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Racconto di Ali Halni, giornalista indipendente

15 maggio 2003 - Rosarita Catani

BAGHDAD, 10 maggio ­ Il primo del mese un giornale mi chiama per farmi
venire dalla Somali per andare in Iraq per un servizio sul dopo Guerra. Ma
è stata dura per fare questa missione.

Lungo la strada per Bagdad attraversato il confine Giordano, gli ostacoli
erano molti ed inaspettati; sono stato fermato a più di 10 checkpoints e
sono stato trattenuto per diverse ore, per nessuna ragione ma avevo un
passaporto somalo.

Ogni cosa è stata vista ed il mio corpo è stato perquisito più volte dai
soldati americani lungo la strada.

Cosa sono questi materiali banditi e perché loro sono così prevenuti da far
entrare persone nel paese, quando nello stesso vige l’anarchia e non vi è
una legge in vista di un’occupazione forzata?

Chiedo a me stesso e non trovo risposta, un Ufficiale statunitense è seduto
su un tank, voglio parlare con lei, la condizione è di non scattare foto.

“Io sono venuta qua per liberare l’Iraq” dice il soldato. Il suo nome è
Lucy e lavora come ingegnere per la manutenzione dei tank.

Intendi occupazione? L’interrompo io.

“No, dice, liberazione”. Lucy afferma come confidandosi con me e
mostrandomi due foto conflittuali del Presidente Bush che chiarisce che la
sua è una “Guerra di Liberazione” e del popolo civile iracheno che cerca
sicurezza, cibo acqua potabile mentre le forze americane girano intorno.

Chiedo se lei pensa che il suo lavoro in Iraq sia imparziale.

“I miei sentimenti verso le azioni militari e su cosa io faccio qui sono
pieni di contraddizioni”.

“Io credo di difendere lo Stato che amo, ma non vorrei mai trovarmi nella
situazione di uccidere qualcuno”

E’ la stessa credenza dell’amministrazione USA che ha fatto il lavaggio del
cervello a tutti gli americani, è un colpo “preventivo” per garantire la
sicurezza del mondo solo sui paesi poveri.

Nessuna meraviglia, foto di iracheni uccisi o mutilati durante le due
settimane dell’aggressione, nelle quali le bombe erano largamente usate,
erano censurate dai Media USA.

Lucy dichiara che lei non ha dato il suo voto al Presidente durante le
elezioni e che non ha nessuna confidenza con la politica.

Se altre persone hanno fatto come lei Bush dovrebbe aver vinto solo con un
minimo di differenza di voti rispetto a Gore.

Per le strade di Bagdad una nostalgia mi prende nella mia testa, Mogadiscio
era così dieci anni fa.

Note:

[Nota: Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report - pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice]

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