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Qui è un inferno infuocato

Ali Babà

Gli iracheni, senza nessuna differenza religiosa o etnica, che siano sunnuti, sciiti, cattolici o altro, per indicare gli americani hanno un solo termine “Ali Baba”
14 luglio 2011 - Tusio De Iuliis (Ass. Aiutiamoli a Vivere, http://www.passagetothesouth.org )

No! Non è vero nulla, gli americani non hanno mai lasciato questo Paese, sono sempre qui onnipresenti anche se nessun americano sa dov'è l'Iraq o qualsiasi altro paese al mondo che non fosse gli usa.
Controllano, sorvegliano, spiano e danno ordini.
Ogni cosa che possa avere il simbolo del potere è sotto il loro controllo, gli aeroporti, la zona verde delle ambasciate, anche dai loro mezzi sofisticati e super armati centellinano il respiro degli iracheni.
Questo popolo ha una grande pazienza e sopportazione !!!
Sono passati quasi nove anni dall'inizio della guerra e tutto è fermo come allora, palazzi e strade sventrate e distrutte, mummificate dal tempo e dalla sabbia che il vento porta ogni giorno con se dal deserto.
Ma dov'è la ricostruzione? Dove sono i miliardi di dollari “spesi” dall'Occidente per iniziare una nuova vita?
Sono passati quasi nove anni e l'elettricità e l'acqua sono ancora un sogno irraggiungibile per gli iracheni.
Poche ore al giorno di elettricità, due, raramente quattro, quando le temperature dopo il tramonto vanno dai 42/44 gradi, di giorno anche 50 e, non ancora arriva l'estate quando oscillano tra i 58 e i 63.
Questo significa la morte sicura per molti malati e anziani e, se paragoniamo l'allarmismo tutto italiano che a solo 28 gradi, esperti e commentatori fanno attraverso le televisioni, ma si sa, a noi piace sempre esagerare... I check point aumentano invece di diminuire, solo pensare di percorrere l'anulare di Baghdad tra lunghissime file di auto, per poi entrare in uno spaventoso budello, in un imbuto soffocante per essere controllati e passati ai raggi x è un vero incubo.
Le strade di Baghdad sono tutte così, radiatori che scoppiano e macchine incidentate; ogni giorno, per tutti i giorni dell'anno, cento volte al giorno da nove anni, 13 di embargo e centinaia di migliaia di morti innocenti.
Questa è la nuova democrazia imposta ed esportata dall'occidente, ma nessuno, americani per primi, ancora si accorge che qui manca tutto, l'acqua, E se gli iracheni vivono la peggiore storia della loro vita, gli americani la vivono rinchiusi come topi dentro le loro fortezze super protette certi di poter rubare tutto all'Iraq, dal petrolio alle opere d'arte, dalle ceramiche azzurre della civiltà a piccole schegge di ricordi sumerici che per loro sono: piccoli tesori, feticci di una occupazione ingiustificabile e simboli di arredo.
Ieri ho ripercorso Carrada a piedi per tutta la sua lunghezza, passando davanti al teatro nazionale, fino alla bellissima e ancora intera fontana dei “40 ladroni” (ma le anfore per la verità sono 44), la vecchia e distrutta scuola militare dell'aviazione, gli sfavillanti negozi di nerghile e, poi tante, tantissime vetrine di ori splendidi fino ad un grande negozio di abbigliamento sportivo "Ferrari".

Vado alla ricerca di qualche negozio che venda del vino, lo trovo e prendo tre bottiglie di ottimo vino libanese, il mio portato dall'Italia è terminato, un po' per averlo bevuto, un po' per averlo regalato agli amici il resto per averlo poi portato al pranzo a base di masguf offerto dal carissimo amico Qasim al club degli artisti che dirige magistralmente.
La strada è sempre affollatissima di gente ma l'attenzione per la propria sicurezza non deve mai venire meno, così se guardi una vetrina con un occhio, con l'altro controlli movimenti e macchine sospette.
Questa strada è stata sempre un obiettivo ambito per gli attentati soprattutto i mercati che la fiancheggia.
Camminare tra la gente di questo Paese è di un fascino unico, a volte riesci a percepire dal respiro tutta la paura e l'ansia che vive, tutta la tristezza e l'insicurezza di un futuro imprevedibile, ma in ogni movimento o gesto c'è tutta la passione, l'allegria, la voglia di vivere e di lottare mentre tutta Baghdad come ogni giovedì ti trascina inesorabilmente tra i suoni delle trombe e dei tamburi e a tarda sera il ciobi sovrasta tutti.
Mentre cammini per Baghdad ti accorgi di bitte e muraglie di cemento armato, di camminare praticamente in una trincea continua da Adamia a Dora a Babb-Al Muazm a Sciarii Palestina ; ogni strada, ogni incrocio, ogni quartiere ha il suo muro della vergogna.
E non puoi fare a meno di non pensare ai nostri falsi idoli e ai nuovi “esempi” decrepiti e marci della nostra società usciti dal g.f. o dall'isola dei cretini.
Ti accorgi solo allora che per poter capire, testimoniare, essere credibili, bisogna esserci e vivere con la gente; condividere con loro le stesse emozioni, la rabbia, il caldo soffocante, la felicità e il dolore.
Qui non c'è nulla che possa sembrare anche lontanamente una parvenza di democrazia, ma a noi fa comodo così e ci piace mentire spudoratamente e farlo credere agli altri.
Basterebbe dare agli iracheni quello che è normale in qualsiasi altro paese civile al mondo: Acqua, Luce fognature e lavoro; il resto sarebbe tutto molto più facile, anche per la democrazia forse.
Evidentemente l'incertezza e la instabilità fanno troppo comodo a molti.
Ma a chi e per quale motivo?
Ecco perché gli iracheni, senza nessuna differenza religiosa o etnica, che siano sunnuti, sciiti, cattolici o altro, per indicare gli americani hanno un solo termine “Ali Baba”.

Note:

INTERVISTA A PRIMADANOI DEL 24 GIUGNO: " Qui invece è un inferno. Ho saputo che ci sono state altre autobombe in un altro quartiere e morti.... è una vita da inferno, nell’inferno infuocato... ma tu ci pensi ai malati, agli ospedali.. Viaggiare fra il caldo, il traffico e la paura di saltare in aria è impossibile... questa è Baghdad oggi nel 2011…"

http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=7240

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