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Sudan, una pace da costruire

Newsletter 27

«Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

Indice

I fatti

Darfur, 1 / Jem e governo firmano un accordo in Qatar mentre continuano gli scontri sul terreno


Darfur, 2 / Gli aiuti umanitari tornano a Muhajeriya


Darfur, 3 / Uccisi due operatori di una ong francese


Sudan, 1 / Il 4 marzo arriva la decisione della Cpi su Bashir


Sudan, 2 / Bashir conferma: «Quest'anno elezioni trasparenti e libere»


Sudan, 3 / Giornalista tunisino arrestato ed espulso


Nord–Sud / Scontri tra esercito e Spla a Malakal: 57 morti

Il contesto regionale

Somalia / Il nuovo governo inizia tra le bombe

I documenti

Darfur / «L'accordo di buona volontà» firmato a Doha


Sudan / Rapporto di Hrw: la censura sui giornali

La Campagna

Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna, Reuters)

Darfur, 1 / Jem e governo firmano un accordo in Qatar mentre continuano gli scontri sul terreno

(In evidenza)

Dopo una settimana di colloqui [vedi Newsletter 26 del 15 febbraio 2009] il 17 febbraio a Doha - in Qatar - le delegazioni del governo di Khartoum e dello Jem, uno dei principali gruppi ribelli del Darfur, hanno firmato una dichiarazione di buona volontà «per porre fine al conflitto». Il cessate-il-fuoco rimane ancora lontano; ancor più lontana appare una pace definitiva di cui in Qatar non si è nemmeno parlato. Però l'accordo segna il primo passo diplomatico in avanti da quando è scoppiata la guerra nel 2003 e dopo che lo Jem non ha firmato l'accordo di Abuja nel 2006, in Nigeria. Nel documento le parti si impegnano a trovare, entro tre mesi, le condizioni per arrivare a un cessate-il-fuoco. Pochi giorni dopo il governo del Sudan e lo Jem hanno liberato alcuni prigionieri di guerra come segnale di buona volontà. Il Jem ha consegnato alla Croce Rossa 18 prigionieri; il governo 24.

Tra il 18 e il 19 febbraio i combattimenti sul terreno hanno immediatamente ridimensionato l'accordo firmato sulla carta in Qatar. Uno scontro a fuoco tra esercito sudanese e ribelli dello Jem, avvenuto nella località di Donkey Shatta, nel Darfur meridionale, avrebbe causato 17 vittime tra i ribelli e 11 tra i soldati. La fonte è l'esercito di Khartoum. Il Sudan continua ad accusare il Ciad di armare e sostenere i ribelli del Darfur.

Nelle stesse ore soldati dello Jem hanno combattuto anche contro i militari della fazione dello Sla guidata da Minni Minnawi (l'unico gruppo di ribelli che ha firmato, nel 2006, la pace con il governo di Khartoum) nei pressi di al Thabit, circa 40 chilometri da el Fasher, capoluogo del Darfur settentrionale. Una trentina di veicoli armati dello Sla avrebbero attaccato le postazioni del Jem, sostiene quest'ultimo. Inoltre lo Jem ha dichiarato di aver subito un attacco anche nella zona di Jebel Marra, da parte dell’aviazione sudanese, la quale invece ha smentito.

Darfur, 2 / Gli aiuti umanitari tornano a Muhajeriya

I programmi di assistenza e di distribuzione di aiuti umanitario sono ricominciati nella zona della città di Muhajeriya in Darfur meridionale: in totale sono circa centomila le persone che hanno bisogno di assistenza. La città era stata conquistata dai ribelli dello Jem per un paio di settimane, a partire da metà gennaio. Poi, dopo violenti combattimenti, è tornata ad essere occupata dalle truppe governative. Il coordinatore Onu degli aiuti umanitari, Ameerah Haq, aveva dichiarato che il governo di Khartoum impediva la distribuzione di cibo e acqua a circa centomila persone nella zone di Muhajeriya, Sheria e Labado. [vedi Newsletter 26 del 15 febbraio 2009]. Alcuni esponenti dell'organizzazione Medici senza frontiere, che ha una clinica a Muhajeriya, hanno dichiarato che metà dei trentamila abitanti della città sono fuggiti nei campi di raccolta di sfollati in cerca di protezione.

Darfur, 3 / Uccisi due operatori di una ong francese

Il 21 febbraio due operatori umanitari sudanesi dell’organizzazione non governativa francese Aide medicale internationale sono stati uccisi mentre viaggiavano a bordo di un autobus su una strada che collega Khor Abache a Kurunji, nel nord del Darfur. L'autobus è stato assaltato da banditi che hanno aggredito e rapinato i viaggiatori. Dopo la rapina, gli uomini hanno aperto il fuoco sui viaggiatori.

Sudan, 1 / Il 4 marzo arriva la decisione della Cpi su Bashir

Il 23 febbraio la Corte penale internazionale (Cpi) ha dichiarato che renderà pubblica la propria decisione sulla richiesta di arresto nei confronti di Bashir il 4 marzo. Il procuratore generale della Cpi, Luis Moreno Ocampo, aveva infatti chiesto l'arresto del presidente del Sudan dopo averlo accusato di crimini di guerra, crimini contro l'umanità e genocidio in Darfur. Nelle scorse settimane alcuni giornali statunitensi, basandosi su indiscrezioni, davano per certa la richiesta di arresto di Bashir. [vedi Newsletter 26 del 15 febbraio 2009].

Il governo di Khartoum ha immediatamente reagito all'annuncio, ricordando che il Sudan non riconosce la Cpi perché non ha firmato il trattato di Roma che la istituisce, e che quindi continuerà a non collaborare in alcun modo con essa. Inoltre il viceministro degli esteri, Mutrif Sideeq, ha dichiarato che l'obiettivo della Cpi è quello di destabilizzare il Sudan.

Il 21 febbraio Salah Gosh, capo dei servizi di sicurezza e di intelligence del Nord Sudan, commentando un'eventuale richiesta di arresto di Bashir da parte della Cpi, aveva dichiarato: «Noi, il governo del Sudan, eravamo estremisti islamici; poi siamo diventati moderati e civilizzati credendo nella pace e nella vita per ciascuno. Potremmo tornare al passato estremismo, se fosse necessario. Non esiste nulla di più facile». Gosh ha accusato la Cpi di essere manovrata da «lobby sioniste»; ha ricordato che il Sudan considera un crimine aiutare la Cpi e che tutti coloro che collaboreranno con essa saranno arrestati per essere processati.

Il 25 febbraio Dan Harvey, comandante irlandese della forza di pace europea (Eufor) in Ciad, in un'intervista pubblicata dal quotidiano Irish Times, ha dichiarato che circa cinquemila ribelli si stanno concentrando sul lato sudanese del confine che separa Ciad e Sudan (cioè in Darfur) pronti a «invadere» il Sudan. I ribelli starebbero aspettando la decisione della Cpi. Il Ciad ha sempre accusato il governo di Khartoum di appoggiare i ribelli del Ciad; questi hanno già cercato, un anno fa, di marciare su N'Djamena per spodestare il presidente Idriss Deby.

Sudan, 2 / Bashir conferma: «Quest'anno elezioni trasparenti e libere»

Il 26 febbraio il presidente Omar el Bashir ha ripetuto di volere indire le elezioni entro la fine di luglio di quest'anno, come stabilito dall'accordo di pace firmato dal governo di Khartoum e dallo Spla nel 2005. Bashir assicura elezioni «trasparenti e libere». Il 18 febbraio aveva incontrato il capo della commissione elettorale, Abel Alier, esortandolo a termine i lavori prima dell'estate.

Il leader dell'Umma Party, Sadiq Al-Mahdi, ha ribadito che «non ci possono essere elezioni libere quando ci sono leggi che limitano la libertà». Inoltre egli ha criticato l'intenzione del governo di voler votare questa estate, perché la stagione delle piogge (che inizia a maggio e termina a settembre) renderebbe «impossibile» votare in alcune zone del paese.

Sudan, 3 / Giornalista tunisino arrestato ed espulso

Il giornalista tunisino Zuhir Latif, corrispondente per il servizio in arabo della televisione France 24 e per il giornale panarabo Al Hayat, è stato arrestato il 27 febbraio da agenti dei servizi di sicurezza a Khartoum, che gli hanno confiscato computer, appunti e documenti raccolti. Zuhir Latif era da poco rientrato da un viaggio di tre settimane in Darfur, dove aveva tra l'altro filmato gli scontri attorno a Muhajeriya. Zuhir Latif è stato espulso dal Sudan il 1 marzo «per non aver rispettato la legge sull'immigrazione».

Nord–Sud / Scontri tra esercito e Spla a Malakal: 57 morti

A Malakal, cittadina dello stato dell’Upper Nile, lungo il confine tra Nord e Sud Sudan, dal 24 al 27 febbraio ci sono stati combattimenti tra i soldati dell’esercito popolare per la liberazione del Sudan (Spla) e quelli dell'esercito di Khartoum, al comando del generale Gabriel Tangm, vicino al partito (Ncp) del presidente Omar el Bashir. Spla ed esercito del Nord avevano combattuto una guerra civile dal 1983 al 2005, prima degli accordi di pace che hanno dato origine all'attuale governo di unità nazionale.

Le sparatorie avrebbero causato 57 morti e 89 feriti, tra civili e combattenti. Testimoni locali hanno raccontato che le violenze sono iniziate quando gli uomini di Tang, ora integrati nella forze regolari di Khartoum e nelle unità militari congiunte che pattugliano la regione di Abyei e i territori al confine tra Nord e Sud, hanno attaccato una pattuglia dello Spla. Altre fonti parlano di scontri degenerati dopo che le autorità del Sud Sudan hanno notificato a Tang un'accusa per un coinvolgimento in scontri avvenuti – sempre nell'area di Malakal - nel 2006 che causarono la morte di oltre 150 persone. Parlando in conferenza stampa a Khartoum, Tang ha ridotto gli scontri a un problema tra etnie nuer (di cui egli stesso è membro) e dinka.

Il contesto regionale

Somalia / Il nuovo governo inizia tra le bombe

Il 22 febbraio 11 militari burundesi del contingente di pace dell’Unione africana in Somalia sono stati uccisi a Mogadiscio all’interno di una loro base. Altri 15 soldati sono rimasti feriti. L'attacco, condotto a colpi di mortaio secondo fonti della missione Ua, è stato rivendicato da Al Shabaab, il gruppo estremista islamico che non riconosce né il nuovo presidente né il nuovo governo. I morti di febbraio sono le perdite più gravi della missione Ua dal suo inizio.

L'attacco è avvenuto il giorno dopo l’insediamento del nuovo governo di 32 ministri guidato da Omar Abdirashid Ali Sharmarke che il 21 febbraio ha giurato a Gibuti; ne fanno parte sia membri del precedente governo di transizione sia membri dell’Alleanza per la ri-liberazione della Somalia (Ars). Il nuovo governo segue la nomina del nuovo presidente, Sheikh Sharif Sheikh Ahmed. Ahmedou Ould Abdallah, l’inviato delle Nazioni Unite per la Somalia, ha sottolineato che quello di Sharmarke è un governo di unità nazionale che rispetta gli accordi di pace di Gibuti firmati ad agosto 2008.

Nella seconda metà di febbraio gli scontri a Mogadiscio sono stati particolarmente cruenti: il 24 e il 25 febbraio c'è stata una battaglia tra miliziani di al Shabaab e soldati dell'esercito governativo a fianco di caschi verdi della missione Ua, con almeno 48 vittime tra i civili. Il 25 febbraio inoltre al Shaabab ha annunciato di aver conquistato la città di Hudur, vicino ai confini con l'Etiopia.

Un gruppo di ulmea e di imam islamici ha chiesto al nuovo presidente e al nuovo governo di instaurare la legislazione islamica (sharia) a Mogadiscio e in Somalia. Sharif Ahmed e Sharmarke sembrano favorevoli, anche per trovare in questo modo un terreno di mediazione con al Shaabab.

I documenti

Darfur / «L'accordo di buona volontà» firmato a Doha

Il 17 febbraio il governo del Sudan e i ribelli dello Jem hanno firmato a Doha, in Qatar, un accordo di buona volontà e di creazione della fiducia per risolvere il conflitto del Darfur. Il testo integrale, di un paio di pagine, si può leggere (in inglese) anche sul sito del giornale online Sudan Tribune, all'indirizzo www.sudantribune.com/spip.php?article30199 .

Sudan / Rapporto di Hrw: la censura sui giornali

Human Rights Watch (Hrw), l'organizzazione non governativa internazionale che monitora le violazioni dei diritti umani, in febbraio ha pubblicato un rapporto di 25 pagine intitolato It’s an Everyday Battle. Censorship and Harassment of Journalists and Human Rights Defenders in Sudan. Il documento inizia dichiarando che «il governo del Sudan sta colpendo duramente gli attivisti che si impegnano e parlano pubblicamente a favore dei diritti umani e della giustizia internazionale in Sudan». Inoltre i servizi di sicurezza continuano a minacciare i giornalisti e a censurare i giornali, non permettendo così la libertà di informazione nel paese. La gravità di questi comportamenti, secondo Hrw, si è acutizzata negli ultimi mesi; inoltre quest'anno, in vista delle prime elezioni libere da oltre 20 anni, la mancanza di una stampa libera viene sentita come «un ostacolo enorme» per lo svolgimento di votazioni libere e regolari. Il documento è diviso in capitoli che raccolgono testimonianze ed analisi sulle minacce, sugli arresti e sulle torture ad attivisti per i diritti umani; sulla repressione dei mezzi di informazione e sulla censura; sulle minacce e sugli arresti dei giornalisti. Il rapporto ricorda inoltre che – seppur in quantità assai minore – vi sono stati casi simili anche in Sud Sudan. Il rapporto si può leggere (in inglese) sul sito di Hrw, a partire dall'indirizzo www.hrw.org/en/node/80840/section/1 .

La Campagna Sudan

Chi siamo

La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it .

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it

Questa Newsletter, aggiornata al 1 marzo 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it ) per la collaborazione.

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