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Dalla NewsLetter settimanale dell'Ossevatorio sui Balcani n. 11/2004

Notizie, informazioni e aggiornamenti dal portale della cooperazione, diplomazia dal basso e solidarietà internazionale con il sud-est Europa
22 marzo 2004 - Anna Scavuzzo

PRIMO PIANO
Kossovo: niente di normale

 
Scontri pesanti a Mitrovica. Manifestazioni e violenze in molte parti della Provincia. Bruciano case e chiese ortodosse. Gli attacchi diretti anche contro l'UNMIK, che sospende tutte le attività  e medita il ritiro dalle città  più¹ calde. A Belgrado reazioni ugualmente violente, bruciate alcune moschee in Serbia.
A cosa è servito l'intervento armato di cinque anni fa?
 
 
La guerra non risolve i problemi. Nella migliore delle ipotesi porta ad incancrenirsi situazioni di conflitto, più spesso contribuisce ad aggravare le crisi. Domani è il 20 marzo, giornata internazionale per la pace nel mondo. La settimana prossima ricorre il quinto anniversario della campagna di bombardamenti "umanitari" su Kossovo e Serbia. A che punto siamo?
 
Le case in Kossovo hanno ricominciato a bruciare. Nessuno se lo aspettava. Almeno non in queste proporzioni così drammatiche. Sapevamo che la situazione non era stabile, che mancava un futuro ad una terra con troppo passato. La frustrazione, il malcontento, l'esasperazione si coglievano da mesi. Ma in questa misura, nessuno se lo aspettava. 
 
La morte di tre ragazzini albanesi che ha dato il via, nella divisa Mitrovica, a scontri tra albanesi e serbi, seppur drammatica e carica emotivamente sembra sempre più un pretesto. Anzi, neppure è chiaro ancora se si sia trattato di un incidente o un fatto voluto. Ma che importa, ormai?
 
Vi sono state violenze gravi anche a Caglavica, Gjilane, Obilic, Peja, Prizren ed altre località  del Kossovo. 32 i morti e centinaia. Proteste e manifestazioni anche oggi, villaggi serbi evacuati e dati alle fiamme, scontri in molte parti della Provincia. E il bilancio è probabilmente ancora parziale...
 
E la KFOR? La forza militare internazionale a guida NATO responsabile per la sicurezza? Impotente rispetto a quanto sta accadendo, spesso addirittura i suoi militari sono chiusi in caserma. "Non possiamo mica rispondere sparando a ragazzini che ci tirano le pietre", la risposta di un ufficiale.
 
E l'UNMIK? Incapace di controllare la situazione, è come inebetita dall'essersi sentita bersaglio delle manifestazioni violente dei kossovari. Ed i politici kossovari? Hanno cercato di buttare acqua sul fuoco senza però riuscirci.
"Del resto" commenta Veton Surroi su Koha Ditore "la politica è morta in Kossovo da tempo".
 
Sono decine gli operatori ed i volontari italiani che lavorano in Kossovo per ONG ed associazioni in progetti di cooperazione allo sviluppo. Si sono trovati nel cuore della crisi, hanno visto, in due giorni, molto del lavoro compiuto negli ultimi anni pericolosamente incrinato, se non già  raso al suolo. Abbiamo cercato di esprimere le loro voci e le loro analisi di quanto stava avvenendo.
 
[..]

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