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    Diario da Kabul #3

    I giorni a Kabul passano veloci

    8 maggio 2003 - Luca Lo Presti

    I giorni a Kabul passano veloci e non mi accorgo di non avervi scritto da
    alcuni giorni....

    Scusate, la promessa era di farlo ogni giorno ma sinceramente risulta
    difficile pensare cosa scrivere, questa sera mi trovo davanti al PC e mi
    sto ancora chiedendo: cosa vi raccontero'...?

    La citta' risulta familiare per tutti i conoscitori di quella parte di Asia
    che si estende dal Kurdistan Turco all'estremita' orientale dell'India.
    Negozi polverosi infilati lungo il ciglio della strada in piccoli
    "bugigattoli" scuri, alcuni in container e altri completamente all'aperto.
    È scavalcando le cose e le persone che ci si trovano davanti che si riesce
    a raggiungere la parte piu' vera della citta'....la zona povera!
    In Afghanistan i profughi che tornano a casa alla ricerca di qualcosa che
    hanno lasciato, ma non troveranno mai piu', sono per lo piu' stipati in
    ruderi fatiscenti che non par vero stiano in piedi.

    Segni di mitragliatrici e fori di artiglieria sono la caratteristica comune
    di questi che sono i nuovi alloggi degli afghani piu' poveri ovvero della
    maggioranza di loro.

    Ci si chiede quante persone potrebbero morire se ci fosse una piccolissima
    scossa di terremoto o piovesse poco di piu' di quanto non accada di solito.
    Ed ecco cio' che vedi:

    ....coperte stese per creare delle pareti e per dare un minimo di
    impressione di "casa".....

    .... volti che appaiono e scompaiono da dietro quel che rimane di questi
    muri color sabbia...

    ...... volti con sguardi attenti che ti scrutano con grande
    curiosita'...giochiamo con alcuni di loro,
    i bambini sono uguali ovunque e comunque....

    occhi meravigliosi, verdi o azzurri o di un nero cosi' profondo che ti ci
    perdi.., questi sono gli afgani del futuro, come non vedere in questi
    sguardi la loro voglia di giocare, come non pensare a cio' che hanno
    passato e come non preoccuparci che tutto cio' possa a breve ritornare!
    L'attenzione di Stefania viene attirata da una porticina dietro la quale si
    intravedono volti di giovani donne...vi si avvicina e la invitano ad
    entrare....

    In un cortile povero, ma molto decoroso si trova innanzi tre giovani
    sorelle, la nonna e il nonno ....cominciano una breve, ma intensa
    conversazione e come spesso accade tra donne si fanno confidenze e si
    raccontano sogni:

    "Mi piacerebbe studiare perche' almeno non dovrei dipendere dai miei
    fratelli maschi...non posso entrare in un negozio e scegliere la merce
    perche' non so leggere le confezioni, non posso prendere un autobus
    perche' non so distinguerne il numero e la destinazione.....mi prendono in
    giro e non lo posso sopportare!".

    Un'altra: "io vorrei studiare perche' vorrei fare la maestra!".
    Ed ancora un'altra "io vorrei studiare perche' se fossi istruita
    potrei pensare di trovare un marito con una famiglia di ceto piu' elevato
    e cosi' non farei la schiava per tutta la vita!".

    Piccoli, grandi sogni tra la polvere .......

    Abbiamo visitato istituti di orfani con piu' di 1000 bambini...e abbiamo
    raccolto storie e sorrisi! Abbiamo riso e giocato con tutti loro, li
    abbiamo guardati studiare e ora li portiamo tutti nel cuore!!

    Il pensiero fisso rimane su cosa fare...

    Incontriamo Alberto Cairo, grande uomo!, ci raccontiamo vicendevolmente,
    gli piace Pangea, ci racconta storie di piccoli interventi che potrebbero
    essere fatti, storie che sembrano quasi inventate per quanto sono
    drammatiche, storie di invalidi mutilati, cechi che si affidano a piccole
    donne, bambine che non hanno il tempo per le bambole, ma devono provvedere
    alla famiglia e non essendo ancora diventate donne la cosa risulta quasi
    impossibile ...allora ecco piccoli prestiti per piccolo attivita', tutori
    che le seguono e dignita' che rinascono educate ad un futuro diverso di
    diritti che devono riacquisire, "potreste pensare di fare qualcosa per loro!?"
    Storie, storie e storie che si accavallano nelle nostre menti, che non ti
    lasciano mai che non ci lasceranno mai e che quindi mai abbandoneremo!!
    Molti di voi ci conoscono molto bene altri meno, ma sappiate tutti che
    anche questa volta di ritorno dal nostro viaggio verremo a chiedervi ...
    "voi da che parte state!?" e "la bandiera della pace l'avete ancora
    appesa!? Cosa rappresenta per voi quell'arcobaleno!?"

    Questo vi chiederemo e se non avrete la forza di porvi veramente
    l'interrogativo...bhe' allora togliete pure la vostra bandiera, ma se
    invece sceglierete di tenerla appesa ....allora noi saremo li ad aspettarvi!!

    A presto Luca Stefania e Simona

    Note:

    A partire dal 1 Maggio 2003 il sito www.peacelink.it pubblica le
    lettere inviate da Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea
    Onlus, che insieme alla fotografa e ricercatrice Stefania Scarpa sara' a
    Kabul per seguire l'avvio del progetto Jamila, promosso da Pangea insieme
    all'associazione locale HAWCA (Humanitarian Assistance for Women and
    Children of Afghanistan)

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