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Sudan, una pace da costruire

Newsletter 33

«Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine».

Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006


Indice

I fatti

Darfur, 1 / Aggiornati senza esiti i negoziati in Qatar


Darfur, 2 / Kiir chiede la pace «entro il 2009»


Darfur, 3 / Nuovi bombardamenti governativi


Darfur, 4 / Assassinati tre poliziotti


Darfur, 5 / Annullata conferenza della società civile in Etiopia


Sudan, 1 / Visita di John Holmes (Onu)


Sudan, 2 / Rimpasto di governo, nuovi vertici in Kordofan meridionale


Sudan, 3 / Visita del sottosegretario italiano Boniver


Sud Sudan / Nuovi scontri etnici: 66 morti

Il contesto regionale

Risale la tensione fra Ciad e Sudan

(In evidenza)


La Somalia introduce la sharia ma il conflitto continua

I documenti

Le operazioni militari conto lo Lra tra Rd Congo e Sudan

La Campagna

Chi siamo

I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Misna, Reuters)

Darfur, 1 / Aggiornati senza esiti i negoziati in Qatar

Sono stati aggiornati al 27 maggio i colloqui di pace tra il governo di Khartoum e i ribelli dello Jem (Movimento per la giustizia e l'uguaglianza, uno dei principali gruppi ribelli del Darfur). Lo hanno reso noto i portavoce di entrambe le parti precisando che anche se è stato ribadito l'impegno a tener fede agli accordi di principio firmati a febbraio a Doha, nessuna intesa è stata raggiunta sulla questione umanitaria e sullo scambio di prigionieri. Il 7 maggio lo Jem era tornato a partecipare ai negoziati di pace mediati dal Qatar. Li aveva abbandonati dopo che la Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja aveva spiccato un mandato di arresto contro il presidente del Sudan, Omar el Bashir, per crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Darfur e dopo che Bashir, in conseguenza di ciò, aveva espulso 13 ong internazionali e ne aveva chiuso tre sudanesi.

In una rara intervista trasmessa dalla televisione britannica Bbc il 12 maggio, il presidente Omar el Bashir ha dichiarato che «quello che è accaduto in Darfur è un'insurrezione di tipo tribale» e che parlare di «crimini commessi in quella regione fa parte di una campagna denigratoria orchestrata per screditare l'immagine del governo di Khartoum». Secondo Bashir «i militari non hanno mai combattuto contro i cittadini e non hanno mai ucciso cittadini inermi. [...] Sfido chiunque a portarmi le prove che l'esercito sudanese abbia attaccato e ucciso civili inermi in Darfur».

Darfur, 2 / Kiir chiede la pace «entro il 2009»

Il vice-presidente sudanese e presidente del governo autonomo del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, leader del Movimento di liberazione popolare del Sudan (Splm), ha sottolineato la necessità che «il conflitto in Darfur si concluda entro il 2009». In un discorso pronunciato in occasione della conferenza nazionale dei governatori a Wau, nel Bahr el Ghazal, Kiir ha precisato che «sarebbe meglio negoziare con tutti i gruppi ribelli invece che con alcuni di essi» e che «l'unità dei movimenti ribelli è essenziale per generare una pace durevole in Darfur».

La fine del 2009 sembra una data non casuale, visto che nel febbraio 2010 sono previste le prime elezioni libere in Sudan da oltre vent'anni. Agli inizi di maggio lo Splm ha ufficialmente avviato la pratica per prendere parte alla campagna elettorale in vista delle elezioni.

Darfur, 3 / Nuovi bombardamenti governativi

Secondo la missione congiunta Onu/Ua l'aviazione dell'esercito di di Khartoum ha bombardato la zona intorno alla cittadina di Umm Baru, nel Darfur settentrionale, per colpire presunte basi ribelli. I bombardamenti sono avvenuti l'11 e il 13 maggio; nei giorni precedenti nella zona c'erano stati scontri tra ribelli dello Jem e milizie fedeli a Khartoum.

Darfur, 4 / Assassinati tre poliziotti

L'11 maggio tre poliziotti sono stati assassinati da uomini armati non meglio identificati nel Darfur meridionale. Gli assalitori erano su cammelli e hanno teso un'imboscata vicino a Nyala. Un quarto poliziotto è rimasto ferito. Secondo Fatah Al-Rahman Osman, capo della polizia nel Darfur meridionale, l'obiettivo degli assalitori era quello di impadronirsi delle armi dei poliziotti.

Darfur, 5 / Annullata conferenza della società civile in Etiopia

Dal 12 al 16 maggio, ad Addis Abeba, avrebbe dovuto svolgersi un importante convegno dei rappresentanti della società civile darfuriana, organizzata dalla coalizione "Mandate Darfur" e sostenuta, fra gli altri, dall'Unione Africana, dall'Unione Europea, dalla Lega Araba. Nella capitale dell'Etiopia erano attesi circa 300 rappresentanti della regione sudanese preda della guerra civile. La conferenza è stata annullata all'ultimo momento, perché il governo di Khartoum non ha concesso i visti ai delegati e in alcuni casi - tramite gli uomini dei servizi di sicurezza - ne avrebbe anche confiscato i passaporti. La conferenza era organizzata grazie al sostegno della Mo Ibrahim Foundation, i cui rappresentanti hanno dichiarato di aver cercato di lavorare fin dall'inizio insieme al governo sudanese, informandolo di tutti i passi compiuti.

Sudan, 1 / Visita di John Holmes (Onu)

Il sottosegretario generale agli Affari umanitari dell'Onu, John Holmes, ha visitato il Nord Sudan, il Sud Sudan e il Darfur. In una conferenza stampa Holmes ha dichiarato che il governo di Khartoum avrebbe l'intenzione di autorizzare l'ingresso di nuove organizzazioni non governative in Darfur, dopo che ne aveva espulso 13, accusandole di spionaggio a favore della Corte penale internazionale. «Ho percepito una disponibilità da parte delle autorità sudanesi che mi ha convinto che le cose, in futuro, potranno sistemarsi per il meglio», ha concluso Holmes.

Sudan, 2 / Rimpasto di governo, nuovi vertici in Kordofan meridionale

L'8 maggio il presidente Bashir ha rimosso dalla sua carica Ahmed Mohammed Haroun, ministro di Stato per gli Affari umanitari, il primo esponente del governo sudanese contro cui la Cpi ha emesso un mandato di cattura per crimini di guerra commessi in Darfur. Haroun è stato nominato governatore dello stato del Kordofan meridionale, dal quale dipende anche la regione di Abyei, contesa tra Nord e Sud.

A metà aprile Abdel Aziz Adam Al-Hilu (importante esponente dello Splm; sui Monti Nuba era diventato il leader politico e militare dopo la morte di Yusuf Kuwa) era stato nominato vicegovernatore del Kordofan meridionale al posto di Daniel Kodi, nonimato nel 2008, il quale era stato ritenuto incapace di gestire e risolvere una situazione delicatissima. Con due nomine in un mese il quadro politico dell'amministrazione del Kordofan meridionale è dunque profondamente mutato.

Sudan, 3 / Visita del sottosegretario italiano Boniver

Nella prima settimana di maggio il sottosegretario italiano agli Esteri, Margherita Boniver, con delega alle emergenze umanitarie, ha visitato Khartoum e un campo di sfollati nel Darfur settentrionale, vicino a El Fasher. Questa è la terza visita della Boniver in Darfur.

Sud Sudan / Nuovi scontri etnici: 66 morti

L'8 maggio nel villaggio di Torkech, nello stato dell'Upper Nile, in Sud Sudan, gli scontri tra clan diversi di etnia nuer hanno causato la morte di 66 persone (tra cui numerosi bambini) e il ferimento di almeno 57 persone. Secondo le organizzazioni umanitarie sarebbero già migliaia le persone sfollate a causa del conflitto; il vice-presidente del governo autonomo del Sud-Sudan, Rieck Machar, ha annunciato il dispiegamento di alcuni contingenti di forze armate per evitare che le violenze dalla campagna possano espandersi fino ad arrivare a Juba. I militari hanno ricevuto l'ordine di disarmare i civili e controllare il perimetro della città. Da mesi gli scontri tra gruppi etnici in competizione tra loro stanno insanguinando molte regioni del Sud Sudan.

Il contesto regionale

Risale la tensione fra Ciad e Sudan

(In evidenza)

Il 5 maggio il ministro delle Comunicazioni ciadiano Mahmat Hissene, in un discorso trasmesso dalla radio nazionale, ha accusato il Sudan di aver inviato «colonne armate» verso il Ciad. Solo due giorni prima, il 3 maggio, Ciad e Sudan avevano firmato un accordo per la cessazione delle ostilità a Doha, in Qatar, all'interno dei colloqui di pace per il Darfur, la regione occidentale del Sudan che confina con il Ciad [vedi Newsletter 32 del 1 maggio 2009]. L'accordo prevedeva anche il controllo congiunto delle frontiere per bloccare il passaggio di gruppi armati tra i due paesi. «Mentre l'inchiostro dell'accordo non si è ancora seccato, il governo sudanese ha ordinato l'invio di diverse colonne di uomini armati contro le nostre frontiere. Firmando gli accordi di Doha il Sudan ha agito con la stessa doppiezza della quale aveva dato prova in occasioni precedenti», ha accusato il ministro Hissene.

Un portavoce dell'esercito sudanese, Osmane al Aghbash, ha immediatamente smentito le accuse del governo di N'Djamena, spiegando che «quello che accade alla frontiera ciadiana riguarda l'esercito e i ribelli di quel paese e non ha niente a che vedere con il Sudan».

Da anni il Ciad accusa il Sudan di sostenere l'opposizione armata dell'est, mentre Khartoum accusa N'Djamena di finanziare e armare i ribelli attivi in Darfur. Da quando è scoppiata la guerra in Darfur più volte i due paesi hanno firmato accordi di cessazione delle ostilità che non sono serviti a risolvere il conflitto.

Il 13 maggio circa 10.000 persone hanno partecipato a N'Djamena a una manifestazione indetta contro «la tentata aggressione sudanese al Ciad». e contro il presidente sudanese Omar el Bashir. Il presidente ciadiano Idriss Deby ha dichiarato il suo pieno appoggio all'operato della Cpi - che ha emanato un mandato di cattura contro Bashir, con l'accusa di crimini di guerra e contro l'umanità - si è detto disponibile ad arrestare Bashir.

ha dichiarato che i combattimenti seguiti allo sconfinamento nell'est dei gruppi armati, provenienti dalla frontiera sudanese, avrebbero provocato 247 morti, di cui 225 ribelli e 22 militari.

La Somalia introduce la sharia ma il conflitto continua

Il presidente somalo Sheikh Sharif Sheikh Ahmed ha firmato il 13 maggio la legge approvata a metà aprile dal parlamento che introduce la sharia (legislazione islamica) nell'ordinamento somalo. Dopo la firma il presidente ha sottolineato come con l'introduzione ufficiale della sharia non vi siano più pretesti per continuare a combattere, riferendosi ai violenti scontri in corso da giorni a Mogadiscio. «Non ci sono più scuse perché le violenze continuino, questo è un governo islamico» ha ribadito il ministro della Giustizia Sheikh Abdirahman Janakow, rispondendo alle critiche degli shebaab (i giovani), la milizia islamica che non accetta il nuovo presidente.

Ai primi maggio il colonnello Omar Hashi Aden, ministro per la sicurezza interna del governo somalo, ha accusato l'Eritrea di fornire armi e munizioni ai ribelli islamici di al shebaab. Il governo di Asmara ha smentito, ma allo stesso tempo ha ricordato di non riconoscere come legittimo l'esecutivo della Somalia.

I documenti

Le operazioni militari conto lo Lra tra Rd Congo e Sudan

La organizzazione indipendente inglese Conciliation Resources ha pubblicato in aprile un rapporto di 16 pagine dedicato allo svolgimento e alle conseguenze della operazione militare congiunta compiuta dall'esercito ugandese con il sostegno di quello del Sud Sudan e di quello della Rd Congo contro i ribelli del Lra, una milizia che da oltre vent'anni combatte il governo di Kampala. Il rapporto si intitola After Operation Lightning Thunder e cerca di indicare alcuni suggerimenti per come proteggere le comunità locali e costruire la pace.

Le razzie contro i villaggi di civili, così come le reazioni dell'esercito, interessano anche vaste zone del Sudan e in particolare lo stato dell'Equatoria occidentale, il quale secondo il rapporto, deve affrontare «una situazione di sicurezza estremamente volatile nella quale lo Lra è diventato uno dei più seri fattori di destabilizzazione». Il rapporto si può leggere, in versione integrale e in ligua inglese, sul sito di Conciliation Resources: www.c-r.org .

La Campagna Sudan

Chi siamo

La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it .

Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it

Questa Newsletter, aggiornata al 15 maggio 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it ) per la collaborazione.

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