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    Diario da Kabul #4

    Siamo finalmente entrati nel vivo del progetto

    8 maggio 2003 - Luca Lo Presti

    Siamo finalmente entrati nel vivo del progetto, queste ultime due giornate
    le abbiamo passate ad incontrare donne.

    Donne afgane eccezionali, membri di associazioni umanitarie locali.
    Donne "comuni" che frequentano i corsi di scolarizzazione da loro tenuti,
    donne comunque un po' speciali, perche' a 30 o 40 anni non e' facile
    pensare di affrontare un corso per imparare a leggere, scrivere e fare di
    conto, in un paese dove l'analfabetismo e' ancora prevalente.

    Donne che hanno anche dei sogni per il loro futuro: trovare un lavoro, che
    sia magari anche insegnare! L'insegnamento infatti e' uno dei pochi lavori
    consentiti alle donne, l'abilitazione all'insegnamento si puo' ottenere
    dopo la scuola primaria che dura sei anni. La principale alternativa per
    una donna e' la sartoria, che viene praticata esclusivamente nella propria
    casa e venduta poi ai negozi. Le associazioni locali organizzano corsi di
    sartoria e ricamo della durata di un anno circa, sempre accompagnato dal
    corso di alfabetizzazione.

    Frequentare i corsi o lavorare sono tra le poche occasioni consentite alle
    donne di tutte le eta' di evadere dalla faticosa, se non violenta, vita tra
    mura domestiche, alla quale sono normalmente relegate.

    È qui che abbiamo incontrato le donne che partecipareranno al nostro
    progetto di microcredito rivolto alle piu' disagiate. Ci sono donne vedove
    o con mariti malati o disabili, che non sono piu' in grado di garantire il
    sostentamento della propria famiglia, oppure giovani donne che hanno perso
    i genitori e vivono con parenti. Con loro siamo entrati in contatto per
    capire se la necessita' puo' trasformarsi in un valore aggiunto ed aiutare
    queste donne a diventare cosi' temerarie da affrontare un'attivita' in
    proprio, dalla produzione alla vendita dei propri prodotti.

    Oggi in Afghanistan, infatti, i negozi sono gestiti esclusivamente dagli
    uomini, e' impensabile che una donna stia dietro un bancone o che si rechi
    ad acquistare qualcosa senza una presenza maschile mediatrice. Forse e'
    ancora un'utopia pensare che le donne possano arrivare a gestire una
    rivendita, il nostro progetto prevede pero' che la produzione artigianale
    si rivolga direttamente alle altre donne, per esempio con la creazione di
    piccoli atelier sartoriali o di estetica.

    L'attivita' di estetista, per quanto possa sembrare strano e' molto
    richiesta, nessuna donna, festeggiata od invitata ad una festa di
    fidanzamento o matrimonio, rinucerebbe a farsi truccare e pettinare. La
    preparazione per uno di questi eventi e' infatti molto laboriosa, il
    pesante trucco richiede fino a qualche ora di lavoro per la festeggiata.
    Queste feste, per quanto frequenti, sono tra le poche occasioni sociali,
    sempre e comunque nell'ambito della famiglia, relativamente allargata,
    visto che i matrimoni tra cugini sono abituali.

    Parlare con loro e' piu' facile se sei una donna, puoi sederti con loro,
    nella loro casa, rivolgere loro tutte le domande, talvolta un po'
    imbarazzanti, come chiedere se frequentare un corso scolastico possa
    aiutarle a trovare un marito migliore. Questa domanda in particolare, ha
    creato loro un po' di disagio, ma le ha anche molto divertire e tra i
    "risolini" mi hanno risposto che in effetti costituisce un valore per
    aspirare ad entrare in una famiglia socialmente piu' elevata, ma
    soprattutto permettera' loro di seguire meglio la crescita dei propri figli.

    Pangea ha l'ambizione di aiutare queste donne.

    Oltre al sostentamento proprio e delle famiglia, attraverso il
    microcredito, si propone di ampliare un poco i loro orizzonti aiutandole a
    trovare un'identita' personale e sociale nell'attivita' lavorativa. Stiamo
    lavorando perche' alle poche attivita' gia' riconosciute alle donne se ne
    aggiungano altre meno usuali. Soprattutto si propone di superare la
    limitazione sociale dell'intremediazione maschile. È una sfida, ma a
    piccoli passi senza porsi traguardi troppo ambiziosi, siamo sicuri che poco
    a poco per le donne di Kabul qualcosa potra' davvero cambiare...

    A presto Luca Stefania e Simona

    Note:

    A partire dal 1 Maggio 2003 il sito www.peacelink.it pubblica le
    lettere inviate da Luca Lo Presti, presidente della Fondazione Pangea
    Onlus, che insieme alla fotografa e ricercatrice Stefania Scarpa sara' a
    Kabul per seguire l'avvio del progetto Jamila, promosso da Pangea insieme
    all'associazione locale HAWCA (Humanitarian Assistance for Women and
    Children of Afghanistan)

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