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    GERUSALEMME VIETATA LA PREGHIERA DEL VENERDI'

    19 maggio 2003 - Rosarita Catani

    GERUSALEMME VIETATA LA PREGHIERA DEL VENERDI'

    GAZA TORMENTATA DALLA REPRESSIONE

    Gerusalemme- 16 maggio 2003 - Il venerdi' e' giorno di preghiera per i
    mussulmani.

    I palestinesi si dirigono verso la moschea di Gerusalemme per il rito
    religioso, come ogni venerdi'

    I soldati israeliani, pero', vietano l'ingresso ai fedeli nella moschea e
    cosi' che tristemente, le persone si ritrovano a pregare in strada.

    Centinaia di persone, stendono il loro tappeto proprio nello spazio di
    fronte la moschea ed iniziano a pregare, flettendo il loro corpo in avanti
    e pronunciando "Allah Akbar", mentre i soldati israeliani a cavallo, sono
    dinanzi la moschea in mezzo la folla.

    A Gaza, nel frattempo, 70 tank irrompono nella citta' rioccupando Beit
    Hanun, una parte di Beit Lahia e Jabalya.

    Dieci Bulldozer israeliani demoliscono 8 case e delle fattorie.

    Un altro palestinese ucciso. La vittima aveva 23 anni e la sua famiglia
    dichiara che il ragazzo era mentalmente insano.

    IN UNA VECCHIA SCATOLA E' RACCHIUSO IL SOGNO DEI PROFUGHI PALESTINESI.

    Mohammed Assadi, giornalista indipendente, si e' recato nel campo profughi
    di Balata nel West Bank, dove ha incontrato una vecchia profugapalestinese,
    Jamileh Abu E'bayya, che ha tirato fuori da una scatola una vecchio
    documento, ormai ingillito dal tempo.

    Il documento, risale al tempo dell'Impero Ottomanno, mostra una casa a
    Sidna Ali, il villaggio vicino Tel Aviv dove era nata 76 anni fa.

    Sidna Ali, divenne una parte di Israele quando lo Stato fu creato nel 1948.

    "Se e' rimasto qualcosa di buono ai tempi d'oggi e' questa piccola scatola"
    dichiara E'bayya "Quanto mi manca quella casa, posso solo guardarla dalla
    scatola".

    E'bayya ed altri Palestinesi del campo hanno commemorato ieri, quelli che
    loro chiamano la Nakbeh (Catastrofe), che vide l'eislio di milioni di
    palestinesi dalla loro case durante la creazione dello Stato d'Israele
    sulla terra di Palestina.

    "Io spero di poter vivere li' per un giorno prima di morire" afferma lei,
    indossando il suo lungo stidash (vestito) ed il bianco eshari.

    Il diritto dei profughi al ritorno nelle loro case e' solo una mera
    illusione. Israele impedisce il ritorno dei 4 milioni di profughi
    dichiarando che rovinerebbero la "natura dello Stato ebraico" ed
    impedirebbero gli effetti della pace.

    E'bayya ed altre persone dicono che I cittadini di Sidna Ali lasciarono il
    villaggio dopo che un gruppo di coloni ebrei uccise cinque persone.

    E'bayya aveva 19 anni allora. Suo fratello ed altre persone del campo
    profughi vivevano in cinque villaggi nel West Bank prima di entrare a
    Balata nel 1962.

    "Dormivamo sotto gli alberi di olive. Per qualche giorno siamo stati senza
    cibo e senza acqua. Delle persone ci davano da mangiare".

    E'bayya visito' Sidna Ali nel 1981. Mi sedetti di fronte la casa demolita.
    Il mio cuore era infranto, ma e' stato un momento molto, molto felice.

    Note:

    Rosarita Catani e' una reporter indipendente che invia i suoi
    resoconti da Amman, Giordania, raccontando da un punto di osservazione
    privilegiato cosa accade in Iraq e in medio oriente. I suoi report -
    pubblicati regolarmente sul sito www.peacelink.it - sono utilizzabili
    liberamente previa citazione della fonte e dell'autrice

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