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    Diario dall'Afghanistan #1

    Tornare in Asia e' sempre un'esperienza che mi emoziona enormemente.

    1 maggio 2003 - Luca Lo Presti

    Ogni volta quando si scende dall'aereo e' come immergersi nuovamente in un
    flusso di colori, di odori, di sapori e sensazioni insomma di una vita che
    ti rendi conto di non aver mai dimenticato, ma di aver solo messo in un
    angolo del cuore per riprendertela appena possible.

    Sono ormai quasi vent'anni che viaggio in quest'area di mondo dall'India al
    Pakistan, in Nepal, Afghanistan e ogni volta venivo per turismo, per
    ricerca nel campo delle violazioni dei diritti umani, per lavoro, ma questa
    volta e' diverso. Oggi partiro' per Kabul da Islamabad, capitale del
    Pakistan, per andare a costruire insieme alle fantastiche e coraggiose
    donne di HAWCA (Humanitarian Assistance for Women and Children of
    Afghanistan) un nuovo progetto per le donne mendicanti di Kabul con Pangea,
    la Fondazione che dal luglio scorso e' nata grazie all'impegno di alcuni
    operatori ed esperti nel campo della ricerca sulle violazioni di diritti
    umani.

    Questa giornata che ho passato a Islamabad e' stata a dir poco irreale, in
    cittá non si vede un occidentale, cosa completamente diversa da appena un
    anno fa quando pullulava soprattutto del carrozzone mediatico che ora
    affolla le piste sabbiose dell'Iraq, quasi senza piú memoria e attenzione
    per una realtá che si e' voluto dimenticare e considerare stabilizzata.
    Riportata alla tranquillitá, quando non passa settimana senza che qualche
    neo governatore delle diverse regioni dell'Afghanistan non scateni
    scaramucce piú o meno violente contro un vicino, vecchio signore della
    guerra rivale.

    Mentre giro per i mercati, colgo l'occasione per andare a trovare Salib, il
    mio amico venditore di tappeti, compagno di interminabili trattative sul
    prezzo dei suoi meravigliosi tappeti. E lui dopo un abbraccio acaldissimo e
    lungo mi conferma che Islamabad e tornata la capitale irreale e di
    rappresentanza di sempre, in cui il governo tenta di accentrare un potere
    che sente sfuggirsi di mano nelle regioni di confine. Soprattutto sul
    border line con l'Afghanistan, che e tornata ad essere la zona di nessuno
    in cui ora si incrociano anche i marines americani a caccia di terroristi
    ancora e sempre piú invisibili.

    Ora devo proprio andare, fa molto caldo e abbiamo l'aereo tra 1 ora.
    Questa sera saro a Kabul, nella citta' dimenticata.

    Luca Lo Presti

    Note:

    A partire dal 1 Maggio 2003 il sito www.peacelink.it pubblica le
    lettere inviate da Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea
    Onlus, che insieme alla fotografa e ricercatrice Stefania Scarpa sara' a
    Kabul per seguire l'avvio del progetto Jamila, promosso da Pangea insieme
    all'associazione locale HAWCA (Humanitarian Assistance for Women and
    Children of Afghanistan

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