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    Newsletter n° 44 15 novembre 2009

    «Un trattato non basta: non dobbiamo mai dare per scontato che gli impegni presi sulla parola e quelli firmati su un pezzo di carta siano veramente mantenuti. Costruire la pace in Sudan è un'operazione a lungo termine». Marina Peter in Scommessa Sudan, 2006

    Indice

     

     

    I fatti

    Darfur, 1 / Il governo chiuderà i campi profughi

     

    Darfur, 2 / Sempre più munizioni, nonostante l'embargo

     

    Sudan, 1 / Iniziata la registrazione per le elezioni

     

    Sudan, 2 / Dialogo tra partiti ancora bloccato

     

    Sud Sudan /  Almeno otto vittime in scontri inter-etnici

    Il contesto   regionale

    Uganda / Si arrende un comandante Lra

    La Campagna

    Chi siamo


    I fatti (Fonti: Afp, Al Jazeera, Ansa, Ap, Bbc, Irin, Misna, Reuters)

    Darfur, 1 / Il governo chiuderà i campi profughi

    (In evidenza)

    Il governo di Khartoum ha dichiarato che entro il 2010 i campi profughi in Darfur saranno chiusi; i civili che vivono come sfollati nei campi, dopo essere fuggiti dalle violenze della guerra civile scoppiata nel 2003, saranno rimandati nei rispettivi luoghi di origine. Lo ha annunciato il 9 novembre il commissario generale sudanese per gli aiuti umanitari, Hassabu Mohamed Abdel Rahman.

    In Darfur ci sono oltre due milioni di sfollati su una popolazione stimata di circa sei milioni di persone. L'annuncio del governo sembra rientrare in una serie di dichiarazioni, arrivate da esponenti dell'Unione africana e dell'Onu (che in Darfur hanno una missione di pace congiunta), volte a presentare un miglioramento della situazione in Darfur dopo i primi anni - quelli più cruenti - di una guerra che ha causato secondo l'Onu tra i duecentomila e i trecentomila morti, mentre secondo il governo di Khartoum le vittime sarebbero alcune migliaia.

     

    Darfur, 2 / Sempre più munizioni, nonostante l'embargo

    Un documento interno dell'Onu reso pubblico dal sito  Sudan Tribune il 9 novembre dimostra l'incessante afflusso di armi, munizioni e materiale bellico nella regione sudanese del Darfur, nonostante l'embargo in vigore. In particolare il documento dimostra che «quasi tutte le munizioni, i veicoli e il materiale dell'aviazione e molto materiale dell'esercito» è stato acquisito dopo l'embargo del 2005. Altri esempi riguardano il trasferimento di reparti armati e di mezzi militari: la quinta brigata dell'esercito del Nord Sudan è stata trasferita da El Obeid in Darfur per riconquistare la località di Muhajeriya all'inizio del 2009; elicotteri di trasporto e di attacco, aerei Antonov da bombardamenti e aerei da caccia sono stati spostati dal Nord Sudan al Darfur.

    La maggior parte delle armi presenti in Darfur sono di produzione cinese; la Cina è il principale fornitore di armi del governo di Khartoum. Inoltre le munizioni cinesi sono così diffuse in Darfur, da essere utilizzate anche dai ribelli. Infine centinaia di fuoristrada Toyota, nuovi o quasi nuovi, continuano ad arrivare alle milizie janjawid.

    Il documento ricorda anche che i gruppi ribelli attivi in Ciad sono direttamente collegati ai servizi di sicurezza di Khartoum «in termini di rifornimenti, addestramento, catena di comando».

    Tra le molte notizie, anche tecniche, relative alla violazione dell'embargo ci sono anche annotazioni sulle donne «che continuano a soffrire di ogni genere di discriminazione sessuale e di violenza» e accenni al reclutamento e all'impiego di bambini soldati sia da parte dello Jem (uno tra i principali gruppi ribelli del Darfur) sia da parte dei gruppi ribelli in Ciad.

    Il governo sudanese ha immediatamente criticato e «completamente rigettato» le conclusioni del rapporto, attraverso l'ambasciatore del Sudan all'Onu, Abdel-Mahmoud Abdel-Haleem, il quale ha dichiarato che il rapporto è frutto «dei servizi di sicurezza occidentali».

     

    Sudan, 1 / Iniziata la registrazione per le elezioni

    All'inizio di novembre sono cominciate le registrazioni dei votanti per le elezioni politiche previste per aprile 2010, le prime dopo il colpo di stato che nel 1989 ha portato al potere l'attuale presidente Bashir. Il numero stimato di aventi diritto al voto è di circa 20 milioni. Le tessere elettorali plastificate con cui recarsi alle urne verranno distribuite fino alla fine di novembre. In tutto il Sudan sono stati creati 15.000 uffici di registrazione nei 25 stati. Nel Sud Sudan è stata dichiarata una settimana festiva, dall'11 al 17 novembre, per facilitare le operazioni di registrazione.

    Le elezioni del 2010 saranno anche un passaggio centrale del processo di pace iniziato con l'accordo di pace firmato a gennaio 2005 dai partiti National Congress (per il Nord) e Splm (per il Sud), che ha posto fine a una guerra civile che durava dal 1983.

    L'altro appuntamento che tutti attendono in Sudan è il referendum per l'eventuale autodeterminazione del Sud, previsto (sempre dall'accordo di pace del 2005) nel 2011.  A inizio novembre, Salva Kiir, presidente del Sud Sudan e vicepresidente del Sudan, durante una funzione religiosa a Juba, si è rivolto alla popolazione e parlando del referendum ha suggerito di votare per l'indipendenza, visto che mantenere l'unità del Sudan corrisponderebbe ad accettare di essere «cittadini di seconda classe». In altre occasioni Kiir aveva invece sottolineato il proprio impegno a dare la priorità all'unità nazionale.

    L'intervento di Kiir è stato criticato dal Ncp, alla guida del governo centrale, e anche da formazioni dell'opposizione come l'Umma.

     

    Sudan, 2 / Dialogo tra partiti ancora bloccato

    È durato poche ore il tentativo di intesa sulla necessità di superare le divergenze attraverso il dialogo tra i due maggiori partiti del Sudan, il Congresso nazionale del popolo (Ncp) del presidente Omar Hassan al-Bashir e il Movimento per la liberazione popolare del Sudan (Splm) che governa le regioni autonome del Sud. I due partiti insieme formano il governo di unità nazionale nato dagli accordi fra Nord e Sud che nel 2005 misero fine a una guerra ventennale. Secondo Nafie Ali Nafie, vice-presidente del Congresso nazionale del popolo, fra i dirigenti dei due partiti dall'11 novembre sarebbero dovute cominciare incontri a cadenza regolare.

    L'Splm ha smentito quasi immediatamente. Da alcune settimane i parlamentari dell'Splm boicottano le sedute del parlamento e i ministri Splm quelle del governo. 

    [vedi Newsletter 43 del 1 novembre 2009]

     

    Sud Sudan /  Almeno otto vittime in scontri inter-etnici

    Il 2 novembre almeno otto persone sono state uccise nello stato del Nilo superiore, in Sud Sudan, in seguito  a scontri tra gruppi armati di etnia dinka e shilluk. La sparatoria è avvenuta a nel villaggio di Bony-Thiang, a nord della città di Malakal.

    In diverse regioni del Sud Sudan questi scontri inter-etnici continuano incessanti.

    Si stima che dall'inizio dell'anno complessivamente i morti siamo stati oltre 2.000.

     

    Il contesto regionale

    Uganda / Si arrende un comandante Lra

    Ai primi di novembre Charles Arop, un comandante di una importante banda appartenente alla Lra, si è arreso alle forze armate ugandesi. L'Esercito di resistenza (Lra) è un gruppo di ribelli attivo nella zona di frontiera tra Uganda, Sud Sudan e Rd Congo, responsabile di innumerevoli razzie e saccheggi, rapimenti stupri e uccisioni nei confronti di civili. Arop in particolare è accusato di aver comandato lo scorso Natale l'attacco al villaggio di Faradje, in Rd Congo, in cui sono state uccise oltre 140 persone.

     

    La Campagna Sudan

    Chi siamo

    La Campagna italiana per il Sudan è una campagna nazionale di informazione, sensibilizzazione ed advocacy che opera dal 1994. Raggruppa organizzazioni della società civile italiana (Acli Milano e Cremona, Amani, Arci, Caritas ambrosiana, Caritas italiana, Mani Tese, Ipsia Milano, Missionari e missionarie comboniane, Nexus, Pax Christi) e lavora in stretta collaborazione con enti pubblici e privati italiani e con varie organizzazioni della società civile sudanese. In Italia la Campagna ha fatto conoscere la situazione del Sudan e ha sostenuto i processi volti al raggiungimento di una pace rispettosa delle diversità sociali, etniche, culturali, religiose della sua popolazione. Per informazioni: www.campagnasudan.it.

     

    Contatti: Cristina Sossan, segreteria Campagna Sudan, telefono 02-7723285, segreteria@campagnasudan.it .

     

    Questa Newsletter, aggiornata al 15 novembre 2009, è a cura di Diego Marani. Si ringraziano le Acli di Cremona (www.aclicremona.it) per la collaborazione.

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