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Italia in guerra

Catania-Fontanarossa per la guerra contro la Libia

Dopo Sigonella, Trapanii-Birgi e Pantelleria, anche lo scalo di Catania viene utilizzato per le operazioni NATO in Libia. Concessi gli atterraggi per rifornire i mezzi militari svedesi. Che ottengono pure Sigonella negata alle forze armate italiane.
18 aprile 2011 - Antonio Mazzeo

C’è chi chiede più aerei, più missili e più bombe, chi vorrebbe lo sbarco dei marines e l’intervento delle forze terrestri. Tutti in ordine sparso, il coordinamento tra i comandi è scarsissimo e le divisioni in ambito NATO si fanno giorno per giorno sempre più evidenti. E alla fine, la “coalizione dei volenterosi” in guerra contro la Libia rischia di trasformarsi in un’armata Brancaleone alla nuova crociata del XXI secolo.

Ne sanno qualcosa le forze armate svedesi, tornate ad una missione militare in Africa dopo un’assenza di mezzo secolo (l’ultima volta si era trattato del Congo negli anni ’60). Dopo l’invio a Sigonella di otto caccia multiruolo JAS 39 “Gripen” (Grifone) e la partecipazione alle attività d’interdizione aerea nei cieli di Tripoli e Bengasi, finite le scorte di combustibile, la Swedish Air Force ha scoperto che i velivoli non sono omologati all’uso del carburante in dotazione agli aerei della marina e dell’aeronautica militare USA ospitati nella base aeronavale siciliana. Stop alle operazioni, dunque, e caccia a terra fino a quando non è stata trovata una soluzione d’emergenza. Le autorità italiane hanno consentito ad un aereo cisterna TP 84 (versione scandinava dell’aereo da trasporto C-130 “Hercules”) di utilizzare le piste dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa  per rifornirsi di carburante presso la locale stazione Agip. Con buona pace degli attoniti passeggeri che s’interrogano sulla conversione alla guerra di quello che è il principale scalo siciliano e il terzo in Italia come volume di traffico. La Sicilia dunque sempre più trampolino di guerra alla Libia: agli attacchi dei reparti di volo USA e NATO erano già stati destinati Sigonella, Trapani-Birgi e Pantelleria. Adesso c’è pure Fontanarossa…   

Mentre le forze armate svedesi utilizzano per i loro caccia il combustibile Jet A1, utilizzato internazionalmente per i velivoli commerciali, i mezzi in dotazione ai militari USA sono riforniti con il JP-8, più costoso e con tre diversi additivi che consentono migliori funzionalità ai mezzi a basse temperature atmosferiche. Di contro il JP-8 immagazzinato nei depositi di Sigonella e del porto di Augusta (Siracusa) è molto più pericoloso in caso d’incendio o di un suo riversamento nell’ambiente. Il via vai dell’aereo cisterna svedese a Catania-Fontanarossa continuerà sino a quando non diverrà operativo a Sigonella uno speciale equipaggiamento che consentirà la conversione del carburante USA in Jet A1.

La decisione di intervenire in Libia nel quadro della missione NATO Unified Protector è stata assunta dal Parlamento svedese lo scorso 1 aprile. Le azioni dei caccia sono state limitate alla “difesa aerea” e alla “ricognizione”, e dovrebbero essere dunque evitati gli attacchi contro obiettivi al suolo. Per gli scandinavi si tratta però di un’occasione irripetibile per valutare in un teatro di guerra le peculiarità tecniche dello Jas 39 “Gripen”, l’ultimo dei multiruolo entrati in servizio, il cui programma di ricerca e produzione è costato all’erario svedese qualcosa come 11 miliardi di dollari. Con una velocità massima di 2.470 Km all’ora e un’autonomia di volo di 3.200 km., il caccia prodotto dalle industrie Saab è armato di sofisticati e distruttivi sistemi d’arma: un cannone Bk-27 “Mauser” da 27 mm che può impiegare proiettili perforanti e incendiari; 16 bombe a caduta libera del tipo Mk82 da 500 libbre e GBU-Paveway; una trentina tra missili aria-aria AIM-9 “Sidewinder”, AIM-120 “AMRAAM” e IRIS-T, aria-superficie AGM 65 “Maverick e KEPD 350 “Taurus” e anti-nave TBS-15. Il Grifone può inoltre trasportare a bordo le “Bombkapsel BK 90”, le bombe al grappolo di produzione svedese, il cui uso è bandito dalla Convenzione internazionale sulle cosiddette munizioni “Cluster”, ratificata con ritrosità dalle autorità di Stoccolma nel novembre 2008.

Gli otto caccia e l’aereo-cisterna operativi da Sigonella e Catania-Fontanarossa sono stati assegnati alla forza di spedizione aerea che forma il cosiddetto Nordic Battlegroup dell’Unione europea. In totale le forze armate svedesi dispongono per la missione anti-Gheddafi di 130 persone, compresi dieci piloti “Gripen”. I primi tre caccia sono giunti a Sigonella la sera del 2 aprile, dopo essere decollati dalla base aerea del 17° Stormo di Ronneby. Ai piloti era stato ordinato inizialmente di raggiungere l’aeroporto di Decimonannu in Sardegna, ma dopo il decollo fu chiesto loro di dirigersi in Sicilia. Una settimana prima, il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, in un’intervista al Giornale di Sicilia aveva dichiarato che “è impossibile spostare i voli militari da Trapani a Sigonella, visto che in quella base non c’è spazio, ma anche per motivi di sicurezza”. Numerosi parlamentari e operatori economici siciliani avevano chiesto al governo di dirottare le operazioni di guerra nella grande stazione aeronavale USA per consentire la riapertura al traffico civile dello scalo di Birgi ed evitare il rischio di licenziamento per un centinaio di lavoratori aeroportuali trapanasi. Quello che era però “impossibile” allora (si trattava in buona parte di caccia e velivoli da trasporto italiani) per quali segrete ragioni logistiche e di “sicurezza” veniva miracolosamente risolto per la regia aeronautica militare svedese. Che adesso può pure occupare le piste della vicina Fontanorossa. 

 

C’è chi chiede più aerei, più missili e più bombe, chi vorrebbe lo sbarco dei marines e l’intervento delle forze terrestri. Tutti in ordine sparso, il coordinamento tra i comandi è scarsissimo e le divisioni in ambito NATO si fanno giorno per giorno sempre più evidenti. E alla fine, la “coalizione dei volenterosi” in guerra contro la Libia rischia di trasformarsi in un’armata Brancaleone alla nuova crociata del XXI secolo.

Ne sanno qualcosa le forze armate svedesi, tornate ad una missione militare in Africa dopo un’assenza di mezzo secolo (l’ultima volta si era trattato del Congo negli anni ’60). Dopo l’invio a Sigonella di otto caccia multiruolo JAS 39 “Gripen” (Grifone) e la partecipazione alle attività d’interdizione aerea nei cieli di Tripoli e Bengasi, finite le scorte di combustibile, la Swedish Air Force ha scoperto che i velivoli non sono omologati all’uso del carburante in dotazione agli aerei della marina e dell’aeronautica militare USA ospitati nella base aeronavale siciliana. Stop alle operazioni, dunque, e caccia a terra fino a quando non è stata trovata una soluzione d’emergenza. Le autorità italiane hanno consentito ad un aereo cisterna TP 84 (versione scandinava dell’aereo da trasporto C-130 “Hercules”) di utilizzare le piste dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa  per rifornirsi di carburante presso la locale stazione Agip. Con buona pace degli attoniti passeggeri che s’interrogano sulla conversione alla guerra di quello che è il principale scalo siciliano e il terzo in Italia come volume di traffico. La Sicilia dunque sempre più trampolino di guerra alla Libia: agli attacchi dei reparti di volo USA e NATO erano già stati destinati Sigonella, Trapani-Birgi e Pantelleria. Adesso c’è pure Fontanarossa…   

Mentre le forze armate svedesi utilizzano per i loro caccia il combustibile Jet A1, utilizzato internazionalmente per i velivoli commerciali, i mezzi in dotazione ai militari USA sono riforniti con il JP-8, più costoso e con tre diversi additivi che consentono migliori funzionalità ai mezzi a basse temperature atmosferiche. Di contro il JP-8 immagazzinato nei depositi di Sigonella e del porto di Augusta (Siracusa) è molto più pericoloso in caso d’incendio o di un suo riversamento nell’ambiente. Il via vai dell’aereo cisterna svedese a Catania-Fontanarossa continuerà sino a quando non diverrà operativo a Sigonella uno speciale equipaggiamento che consentirà la conversione del carburante USA in Jet A1.

La decisione di intervenire in Libia nel quadro della missione NATO Unified Protector è stata assunta dal Parlamento svedese lo scorso 1 aprile. Le azioni dei caccia sono state limitate alla “difesa aerea” e alla “ricognizione”, e dovrebbero essere dunque evitati gli attacchi contro obiettivi al suolo. Per gli scandinavi si tratta però di un’occasione irripetibile per valutare in un teatro di guerra le peculiarità tecniche dello Jas 39 “Gripen”, l’ultimo dei multiruolo entrati in servizio, il cui programma di ricerca e produzione è costato all’erario svedese qualcosa come 11 miliardi di dollari. Con una velocità massima di 2.470 Km all’ora e un’autonomia di volo di 3.200 km., il caccia prodotto dalle industrie Saab è armato di sofisticati e distruttivi sistemi d’arma: un cannone Bk-27 “Mauser” da 27 mm che può impiegare proiettili perforanti e incendiari; 16 bombe a caduta libera del tipo Mk82 da 500 libbre e GBU-Paveway; una trentina tra missili aria-aria AIM-9 “Sidewinder”, AIM-120 “AMRAAM” e IRIS-T, aria-superficie AGM 65 “Maverick e KEPD 350 “Taurus” e anti-nave TBS-15. Il Grifone può inoltre trasportare a bordo le “Bombkapsel BK 90”, le bombe al grappolo di produzione svedese, il cui uso è bandito dalla Convenzione internazionale sulle cosiddette munizioni “Cluster”, ratificata con ritrosità dalle autorità di Stoccolma nel novembre 2008.

Gli otto caccia e l’aereo-cisterna operativi da Sigonella e Catania-Fontanarossa sono stati assegnati alla forza di spedizione aerea che forma il cosiddetto Nordic Battlegroup dell’Unione europea. In totale le forze armate svedesi dispongono per la missione anti-Gheddafi di 130 persone, compresi dieci piloti “Gripen”. I primi tre caccia sono giunti a Sigonella la sera del 2 aprile, dopo essere decollati dalla base aerea del 17° Stormo di Ronneby. Ai piloti era stato ordinato inizialmente di raggiungere l’aeroporto di Decimonannu in Sardegna, ma dopo il decollo fu chiesto loro di dirigersi in Sicilia. Una settimana prima, il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, in un’intervista al Giornale di Sicilia aveva dichiarato che “è impossibile spostare i voli militari da Trapani a Sigonella, visto che in quella base non c’è spazio, ma anche per motivi di sicurezza”. Numerosi parlamentari e operatori economici siciliani avevano chiesto al governo di dirottare le operazioni di guerra nella grande stazione aeronavale USA per consentire la riapertura al traffico civile dello scalo di Birgi ed evitare il rischio di licenziamento per un centinaio di lavoratori aeroportuali trapanasi. Quello che era però “impossibile” allora (si trattava in buona parte di caccia e velivoli da trasporto italiani) per quali segrete ragioni logistiche e di “sicurezza” veniva miracolosamente risolto per la regia aeronautica militare svedese. Che adesso può pure occupare le piste della vicina Fontanorossa.

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