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    LE VOCI DELL’IRAQ

    17 maggio 2003 - Rosarita Catani

    Nel disperato e povero distretto d’Al Tawra, tre generazioni di una sola
    famiglia parlano con Caiohme Butterly, una delegata di un’organizzazione
    umanitaria in Iraq, circa le incertezze e le apprensioni che essi hanno in
    questa nuova fase.

    "E’ come stare sotto operazione, dichiara il DR. Karim: “ L’anestesia non
    ha fatto ancora il suo effetto, la persona lentamente cerca di distinguere
    le cose intorno a se, cerca di distinguere le sagome gli oggetti. C’è
    sofferenza, paura ed apprensione dell’intorpidimento procurato
    dall’anestetico. E’ sofferenza e completa confusione, noi riteniamo che
    stiamo sognando, risvegliandoci dall’incubo del precedente regime,
    probabilmente passiamo ad un altro”.

    Un vicino, un giovane studente d’ingegneria dichiara: “Probabilmente noi
    abbiamo meno paura di altri. Non abbiamo niente da perdere. I servizi delle
    autorità municipali le hanno date ad altri, noi non li abbiamo mai
    ricevuti, per questo che non ci mancano. Siamo sopravvissuti con poche
    risorse. La solo cosa che il governo ci ha procurato è la sofferenza. Il
    nostro popolo è la nostra sola risorsa. Noi siamo uno Stato petrolifero, ma
    guarda la povertà in cui viviamo”.

    Sua madre è irritata: “Il petrolio è la nostra maledizione. Non ci ha
    portato niente, ma solo tragedia sotto Saddam. Non ci porta niente sotto
    gli americani. Loro ci faranno soggetti di un’altra guerra”.

    "Ma scolta il mio sogno, dice il padre di Karim: può essere che sono cambiati”.

    Oggi gli Stati Uniti presenteranno alle Nazioni Unite una risoluzione nella
    quale chiederanno di togliere le sanzioni ed un’autorità appropriata per la
    vendita del petrolio, controllata solo dagli Stati Uniti e dalla Gran
    Bretagna. Al nostro sbigottimento ed alle devastazioni del popolo iracheno,
    loro si sforzano di recuperare il controllo delle loro risorse ed il
    diritto a vivere in pace, è ancora dettato da una potenza che non li
    rappresenta. Gli Stati Uniti hanno insistito sull’imposizione delle
    sanzioni per 13 anni, sanzioni che hanno ucciso innocenti, di cui molti
    bambini, ed ora si sono innervositi per le critiche a loro avanzate in
    merito a questa questione.

    Non vi è una singola, giustificabile ragione del perché il popolo iracheno
    abbia sofferto per oltre 13 anni. Le sanzioni economiche sono un atto
    criminale che punisce delle persone innocenti. Vi è urgente bisogno della
    ricostruzione d’infrastrutture civili e di trasporti, medicinali ed aiuti
    umanitari. Noi continuiamo ad opporci a stare sotto l’ombrello della
    violenza militare, l’occupazione, il controllo corporativo, cui l’Iraq è
    sottoposto dal momento della sua “liberazione”.

    Karim dice: “Il nostro sogno è che l’Iraq possa vive senza la paura di una
    brutale dittatura o di un regime corrotto instaurato dagli Stati Uniti,
    senza invasioni straniere e violenza perpetua, senza sanzioni che possa
    mantenere alta la nostra società e la nostra economia. Sogniamo anche che
    gli Stati Uniti restituiscano la nostra moneta e che non ci sia una società
    militarizzata, dove sia rappresentata da un nostro governo e dalle nostre
    comunità, e dove a tutto il popolo sia garantita l’educazione e
    l’assistenza medica”.

    C’è molto da fare. Per piacere continuate a stare con noi. Abbiamo bisogno,
    che voi continuiate il vostro lavoro. Ora più che mai.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi
    resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione
    privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report -
    pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili
    liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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