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    “Io sono venuta qua per liberare l’Iraq” dice il soldato

    12 maggio 2003 - Rosarita catani

    Report 33

    Iraq -Racconto di Ali Halni, giornalista indipendente

    BAGHDAD, 10 maggio Il primo del mese un giornale mi chiama per farmi
    venire dalla Somali per andare in Iraq per un servizio sul dopo Guerra. Ma
    è stata dura per fare questa missione.

    Lungo la strada per Bagdad attraversato il confine Giordano, gli ostacoli
    erano molti ed inaspettati; sono stato fermato a più di 10 checkpoints e
    sono stato trattenuto per diverse ore, per nessuna ragione ma avevo un
    passaporto somalo.

    Ogni cosa è stata vista ed il mio corpo è stato perquisito più volte dai
    soldati americani lungo la strada.

    Cosa sono questi materiali banditi e perché loro sono così prevenuti da far
    entrare persone nel paese, quando nello stesso vige l’anarchia e non vi è
    una legge in vista di un’occupazione forzata?

    Chiedo a me stesso e non trovo risposta, un Ufficiale statunitense è seduto
    su un tank, voglio parlare con lei, la condizione è di non scattare foto.
    “Io sono venuta qua per liberare l’Iraq” dice il soldato. Il suo nome è
    Lucy e lavora come ingegnere per la manutenzione dei tank.
    Intendi occupazione? L’interrompo io.

    “No, dice, liberazione”. Lucy afferma come confidandosi con me e
    mostrandomi due foto conflittuali del Presidente Bush che chiarisce che la
    sua è una “Guerra di Liberazione” e del popolo civile iracheno che cerca
    sicurezza, cibo acqua potabile mentre le forze americane girano intorno.
    Chiedo se lei pensa che il suo lavoro in Iraq sia imparziale.

    “I miei sentimenti verso le azioni militari e su cosa io faccio qui sono
    pieni di contraddizioni”.

    “Io credo di difendere lo Stato che amo, ma non vorrei mai trovarmi nella
    situazione di uccidere qualcuno”

    E’ la stessa credenza dell’amministrazione USA che ha fatto il lavaggio del
    cervello a tutti gli americani, è un colpo “preventivo” per garantire la
    sicurezza del mondo solo sui paesi poveri.

    Nessuna meraviglia, foto di iracheni uccisi o mutilati durante le due
    settimane dell’aggressione, nelle quali le bombe erano largamente usate,
    erano censurate dai Media USA.

    Lucy dichiara che lei non ha dato il suo voto al Presidente durante le
    elezioni e che non ha nessuna confidenza con la politica.
    Se altre persone hanno fatto come lei Bush dovrebbe aver vinto solo con un
    minimo di differenza di voti rispetto a Gore.

    Per le strade di Bagdad una nostalgia mi prende nella mia testa, Mogadiscio
    era così dieci anni fa.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi
    resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione
    privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report -
    pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili
    liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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