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Da Gaza a Rimini

Intervista a Yousef Hamdouna
6 aprile 2009 - Gianni Ghinelli

Il 27 Dicembre 2008 Israele ha lanciato l’operazione militare “Piombo fuso”, mettendo a ferro e fuoco la Striscia di Gaza per ben ventidue giorni. Dopo quest’ultima offensiva israeliana la “questione mediorientale” è tornata a campeggiare su tutti i giornali; in realtà il conflitto israeliano – palestinese è figlio di una storia molto più complessa. Per comprendere a fondo la “questione palestinese” è necessario andare al di là delle dichiarazioni ufficiali della politica e dei servizi televisivi; è infatti indispensabile ascoltare le testimonianze di chi vive questo conflitto sulla propria pelle, di chi è nato in quelle terre, e lotta quotidianamente per la pace. Yousef è un ragazzo palestinese che lavora a Rimini come educatore presso il CEIS,(centro educativo italo-svizzero). Lui le bombe le ha sentite sibilare sopra le sue orecchie e non le ha viste nei servizi del Tg4, è nato in terre in cui la guerra è la realtà quotidiana. Yousef ha vissuto la guerra ed ora prova a combatterla con l’unica arma veramente efficace: l’educazione.
Raccontaci chi sei e perché sei qui a Rimini.
Mi chiamo Yousef , sono nato e cresciuto a Gaza City, dove lavoravo come educatore. Tramite “Educaid”, una ONG che si occupa di educazione, sono venuto a Rimini per fare uno stage al C.E.I.S . utile al lavoro che svolgo a Gaza. Il soggiorno qui in Italia sarebbe dovuto finire già da molti mesi, ma la striscia di Gaza è totalmente isolata, Israele impedisce a chiunque di entrare ed uscire. E così sono bloccato qui in Italia con mia moglie e la mia bambina.
Dopo i recenti attacchi di Israele, questo conflitto è improvvisamente tornato al centro della scena mediatica: quando e come è nato questo conflitto?
Credo che il modo migliore per rispondere a questa domanda sia quello di raccontare una storia: questa storia parla di mia madre e di una chiave. Mia mamma è nata nel 1942 in Palestina, (che all’epoca era un protettorato inglese), sei anni dopo incominciarono ad arrivare i primi ebrei scampati alle stragi naziste decisi ad insediarsi nella “Terra Promessa” dopo secoli di persecuzioni. Quando arrivarono cacciarono la popolazione che viveva in quei luoghi ed occuparono quelle terre. Poi, nel 1967, in soli sei giorni, Israele si espanse ulteriormente, confinando i palestinesi nella striscia i Gaza. Dal 1948, da quando aveva solo sei anni, mia madre vive in guerra. Con lei porta sempre la chiave della casa in cui è nata e da cui è stata cacciata: questa chiave è il simbolo di una donna, e di un popolo, che chiede solo di poter vivere in pace e tornare nei territori che gli sono stati ingiustamente tolti.
Quindi la guerra si protrae dal 1948?
Si. Da allora la guerra continua, anche se nessuno ne parla. Le recenti attenzioni sono dovute solo al fatto che l’ultima operazione militare è stata particolarmente lunga, ma dal ‘48 ad oggi gli attacchi sono stati centinaia. Anche quando l’esercito israeliano non entra con le truppe nella striscia di Gaza, si corre sempre il rischio di morire nei tanti ed improvvisi bombardamenti.
Come è possibile vivere in questo clima di continua violenza,sempre sospesi fra vita e morte?
Beh, Gaza non è certo posto per vivere una vita normale, ma se non si vuole morire di fame bisogna uscire di casa! Anche quando non eravamo sotto attacco, ogni volta che uscivo di casa, per lavorare o anche semplicemente per fare la spesa, salutavo mia moglie come se fosse l’ultima volta. Un giorno stavo salendo su un taxi, quando mia mamma mi chiamò dalla finestra, io allora tornai verso casa e all’improvviso sentii uno scoppio dietro di me: un razzo aveva colpito la macchina affianco al taxi su cui stavo salendo. E’ evidente che mi salvai per puro caso: è solo la fortuna a decidere tra la vita e la morte.
Prima di parlare dei fatti più recenti, è importante capire a fondo come si è sviluppato il panorama politico palestinese. Sentiamo speso parlare di Hamas e Al Fatah: che differenze ci sono fra questi due partiti? Cosa sono i missili Qassam? Esiste un legame tra Hamas ed altri gruppi fondamentalisti islamici, come per esempio Al–Quaeda ? Che idea di Stato propone un partito islamico come Hamas?
Al Fatah è un partito laico nato con il leader palestinese Arafat nel 1960. In seguito alla morte di Arafat, e ad altri scandali interni, il partito ha perso le ultime elezioni. Molti palestinesi infatti, stanchi di subire, hanno preferito Hamas, che al contrario di Fatah, è un partito islamico diventato molto popolare proprio per le sue posizioni radicali e per l’aiuto offerto alla popolazione in questi anni. La politica di Hamas si basa sulla richiesta di tornare alla situazione precedente al 1967 (cioè la guerra dei sei giorni) e che le relative direttive dell’ONU vengano rispettate. Questo partito è l’inventore dei missili Qassam, che lancia su Israele per rispondere agli attacchi israeliani. Sono missili “artigianali” che vengono sparati dalle colline sulle casa dei civili; i primi missili sono stati sparati 5 anni fa; in questi anni sono stati sparati 8621 missili, che hanno ucciso dieci persone. Spesso si sente dire che esistono legami tra Hamas ed Al-Quaeda, per quanto ne so è solo un tentativo di demonizzare Hamas. Da Al-Quaeda e dall’Iran (altro stato Islamico in contrapposizione agli USA) Hamas non riceve nessun aiuto. (Peraltro tra il movimento islamico di Hamas e la repubblica islamica dell’Iran esiste una profonda diversità ideologico-religiosa: Hamas si ispira all’islam sunnita, mentre l’Iran aderisce all’islam sciita).
Venendo ai fatti più recenti, raccontaci come è nata e cosa ha provocato l’operazione “Piombo fuso”.
Questa operazione è l’ultima di una serie lunghissima. In soli 22 giorni sono morti circa 1500 civili, ed oltre 5000 sono rimasti feriti. Dopo la regolare vittoria elettorale di Hamas nel 2006, Israele ha assediato la striscia di Gaza. In seguito è stata accordata una tregua, che comunque non migliorava la situazione umanitaria nella striscia di Gaza. Questa precario equilibrio è stato rotto nel novembre 2007, con l’uccisione di quattro civili palestinesi. Dopo questo episodio sono ripresi i lanci di missili Qassam, ed il 27 dicembre 2007 è iniziata l’operazione militare “Piombo fuso”. Io non sono certamente un elettore di Hamas, ma non si capisce perché quando la democrazia non va d’accordo con gli Stati Uniti e l’Europa, di colpo, non è più democrazia. Nonostante i “buoni propositi”, gli effetti dell’operazione “Piombo fuso” sono stati devastanti proprio sui civili. Negli ultimi giorni di combattimento un mio amico era in casa con sua figlia, suo fratello ed il padre. All’improvviso hanno fatto irruzione nella casa dei soldati israeliani ed hanno ucciso a sangue freddo il fratello, il padre e la bimba di 5 anni; poi gli hanno detto: “ti lasciamo vivo”. Ma che vita potrà mai vivere? Come loro, tanti altri civili sono stati uccisi ingiustamente.
Si è anche parlato di armi al fosforo bianco.
Finalmente se ne parla. Per troppo tempo nessuno ha detto niente, negando l’evidenza, negando le prove inconfutabili che centinaia di persone portano sul loro corpo: occhi bruciati, corpicini carbonizzati, gambe tagliate di netto. Questi effetti si ottengono solo con il fosforo bianco, ma nessuno ha mai detto niente. Il fosforo bianco, a contatto con l’ossigeno dell’aria, produce anidride fosforica, che a contatto con l’acqua genera acido fosforico e provoca calore. Il corpo umano, che contiene circa il 75% di acqua, innesca quindi questa reazione, disidratandosi e bruciandosi, per via del calore sviluppato. Molti Paesi considerano il fosforo bianco un’arma chimica, ma non lo è per la convenzione di Ginevra (il motivo è semplice: il fosforo bianco non era ancora stato inventato quando la convenzione di Ginevra è stata stipulata). L’utilizzo del fosforo è inoltre vietato dal “Protocollo III” sulle armi chimiche (non firmato da USA e Israele) proprio perché, per via della sua natura gassosa all’origine, non può fare distinzione alcuna tra civili e militari, uomini e donne, adulti, vecchi e bambini.
Abbiamo provato a capire le dinamiche che hanno portato a questa guerra, e le loro conseguenze reali sulla vita del popolo palestinese; a tuo dire, quali sono i veri motivi di questa guerra? Che tipo di interessi si celano dietro alle dichiarazioni ufficiali della politica?
Non ci si deve illudere, questa guerra è necessaria all’ingranaggio politico/economico sviluppatosi negli ultimi anni in medio Oriente: e proprio per questo è fortemente voluta, altrimenti l’ONU sarebbe già intervenuta!
La pace, infatti, la vogliamo noi palestinesi, e come noi, tanti israeliani. Dal 1994 al 2000 l’ideale “due popoli, due stati ” non è stata pura utopia, ma è stata la realtà. Avevo appena 19 anni quando la guerra è riscoppiata; in quel breve periodo i nostri popoli avevano vissuto in pace. Mi ricordo che il sabato pomeriggio molti israeliani venivano a Gaza a fare la spesa, e che spesso i palestinesi andavano cenare in Israele. La guerra è ripresa nel 2000. Questi sei anni sono stati gli unici in cui la vita è trascorsa normalmente, i soli in cui non si doveva aver paura di uscire di casa e di essere ammazzati senza alcun motivo.
Per concludere: come è possibile uscire da questa situazione?
Io sono più che sicuro che l’unica strada da percorrere sia quella di creare nuove generazioni pacifiste, a partire proprio da quei bambini che stanno crescendo sotto le bombe. Noi educatori sappiamo bene che l’unica speranza per il popolo palestinese risiede nei bambini, ed è per questo che lavoriamo senza sosta. Ma il nostro lavoro non basta: serve l’aiuto dell’Europa e dell’Onu. Ogni volta che parlo al telefono (con il rumore delle bombe in sottofondo) i miei familiari mi chiedono cosa stia facendo la comunità internazionale per i palestinesi, mi chiedono cosa fa l’Italia e io sono costretto a mentire. Dico sempre che ci sono manifestazioni e conferenze, racconto che l’Italia si sta mobilitando per i palestinesi.
Non riesco a dire la verità, non ce la faccio a dire che alla maggior parte della gente non interessa niente di loro e di questa guerra; ma so che la sola illusione di non essere completamente dimenticati è l’unica che tiene in vita un intero popolo.

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