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Ospedale missionario di Mapuordit, Sud-Sudan

Appello per volontari medici e paramedici

Disposti a lavorare - anche per brevi periodi - in un ospedale missionario in Sud-Sudan
19 ottobre 2009 - Daniele Moschetti

Situazione

Interno del reparto di pediatria dell'ospedale di Mapuordit

L'ospedale Mary Immaculate è stato aperto nel febbraio 2002 dalla Diocesi cattolica di Rumbek, presso la missione comboniana di Mapuordit, 75 km a sud-est di Rumbek, nel Sudan Meridionale.

La missione fu fondata durante la seconda guerra civile, nel 1993 da missionari fuggiti con la gente dalla città di Yirol, conquistata e distrutta dall'esercito governativo sudanese a fine 1991. Per motivi di sicurezza fu scelto un posto isolato nella savana, 30 km all'interno della strada principale tra Yirol e Rumbek, dove gli arabi dell'esercito governativo non sarebbero potuti arrivare e difficile da scoprire dai bombardieri (aerei Antonov) del governo.

Fin dal 1994 fu aperto un piccolo dispensario (4 capanne) che nel febbraio 2002, dopo l'arrivo di un fratello comboniano medico-chirurgo e di alcuni dottori inviati in rotazione dall' Università Cattolica Trnava della Slovacchia, è stato ingrandito ad ospedale, fornito anche di una grande tenda operatoria protetta da un tetto di lamiera. Nel dicembre 2004 è stata inaugurato il blocco operatorio definitivo che ha rimpiazzato l'ormai consunta tenda operatoria. Le operazioni sono cominciate nel marzo 2002 e fino ad oggi (ottobre 2009) sono state fatte circa 5.000 operazioni maggiori di cui il 10% emergenze, il resto elettive.

Subito dopo l'accordo di pace firmato il 9 gennaio 2005 a Nairobi tra Nord e Sud Sudan, la Cooperazione Italiana ha finanziato l'ampliamento dell'ospedale con la costruzione del laboratorio, dei reparti di pediatria, maternità e medicina, di due ambulatori e di una sala di attesa, in modo da portare il numero totale dei letti a circa 90 per la fine del 2005.

Attualmente l'ospedale ha 100 posti letto , di cui 30 in due prefabbricati in lamiera con tetto isolante in compensato, il resto in cinque reparti nuovi in muratura. Il reparto chirurgico ha 36 letti, quello medico 19, la pediatria 22, la maternità 12 e l'isolamento 11.

Costruire l'ospedale è stata realmente un'impresa: a causa della guerra civile ultraventennale non era possibile reperire sul posto i materiali da costruzione (cemento, ferro, travi di legno etc.) che dovevano essere importati dall'Uganda (800km) o dal Kenya (1.600 km) con camion attraverso strade sterrate impossibili e impraticabili durante la stagione della pioggia (da maggio a novembre).

L'ospedale serve un'area con raggio di circa 50 km ed abitata da circa 90.000 persone, anche se alcune emergenze chirurgiche (e anche casi medici cronici) sono portati (a piedi o in bicicletta) dai parenti anche da 100 km di distanza, mentre alcuni casi di chirurgia elettiva sono arrivati da oltre 400 km.

Nell'anno 2008 sono stati ricoverati circa 2.800 pazienti, visitati in ambulatorio circa 30.000 casi per la prima volta (le rivisite non vengono contate), ed effettuati circa 15.000 esami di laboratorio. L'ospedale organizza anche un programma di controllo della lebbra sul territorio (circa 40 nuovi casi scoperti e trattati annualmente) e di riabilitazione socio-economica per 40 disabili ex-lebbrosi, oltre ad istruire ostetriche locali (TBA) e operatori sanitari di villaggio per il trattamento integrato di malattie pediatriche. Vengono gestiti anche programmi per il controllo a trattamento della malaria, tubercolosi, HIV/AIDS, malattie oculari, oltre alle vaccinazioni.

Proposta

La difficoltà più grande incontrata finora è la mancanza di personale locale medico e paramedico qualificato. Infatti a causa della guerra da 25 anni le scuole statali secondarie e per paramedici sono chiuse e ovviamente anche l'unica facoltà di medicina che era a Juba ha dovuto chiudere.

In questo momento nell'ospedale lavora un solo medico-chirurgo fratello comboniano, che fa anche da direttore sanitario. Una volontaria dottoressa italiana tornerà per un anno a dicembre, ma anche due medici sono insufficienti per gestire un ospedale di questa grandezza con molte emergenze mediche chirurgiche e anche con una annessa scuola per infermieri professionali che e' stata inaugurata lo scorso 4 maggio 2009.

Da questo impellente bisogno nasce la proposta di lavoro volontario per medici o paramedici ( infermieri, ostetriche, farmacisti ). L'ospedale può offrire solo il vitto e l'alloggio, i volontari dovrebbero pagarsi il viaggio andata-ritorno fino a Rumbek via Nairobi o Addis Abeba, circa 1.200 euro. Chiediamo che il volontario abbia una buona conoscenza della lingua inglese, per interagire con e istruire il personale locale e magari insegnare nella scuola infermieri.

Infatti nell'ospedale di Mapuordit attualmente lavorano 28 infermieri tutti giovani-adulti istruiti localmente come infermieri ausiliari, la maggioranza di quest'ultimi provenienti dalla locale scuola missionaria primaria e secondaria, perciò hanno una discreta conoscenza dell'inglese.

Invece nella scuola per infermieri professionali ci sono 14 studenti con il disploma di scuola superiore che vanno seguiti anche nei reparti. Questa scuola infermieri è la prima (ed unica finora) che è stata aperta dopo la guerra in tutto il Bahr El Ghazal, una regione grande quasi come l'Italia.

Sarebbe ideale che il volontario/a restasse almeno 3 mesi, ma dato che probabilmente ha impegni lavorativi, accettiamo anche chi viene per almeno un intero mese di lavoro qui a Mapuordit.

Il chirurgo direttore dell'ospedale è disponibile ad insegnare chirurgia a giovani medici, che ovviamente dovranno aiutare anche nei reparti e in farmacia.
Un grazie anticipato a tutti coloro che risponderanno a questo appello per servire con amore i nostri fratelli Sudanesi, che solo ora stanno cominciando a godere la pace dopo due guerre civili consecutive durate in totale quasi 50 anni.

Fratel Dr. Rosario Iannetti, Missionario Comboniano 
Direttore Sanitario

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