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    Intronato di guerra

    21 aprile 2004 - Michael Moore
    Fonte: Il Manifesto - 16 aprile 2004

    Non ho mai visto una testa presidenziale più intronata di quella che ho
    visto l'altra sera durante la conferenza stampa di George W. Bush.
    Parla ancora di ritrovare le "armi di distruzione di massa", questa
    volta nella "fattoria dei tacchini" di Saddam. Tacchini, esattamente.
    Chiaramente la Casa Bianca pensa che ci siano abbastanza cretini nei 17
    stati ancora in bilico che se la bevono. Penso li aspetti un brusco
    risveglio... Sono stato rinchiuso per settimane nella sala di
    montaggio a finire il mio film (Fahrenheit 911). Per questo non mi
    sono fatto vivo negli ultimi tempi. Ma dopo la riproposizione di
    Lyndon Johnson che ha avuto luogo la notte scorsa nella East Room - in cui
    si prometteva fondamentalmente di spedire ancora altre truppe
    nell'inghiottitoio iracheno - beh, dovevo scrivere due righe.
    Innanzitutto, riusciamo a farla finita con questo linguaggio
    orwelliano e cominciare a chiamare le cose con il loro nome? Quelli che sono
    in Iraq, non sono "imprenditori". Non sono lì per riparare un tetto o per
    spalmare calcestruzzo su un piano stradale. Sono mercenari e soldati di
    ventura. Sono lì per i soldi, e la paga è molto buona -se riesci a vivere
    abbastanza per godertela. La Halliburton non è un "società" che sta facendo
    affari in Iraq.
    Sono profittatori di guerra che stanno sfilando milioni dalle tasche
    dell'americano medio. Nelle guerre passate sarebbero stati arrestati -o
    peggio.
    Gli iracheni che si sono ribellati all'occupazione non sono
    "rivoltosi" o "terroristi" o "il nemico". Sono la rivoluzione, come i
    minutemen americani, e il loro numero è destinato a crescere - e
    vinceranno. Ha afferrato il concetto, signor Bush? Ha fatto chiudere un
    maledetto settimanale, lei grande dispensatore di libertà e democrazia, e
    allora si è scatenato l'inferno. Il giornale aveva 10.000 lettori in tutto!
    Perché fa quel sorrisetto da furbo?
    Un anno dopo aver pulito la faccia della statua di Saddam con la
    bandiera americana prima di tirarla giù, siamo in una situazione tale che è
    troppo pericoloso per un operatore dell'informazione tornare oggi da solo in
    quella piazza e fare un servizio sulla magnifica celebrazione del primo
    anniversario. Naturalmente, non ci sono celebrazioni, e quei coraggiosi
    giornalisti embedded con i loro capelli cotonati non possono neppure uscire
    dal recinto di sicurezza del forte nel centro di Bagdad. In realtà loro non
    vedono mai quello che sta accadendo in Iraq (la maggior parte delle immagini
    che vediamo in televisione sono riprese dai media arabi o europei). Quando
    guardate un servizio "dall'Iraq", quello che vedete è un comunicato stampa
    fornito dalle forze d'occupazione Usa e rivenduto a voi come notizia.
    Al momento ci sono in Iraq due miei cineoperatori/fotoreporter che lavorano
    per il mio film (all'insaputa del nostro esercito). Parlano con i soldati e
    stanno raccogliendo i veri sentimenti e le opinioni su ciò che sta veramente
    succedendo. Ogni settimana mi spediscono a casa il metraggio via Federal
    Express. Avete capito bene, Fed Ex, e chi ha detto che non abbiamo portato
    la libertà in Iraq? La storia più buffa che i miei collaboratori mi hanno
    raccontato è il fatto che quando scendono dal volo a Baghdad non devono far
    vedere il passaporto o passare il controllo immigrazione. Perché no? Perché
    loro non hanno viaggiato da un paese straniero a un altro - loro stanno
    arrivando dall'America in America, un posto che ci appartiene, un nuovo
    territorio americano chiamato Iraq.
    Si parla tanto fra gli oppositori di Bush del fatto che dovremmo
    consegnare questa guerra nelle mani delle Nazioni unite. Perché gli altri
    paesi del mondo, paesi che hanno tentato di dissuaderci da
    questa follia, dovrebbero ora rimettere ordine nel nostro caos? Mi
    oppongo a che l'Onu, o chiunque altro, rischi la vita dei propri
    cittadini per tirarci fuori dalla nostra debacle. Mi dispiace, ma la
    maggioranza degli americani ha appoggiato questa guerra, una volta iniziata,
    e, per quanto triste, quella maggioranza deve ora
    sacrificare i propri figli finché sarà versato abbastanza sangue da
    far sì che forse - proprio forse - Dio e il popolo iracheno possano
    infine perdonarci. Fino a quel momento, godetevi la pacificazione" di
    Falluja, il "contenimento" di Sadr City e la prossima Offensiva del Tet -
    oops, volevo dire, "l'attacco terrorista da parte di un gruppuscolo di
    fedeli baathisti" (adoro scrivere queste parole, "fedeli Baahtisti" fa tanto
    Peter Jennings) - seguite da una conferenza stampa in cui ci si dirà che
    dobbiamo "mantenere la rotta" perché stiamo "conquistando i cuori e le menti
    della gente".
    Presto scriverò ancora. Non disperate. Ricordatevi che il popolo
    americano non è poi così stupido. Certo, possiamo farci spaventare tanto da
    farci portare in guerra, ma prima o poi ci riprendiamo sempre - ciò per cui
    questo non è come il Vietnam è il fatto che non ci sono voluti quattro
    lunghi anni per capire che ci avevano mentito.

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