rischia di «scomparire nuovamente dall’agenda internazionale, cosa che renderebbe vani tutti gli sforzi e gli investimenti degli ultimi anni». Lavorare oggi per una seria democratizzazione appare possibile solo se le forze in campo riusciranno a mantenere il fragile dialogo politico intorno alle elezioni che si terranno nel 2010. Per far ciò sarà indispensabile prevedere in primo luogo la riforma della giustizia e del settore sicurezza (spesso avviata ma mai completata), con l’equa inclusione dei vecchi gruppi ribelli, oggi trasformati in partiti d’opposizione, all’interno dei servizi di sicurezza stessi.

Ai problemi interni si aggiungono da una parte le incertezze internazionali ancora non risolte circa la distribuzione del contingente Onu sul territorio al confine col Ciad, dall’altra le violenze al confine col Darfur, che colpiscono quasi un milione di civili, ai quali non è garantita assistenza umanitaria. Il documento mette a fuoco la necessità di un intervento congiunto da parte del governo centrafricano, dei paesi donatori e della comunità internazionale per garantire che siano migliorate le condizioni di sicurezza interne al paese ed attuate eque misure di integrazione delle forze politiche verso l’organizzazione delle elezioni del 2009. (a cura di Cristiana Paladini)

Note:

La Campagna Sudan

Chi siamo

La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it.

Questa Newsletter, aggiornata al 15 gennaio 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona e Cristiana Paladini per la collaborazione.

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