Conflitti

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • c.c.p. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 - 74100 Taranto (TA)
  • conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink (IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458)
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

La NATO divisa sull’andamento degli attacchi nel conflitto in Libia

WASHINGTON — Con il ruolo degli Stati Uniti limitato a semplice supporto nel conflitto in Libia - dicono gli ufficiali qui e in Europa - martedì scorso sono emerse delle spaccature tra gli alleati della NATO sulla portata e l’intensità degli attacchi contro le forze del Col. Muammar Gheddafi.
12 aprile 2011 - Steven Lee Myers e Enric Schmitt
Fonte: New York Times - 12 aprile 2011

Alla vigilia di due importanti meeting che si terranno questa settimana, Francia e Gran Bretagna hanno apertamente chiesto all’alleanza e ai suoi partner di intensificare gli attacchi aerei contro le truppe governative libiche per proteggere i civili, provocando un’insolita replica pubblica da parte del comando NATO, che ha affermato di stare conducendo le operazioni militari sotto il mandato della Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato l’uso della forza.       Vertice NATO sulla Libia

“Fino a quando le forze del regime continueranno ad attaccare i civili, noi interverremo per proteggerli”, ha detto dall’Italia, a Napoli, il tenente generale canadese Charles Bouchard, comandante operativo della NATO. “E’ ferma volontà della NATO portare a termine il mandato per proteggere la popolazione civile.”

Al suo arrivo in Lussemburgo per discutere con gli altri leader europei, il Ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha affermato che è compito degli alleati sostenere e intensificare gli sforzi militari, e ha reso noto che la Gran Bretagna ha già schierato ulteriori velivoli pronti per l’attacco a terra.

“Naturalmente, sarebbe auspicabile che altri paesi facciano lo stesso,” ha aggiunto Hague.
Le sue osservazioni, seguite da quelle del Ministro degli Esteri francese Alain Juppé, riflettono quella che gli ufficiali hanno descritto come una coalizione complessa e per certi versi contorta, con molti degli stati che ne fanno parte che si rifiutano di sferrare attacchi aerei contro le forze di terra, anche se i loro aerei pattugliano i cieli libici.

Gran Bretagna e Francia, ad esempio, stanno conducendo la maggior parte delle missioni di attacco, insieme a Norvegia, Danimarca e Canada, impegnate anch’esse nel colpire obiettivi libici a terra. Ma altri stati, come l’Olanda, la Svezia, il Quatar e gli Emirati Arabi Uniti, stanno assumendo ruoli meno aggressivi, sostenendo la no-fly zone sulla Libia o conducendo missioni di ricognizione, con un cenno rivolto a considerazioni di politica interna.

Le tattiche variabili riflettono i diversi modi in cui ciascun membro della coalizione vede la missione, e quanto è stato difficile mettere insieme tutti i partecipanti agli attacchi.

A Washington, gli ufficiali dell’amministrazione Obama hanno cercato di reprimere il crescente senso di preoccupazione avvertito da alcuni analisti militari sul fatto che la combinazione di diversi elementi, quali il ruolo arretrato degli americani, l’inesperienza della NATO nell’assumersi la responsabilità di una complicata campagna aerea contro obiettivi mobili, e le comunicazioni pasticciate con l’esercito eterogeneo dei ribelli, avessero gettato la missione nello scompiglio. La scorsa settimana, i piloti della NATO sono stati coinvolti in due episodi di fuoco amico che hanno ucciso più di una dozzina di combattenti ribelli.

Nel frattempo, mentre alcuni alleati segretamente sperano nel ritorno di una missione basata su attacchi di terra guidati dagli americani, altri partner della coalizione si dicono preoccupati perché i loro rifornimenti di bombe a guida di precisione stanno esaurendosi dopo più di 800 missioni di attacco.

“Confidiamo pienamente nella capacità della NATO di portare a termine il compito di imporre un embargo agli armamenti, il rispetto della no-fly zone e la protezione dei civili in Libia,” ha detto martedì Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato. “Come ha detto il presidente, gli USA e altri partner chiave avevano delle risorse che sono state messe a disposizione in questa operazione fin dall’inizio, e che quindi il nostro ruolo si sarebbe ridimensionato quando la NATO si fosse fatta avanti per assumere il comando e il controllo dell’operazione. E questo è ciò che è accaduto.”

Gli Stati Uniti stanno lavorando duramente per limitare il loro ruolo nella campagna libica, sostenendo di aver messo già troppa carne al fuoco con le guerre in Iraq e in Afghanistan. Sostengono inoltre che la storia della Libia e la sua vicinanza all’Europa ne fanno un problema europeo, e che sono stati i francesi, in particolare, ad aver chiesto un intervento aggressivo.

Inoltre, gli ufficiali a Washington e in Europa hanno espresso frustrazione e preoccupazione circa il coordinamento della campagna, benché un ufficiale anziano dell’amministrazione Obama avesse espresso disponibilità ad accettare le complicazioni inerenti al comando dell’operazione perché “ci sono benefici enormi nell’avere una coalizione più ampia”.

Gli stati coinvolti nel conflitto terranno incontri separati questa settimana per cercare di mantenere il consenso nel forzare il Colonnello Gheddafi a porre fine agli attacchi sulle città conquistate dalle forze ribelli.

Mercoledì prossimo, i rappresentanti di un gruppo di paesi alleati si incontreranno a Doha, in Qatar, per discutere sulle iniziative diplomatiche in corso, guidati da un delegato speciale ONU per la Libia, Abdel Ilah al-Khatib, e da leader africani. E’ atteso anche l’ex ministro degli esteri libico, Moussa Koussa, che era fuggito in Gran Bretagna. I membri della NATO daranno il via ad un meeting il giorno successivo a Berlino.

Questi incontri separati danno il senso della biforcazione politica e militare della leadership della coalizione, i cui membri restano divisi sui mezzi dell’operazione, se non sul fine: una transizione politica in Libia che veda la rimozione del Colonnello Gheddafi.

“Formare delle coalizioni è piuttosto complicato”, ha detto l’anziano ufficiale dell’amministrazione. “Sostenerle, a volte, lo è altrettanto. Richiede molte cure e tanta fatica.”

Un diplomatico europeo ha espresso preoccupazione riguardo al fatto che gli sforzi per negoziare un cessate-il-fuoco – rifiutato con forza finora sia dai ribelli che dai fedeli al governo – potrebbero avere un potenziale “effetto di smobilitazione” tra alcuni dei militari attualmente coinvolti, perché ciò potrebbe indurre alcuni stati a rallentare l’assalto. Riferendosi al Colonnello Gheddafi, il diplomatico ha insistito sulla necessità di “mantenere la pressione militare su di lui” per poter porre fine al conflitto.

Diversi diplomatici europei e della NATO hanno riconosciuto, nella giornata di martedì, che la gestione iniziale della campagna aerea da parte della NATO è stata tormentata da problemi e difetti di comunicazione. Ma questi ufficiali hanno affermato con insistenza che il miglioramento delle condizioni climatiche e l’esperienza data da una settimana di colpi duri hanno impresso un’accelerata alle operazioni.

Un anziano diplomatico della NATO ha affermato, ad esempio, che l’alleanza ha deciso solo alla fine di marzo di quanti aerei ci fosse bisogno per sostenere l’operazione che gli Stati Uniti conducevano da circa 10 giorni. Dopo una certa riluttanza, gli stati stavano fornendo le risorse per adempiere alle necessità.

La NATO sta attualmente conducendo poco meno di 200 velivoli, con gli Stati Uniti che forniscono circa 40 scali di rifornimento, ricognizione e altri aerei specializzati che pochi o addirittura nessun altro paese possiede. Gli Stati Uniti possiedono inoltre circa 40 velivoli di riserva, inclusi i tank-killing A-10 e gli elicotteri da combattimento AC-130.

I diplomatici hanno affermato che dopo un inizio approssimativo, la NATO sta migliorando nell’attacco agli obiettivi mobili grazie ad una accurata e rapida identificazione di questi ultimi e alla trasmissione delle informazioni agli aerei da guerra. “C’è una curva dell’apprendimento, ma stiamo facendo progressi”, ha detto un diplomatico francese. “Gli americani non sono indispensabili”.

A Bruxelles, il Brigadiere generale Mark van Uhm, capo delle operazioni NATO, ha affermato, lo scorso martedì, che gli aerei alleati hanno effettuato una media di 62 bombardamenti al giorno durante lo scorso fine settimana, circa lo stesso numero di quelli compiuti durante l’operazione guidata dagli americani.

“Stiamo ottenendo dei risultati”, ha detto il Generale van Uhm. “Le forze di Gheddafi non riescono a combattere come vogliono, dove vogliono e con quali armi vogliono.”

Le cronache da Parigi sono state fornite da Steven Erlanger e Alan Cowell.

Tradotto da Antonella Recchia per PeaceLink . Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.
N.d.T.: Titolo originale: "Pace of Attacks in Libya Conflict Is Dividing NATO"
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies