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    Un Nuovo capitolo di brutalizzazione del popolo iracheno da parte dell’amministrazione Repubblicana.

    17 maggio 2003 - Rosarita Catani

    "Questo pranzo è precotto”. Ahmed un’ingegnere iracheno, offre la sua
    visione in merito alle complicazioni degli iracheni trasmesse dagli Stati
    Uniti determinando il loro futuro.

    Lui paragona la scelta che avrebbe voluto avere da sua madre al suo ritorno
    da scuola. Mi sarebbe piaciuto chiedere cosa volevo per pranzo, ma
    succedeva sempre che il prodotto finito era già pronto e cucinato nella
    cucina. Ahmed rileva che forse agli iracheni piacerebbe voler chiedere, ma
    il loro futuro è stato già precotto da Gorge Bush. Lui ora vuole solo dei
    soldi e l’opportunità di prendere la sua famiglia e portarla fuori dell’Iraq.

    Cose sono cattive ed altre giuste ora. Le storie sono venute con
    l’incremento regolare del terribile prezzo pagato dagli iracheni per la
    completa mancanza di legge rampante nel paese. Vi sono molte storie di
    donne rapite e portate lontano da banditi. Una era con suo marito in una
    macchina nel centro di Bagdad, un’altra donna da un villaggio. Un giovane
    donna in pieno giorno in una delle piazze di Bagdad, e due giovani donne
    dalle loro case. Queste sono solo le storie che ho personalmente divulgato.
    In più di un’occasione quando ho chiesto se questi “incidenti” sono stati
    descritti dai media, mi è stato risposto che questo sono storie che
    accadono dappertutto, dobbiamo descriverle tutte?

    Le persone hanno paura di mandare I loro bambini a scuola. Paura, che se
    poi li portano, non sono sicuri d’essere capaci a proteggerli nella
    macchina. Paura che non vi sia adeguata sicurezza nelle scuole.

    Un amico mi annuncia che nella scuola di sua figlia I genitori si sono
    organizzati tra loro per proteggere I bambini che vi sono. Hanno assicurato
    che le forze statunitensi dovrebbero passare con un autoveicolo durante le
    ore di lezione. Insomma, i telefoni non funzionano, se vivi in quell’area
    non vi è un numero d’emergenza da chiamare. Alternativamente, se i soldati
    americani, si trovano a passare nel momento che succede un terribile
    incidente cosa si aspettano da loro che non conoscono l’arabo, e non hanno
    un’interprete. Andranno via con qualcuno che cerca di spiegargli l’accaduto
    in Arabo? Certo che No. I soldati più di una volta mi hanno spiegato che
    hanno l’ordine di non intervenire.

    Fino al giorno in cui gli Stati Uniti vennero a “liberare” I giornalisti
    dal Palestine Hotel, la polizia irachena poteva essere vista su tutti gli
    angoli della città. Essi sparirono in un istante ed i mesi successivi sono
    stati completamente fuori legge. Per una città con cinque milioni
    d’abitanti, senza avere un corpo di polizia, dove le prigioni sono vuote
    dallo scorso Ottobre, la violenza ed il caos non possono essere una sorpresa.

    I media riportano che la polizia è ritornata nelle strade. Non è vero, si
    vede solo occasionalmente. La scorsa settimana, a Mahmoudiya, un po’ fuori
    Bagdad, mi sono fermato ad un piccolo negozio con un amico per comprare le
    sigarette. Un ragazzo di 12 anni, un vagabondo con una pistola dentro la
    tasca dei suoi calzoncini. Il ragazzo afferma che la stava vendendo e che
    sperava che il nuovo proprietario l’avrebbe usata solo come una decorazione.

    Nei dintorni di Bagdad la sera, vi è una pericolosa attività, si possono
    vedere persone che vendono Kalasnikov sul pavimento. Alcune donne
    sostengono che non vanno al supermercato senza una pistola nella loro borsa.

    Gli affari si fanno solo sulla base di avere un Kalasnikov chiuso tra le
    mani. Un’amico che stava guidando la macchina per andare a casa dal lavoro,
    un paio di giorni fa, ha visto come un uomo è stato sbalzato fuori dalla
    sua macchina ed ucciso in una delle strade principali di Baghdad in pieno
    giorno. Altri, che conosco, hanno visto i loro vicini morire e non hanno
    idea del perché.

    Durante il 1980, il segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, era a Baghdad
    per fare afffari con Saddam. Non era qui per parlare di diritti umani, ma è
    venuto come un inviato del Presidente, quindi significava che Saddam era il
    nostro uomo. Da quel giorno ad ora nessuno ha fatto qualcosa per promuovere
    i diritti umani nell’Iraq durante il regime di Saddam. Il Governo di Reagan
    aveva ufficialmente commissionato la politica di mantenere la Guerra
    Iran-Iraq per una durata d’otto anni.

    Il nuovo capo americano per l’Iraq Paul Bremer, fu l’ambasciatore errante
    per il “gettone” terrorismo tra il 1986 ed il 1989 (giusto il tempo di
    commettere I più brutali crimini, come parte del Governo americano di
    polizia avverso il terrorismo, nell’America Latina) Il suo capo e
    formatore, nonché collega Henry Kissinger era uno che aveva le idee chiare
    sulla politica Iran-Iraq: “Spero che si uccidano a vicenda”. Un milione di
    persone morte.

    La Guerra del Golfo, con la sua deliberata devastazione della società
    irachena e sulle sue sostanziali infrastrutture, era comandata da Bush
    padre, con Cheney in qualità di Segretario alla Difesa. Ad oggi, i bambini
    iracheni muoiono in gran numero come risultato dell’obiettivo USA e delle
    forze di coalizione nel 1991. Le sanzioni politiche, anche prese da Bush
    senior, sono state usate per 12 anni, punendo ordinariamente il popolo
    iracheno. Le sanzioni politiche in Iraq possono avere la definizione legale
    di genocidio.

    Poi vi erano I professori che decisero di bendare gli occhi su quella massa
    d’iracheni che si ribellava a Saddam nel 1991. Questa politica era
    giustificata da Richard Haas, un Repubblicano interessato alla politica del
    Medio Oriente, sulla base che gli iracheni volevano cambiare il loro leader
    e non il regime. Questo desiderio portò alla repressiva Ba’ath che ripose
    Saddam alla guida politica.

    Vogliamo gli stessi individui che non sono mai indietreggiate dinanzi alle
    barbarie con la loro politica di portare l’Iraq ad essere capace di
    deliberate e terrificanti violenze? Io non posso credere che queste siano
    solo questioni di retorica.

    I diritti umani e la giustizia non sono tirate fuori dalla passività.
    Devono essere estratti. Se vogliano un mondo che non sia governato da
    callosa violenza, questo è il tempo per il quale bisogna fare qualcosa.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi
    resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione
    privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report -
    pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili
    liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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