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    I soldati USA e Ali Baba

    28 aprile 2003 - Rosarita Catani

    REPORT N. 14
    25 APRILE 2003

    I soldati americani fermano Quattro iracheni sospetti. Gli legano le mani
    dietro la schiena prima di spingerli per terra sulla strada.
    I soldati dicono con sdegno "Ali Baba. Haram" in lingua araba riferendosi
    alla famosa storia d'Ali Baba ed i quaranta ladroni. La frase pero'
    tradotta e' una grave offesa.
    Uno degli iracheni, il suo nome e' Ziad, di vent'anni, parla con il
    giornalista: "Io ed un mio amico eravamo nel parco per cercare suo fratello
    piu' piccolo"
    Non e' la prima volta che i soldati americani offendono gli iracheni.
    Quando passano per le strade subito dicono: "Ali Baba, Ali Baba."
    "Ziad mostra tutta la sua rabbia per l'umiliazione subita dai soldati
    americani. "Un giorno li cerco e gli buttero' addosso una granata".
    Il capo dell'ufficio degli affari pubblici americano, il Colonnello Rick
    Thomas, dice: certamente a nessuno piace questo tipo d'incidenti, ma
    dobbiamo finire le nostre operazioni"

    ------------------

    26 APRILE 2003
    AMMAN - GIORDANIA - HOTEL OCEAN.

    Incontro con la delegazione dell'Associazione di Volontariato e
    Solidarieta' "AIUTIAMOLI A VIVERE" di ritorno da Bagdad.

    L'Associazione "Aiutiamoli a Vivere" svolge la sua attivita' nel campo del
    Volontariato e della Solidarieta', in particolare e' impegnata in azioni di
    Pace tra i paesi in conflitto e a creare situazioni e condizioni di
    confronto culturale intese come pietre miliari per la fondazione di basi
    solide e durature della pace e della convivenza civile.
    Facevano parte della delegazione, oltre al direttore dell'Associazione
    Tusio De Iuliis, anche Don Vitaliano, il parroco di Sant'Angelo a Scala, un
    piccolo paesino in provincia d'Avellino, uno dei preti piu' conosciuti in
    Italia non solo per il suo impegno pacifista, ma anche per le sue battaglie
    di ricostruzione nei paesi terremotati, per la solidarieta' e l'impegno
    civile. Eduino Ugolini, poeta, che ha partecipato a moltissime iniziative
    per la pace ed il Dott. Marino Andolina, pediatra, noto per il suo impegno
    come medico in Bosnia.

    L'incontro con i membri della delegazione e' stato breve ma intenso.

    Tusio De Iuliis, ha il viso stanco. Racconta che durante la notte ha
    sentito degli spari. "La sparatoria e' continuata per due o tre ore".
    "Stamattina ci sono state delle forti esplosioni. Il nostro Albergo e'
    tremato. Due o tre sono state molto forti. Altre esplosioni ci sono state
    in periferia. Non si capiva bene da che parte venivano e cosa era successo.
    Ci sono stati anche dei combattimenti". Tusio, continuera' la sua opera di
    collaborazione con l'Iraq. Intanto, ha fatto pervenire in Iraq una
    tonnellata di medicinali e materiale di sala operatoria.

    Alla domanda: "Qual e' stata la tua impressione entrando in Iraq" Don
    Vitaliano risponde:
    "Sinceramente e' stata una grossa delusione. Con tutti i ragionamenti che
    possiamo fare sulla guerra, molti di noi ponevano fiducia nella resistenza
    irachena". Io, personalmente, speravo che questa guerra non si facesse,
    pero', una volta fatta, mi auspicavo piu' resistenza, cosi' invece
    significhera' che l'america comandera' il mondo.
    In Iraq vedevo una popolazione che sta vivendo questa situazione in maniera
    tranquilla. Le persone che salutano gli americani ci sono.

    Gli americani sono molto tranquilli, non si aspettano nessuna reazione da
    parte delle persone.
    L'Iraq, in ogni modo e' un paese in ginocchio, non solo per l'embargo. Il
    regime di Saddam si e' servito dell'embargo per imbrogliare la gente.
    Durante il periodo dell'embargo ha fatto delle opere grandiose. Quindi i
    soldi c'erano ........" "Siamo stati anche a Karbala. In citta' come
    Garbala dal momento in cui e' gestita da religiosi vedi che c'e' una
    situazione migliore rispetto a Bagdad. Una persona che viene da fuori, di
    prima vista, preferirebbe vivere a Garbala piuttosto che a Bagdad. Tengono
    la citta' pulita, mantengono la sicurezza dei cittadini e cosi'
    via......solo che tutto questo desta preoccupazione. La preoccupazione, non
    solo del mondo cattolico, e' rafforzata dal fatto che si possa instaurare
    un regime religioso sulla scia di quell'iraniano. E questo e' molto
    preoccupante. Saddam Hussein, anche se un dittatore, in ogni caso, e'
    riuscito a mantenere uno Stato laico."
    Per quanto concerne gli aiuti umanitari, Don Vitaliano, rileva tutto il suo
    sdegno per quello che potrebbe diventare solo un grosso business, e come
    gia' dichiarato in altre interviste dice: "Dobbiamo impegnarci, in modo da
    non far finire questo lavoro in mano ai comandi militari. In Italia,
    dobbiamo lavorare soprattutto su questo".

    Il dott. Marino Andolina, pediatra, noto per il suo impegno soprattutto nei
    paesi del Kossovo, dichiara:
    "Abbiamo fatto visita agli Ospedali, che sono ancora in una situazione
    disastrosa. Sono senza medicine, senza attrezzature. I medici iracheni,
    nella tragedia, ridono del progetto italiano.
    Gli italiani hanno progettato l'allestimento di un ospedale da campo a
    Bagdad, dove lavoreranno medici italiani, magari il tendone lo faranno
    proprio di fronte ad un ospedale la cui struttura e' molto solida e fa
    invidia a moltissimi ospedali italiani.
    In Iraq, non c'e' bisogno di questo. Bisogna attrezzare gli ospedali gia'
    esistenti e far lavorare i medici iracheni che sono molto bravi.

    I medici italiani non sono esperti in questo campo. Ci sono alcune malattie
    orientali che non si conoscono in Italia, non sono neanche molto esperti in
    ferite da arma da fuoco.

    Un ospedale da campo, farebbe l'effetto di un baraccone da circo in questa
    situazione. Inoltre, con la scusa dell'Ospedale da campo, verrebbero in
    Iraq anche i Carabinieri. A mio avviso, questo significa, che se un
    iracheno,spara ad un americano, il carabiniere italiano si sente in dovere
    di rispondere al fuoco e quindi uccidere, con la scusa di difendere i
    volontari.
    Io, poi, non capisco perche' dell'Ospedale se ne deve occupare il Ministero
    degli Esteri?
    Noi, dobbiamo lavorare soprattutto su questo. Evitare che si attui il
    progetto italiano.
    Dobbiamo attrezzare le strutture ospedaliere gia' esistenti in Iraq, in
    modo da poter permettere ai medici iracheni di continuare il loro lavoro."

    Don Vitaliano, annuncia, che ha gia' provveduto ad inviare al Ministero
    della Sanita' una lettera e dichiara (come si evince da un'articolo apparso
    anche sul manifesto)

    Non credo nel progetto faraonico d'allestimento di un ospedale da campo da
    parte dell'Italia a Baghdad perche' i medici iracheni non chiedono questo e
    nessuno si e' preoccupato di sentirli. Credo che dalle piccole cose, dai
    progetti fattibili, dal volontariato possa realizzarsi un futuro di
    speranza per l'Iraq. Occorre che il movimento dei movimenti agisca per
    garantire una propria presenza in Iraq.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi
    resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione
    privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report -
    pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili
    liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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